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12 cose che non sapete su Winnie the Pooh

Giallo, morbido e coccoloso, avvolto nella sua maglia rossa è l’amante del miele per eccellenza. Winnie the Pooh – l’orso più amato dai bambini e più conosciuto a livello globale – apparve per la prima volta su carta stampata il 14 ottobre 1926, in un racconto pubblicato dal suo autore Alan Alexander Milne nell’edizione natalizia del London Evening News. In seguito divenne l’episodio iniziale del romanzo omonimo dello stesso anno, e altri episodi furono raccontati via radio. 

L’orsetto sciocco e un po’ goloso Winnie e i suoi amici Pimpi, Tigro e Hi-oh erano tutti giocattoli del figlio dell’autore, Cristopher Robin, che compare nei racconti come amico umano dell’orso. Una storia che ci sembra di conoscere fin troppo bene, ma che cosa c’è sotto? Per celebrare il novantaquattresimo anniversario dalla prima apparizione del vostro orsetto preferito, ecco le 12 cose che sicuramente non sapete su di lui.

1. Dal 1961 i diritti di Winnie the Pooh appartengono alla Disney, che ha reso Pooh l’orsetto che conosciamo noi oggi grazie a dieci lungometraggi, numerosi corto e medio metraggi, videogiochi, libri e gadget. 

2. Sterling Holloway, la voce originale nei primi film di Winnie the Pooh, era anche il doppiatore dello Stregatto, della cicogna di Dumbo, del pitone Kaa, della puzzola Fiore in Bambi e del topolino Groviera ne Gli Aristogatti.

3. Tra gli amici di Pooh, Tappo e Uffa sono gli unici a non essere basati su pupazzi realmente esistenti. I peluche originali di Cristopher Robin sono oggi in mostra allo Stephen A. Schwarzman Building di New York.

4. De Castor è invece l’unico personaggio degli amici di Winnie the Pooh a essere stato inventato dalla Disney e non dalla fantasia di Milne, è ispirato al castoro di Lilli e il Vagabondo. Pooh stesso lo specifica nel film, tramite un inside joke, dicendo direttamente agli spettatori che non si trova nel libro. 

5. Il Bosco dei Cento Acri è ispirato a un luogo che esiste realmente. Si tratta di una casa di campagna acquistata da Milne e dalla sua famiglia nel Sussex, nella foresta di Ashdown che sorge a sud-est dell’Inghilterra. La casa fu acquistata nel 1925, e la natura circostante fu la vera ispirazione per lo scrittore nell’immaginare lo scenario delle sue favole.

6. Winnie the Pooh è secondo soltanto a Topolino nella classifica dei personaggi per bambini più venduti, con 5.6 miliardi di dollari l’anno.

7. Winnie the Pooh è uno dei soli 16 personaggi immaginari ad avere la propria stella sulla Walk of Fame.

La stella di Winnie the Pooh

8. Il primo libro è stato tradotto in latino nel 1958 con il titolo di Winnie ille Pu. Con 21 ristampe e 125.000 copie vendute, è l’unico libro in latino a essere mai riuscito in una simile impresa, alcune recensioni dell’epoca lo definirono addirittura “il miglior libro di sempre in una lingua morta”. Virgilio si starà rivoltando nella tomba, ma al New York Times non potrebbe fregare di meno.

La copertina di Winnie ille Pu

9. Dal 2017 Winnie the Pooh è censurato in Cina: giravano diversi meme che paragonavano l’orsetto al presidente (pare ci sia una certa somiglianza). Già nel 2013 era stata accostata una foto del presidente Xi Jimping con Barack Obama a un disegno di Winnie con Tigro, lo scherzo è poi continuato fino a portare lo stato a bandire l’orso. 

10. Esiste anche uno sport dedicato a Winnie the Pooh, che consiste nel posizionarsi su un ponte e lanciare in un ruscello i legnetti come fanno Winnie e i suoi amici. Il legnetto che raggiunge per primo il traguardo è il vincitore. Il gioco si chiama Poohsticks e ogni anno si tengono dei campionati in Inghilterra, nell’Oxfordshire. 

11. La famosa sigla che apre tutti i lungometraggi di Winnie the Pooh con il libro che inizia a muoversi e introduce tutti i personaggi sembra una canzoncina per bambini, ma in realtà è frutto di un ragionamento complesso. I compositori hanno associato a ogni personaggio un particolare strumento musicale che lo accompagnasse: Hi-oh è un clarinetto basso, Kanga e Roo sono un flauto e un flauto piccolo (ottavino), Tappo è un clarinetto, Pimpi è un oboe, Uffa è un corno e un’ocarina e infine Pooh è un flicorno baritono.

12. Come riporta “Curiosità Disney”, Winnie the Pooh è stato eletto come “modello di comportamento” dal 39% degli italiani, che fanno riferimento a lui come esempio per muoversi nei contesti di vita quotidiana. A farlo emergere è stata una ricerca, che ha svelato che gli italiani si basano più su Winnie the Pooh che su filosofi come Confucio o Platone. Anche per questo Catherine McCall, creatrice di “The Philosophy Foundation”, ha tenuto dei seminari incentrati su Winnie the Pooh come “filosofo alternativo”.

Winnie the Pooh non è dunque solo un cartone animato, ma un vero e proprio elemento culturale. Un caso editoriale tradotto in più di 50 lingue, non tutte ancora parlate, ma anche il simbolo di una generazione che con l’orsetto Pooh è cresciuta, è maturata, è cambiata. Non è un caso, quindi, se al solo sentirlo nominare un sorriso squarcia i volti di chi è nato negli anni Novanta e ha vissuto il fenomeno sulla sua pelle di bambino. Ma che ne sanno i duemila… 

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Gaia Rossetti

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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