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5 film sull’erotismo e sulla trasgressione per San Valentino

Per questo San Valentino dimenticatevi la banale e scontata trilogia di 50 Sfumature di Grigio; ecco 5 film, veri trionfi di erotismo e trasgressione, per celebrare la passione e il piacere in tutte le sue declinazioni.

«L’erotismo [è] l’istante in cui evidentemente gli opposti sembrano legati» 

(Le Lacrime di Eros, Georges Bataille)

«La spinta verso l’amore, portata all’estremo, è una spinta verso la morte»

(Marchese De Sade)

Negli ultimi anni è stata la trilogia di 50 Sfumature di Grigio a rendere frizzante San Valentino, riportando nelle librerie e poi al cinema la trasgressione e l’erotismo con una narrazione discutibile e a tratti scorretta, impossibile da considerare al pari della letteratura erotica ottocentesca.

Secondo il filosofo e antropologo Georges Bataille l’erotismo, caratteristica tipicamente umana, si fonda sui binomi amore e morte, godimento e sofferenza; proprio l’erotismo permette all’individuo di collocarsi nel punto preciso in cui i divieti e i tabù sessuali imposti dalla società si intersecano col tabù della morte, annullando entrambi. Nell’atto d’amore violento ed eccessivo si supera la paura della morte attraverso il raggiungimento della petite mort, lo stato di estasi mistica fatto di un annullamento momentaneo di ogni bisogno e di ogni desiderio, paragonabile alla morte. Solo la trasgressione e l’eccesso, anche brutali, possono elevare l’uomo e, come afferma il Marchese De Sade, solo la capacità di trasformare il dolore in piacere permette all’uomo di accedere alla saggezza e di svincolarsi dalla prigione dei costrutti sociali.  

La lista di 5 film che vi proponiamo – ordinati “dal meno al più esplicito” – vi farà definitivamente abbandonare e dimenticare il grigiume narrativo di E. L. James in favore di un’oculata analisi della trasgressione sessuale nelle sue componenti filosofiche, letterarie e psicologiche:  

  1. Venere in Pelliccia (Roman Polański, 2013): l’adattamento teatrale di David Ives dell’opera omonima di Leopold Von Sacher-Masoch arriva nelle mani di Polański e si trasforma in un prezioso gioiello rappresentativo delle dinamiche di dominazione-sottomissione. Un regista teatrale, dopo una giornata di audizioni per trovare la perfetta attrice per il ruolo di Wanda Von Dunajev, si trova a fare un’ultima audizione a un’attrice sboccata e poco aggraziata, molto lontana nei modi di fare e di porsi dalla protagonista della pièce. Ma quando iniziano a provare leggendo il copione, tutto cambia, e si innescano gli stilemi tipici del cinema polańskiano: i ruoli si scambiano e poi si ribaltano di nuovo, le ossessioni e i desideri dell’inconscio si estrinsecano, la fortissima tensione erotica confonde il piano della realtà con quello della finzione scenica. Il tutto avviene nelle quattro mura di un teatro fra due soli personaggi: il mondo fuori continua a scorrere nella sua monotonia, nel teatro invece l’ordine della realtà è sovvertito e si fa caos. Come nella dialettica ‘servo-padrone’ della Fenomenologia dello Spirito di Hegel, il signore perde la sua autorità quando realizza che non può esistere senza i servigi del proprio servo, e il servo acquista nella coppia il ruolo di potere che gli spetta. Nel finale il protagonista si arrende alla ferina potenza del dionisiaco euripideo, una potenza totalizzante fatta contemporaneamente di caos e di ordine contro cui non si può combattere. 
  2. Secretary (Steven Shainberg, 2002): la protagonista Lee, una volta dimessa dalla clinica in cui era internata per curare le sue tendenze autolesioniste, fa ritorno al suo nido familiare problematico (una madre eccessivamente apprensiva e un padre alcolizzato). Decisa a diventare indipendente e a staccarsi da questa situazione che la fa stare male, decide di rispondere a un annuncio di lavoro per diventare segretaria nell’ufficio di Mr. Grey (vi ricorda qualcuno?). Inizia così la loro storia d’amore, un percorso di crescita interiore che porterà Lee a scoprire di aver bisogno di essere dominata per poter mettere fine all’autolesionismo, e Mr. Grey a smettere di sopprimere la propria natura di dominatore, e ad accettarla. La tematica BDSM non è solo un mero e superficiale orpello per stuzzicare ed eccitare lo spettatore (come accadeva nella trilogia di 50 sfumature di Grigio): questa commedia è un’acuta analisi dell’erotismo e delle dinamiche psicologiche che sottendono i rapporti di dominazione-sottomissione. L’ironia che pervade la narrazione riesce a divertire e incuriosire il pubblico verso questo universo di trasgressione che troppo spesso è erroneamente e superficialmente giudicato come semplice perversione. Del resto, come dice uno dei personaggi del film: “Who’s to say that love has to be soft and gentle?”.
  3. Ultimo Tango a Parigi (Bernardo Bertolucci, 1972): non può in questa lista mancare un grande classico, il film che confermò la grandezza di Bertolucci e l’indiscutibile bravura di Marlon Brando. Paul e Jeanne si incontrano in un appartamento in vendita a Parigi e proprio lì si abbandonano totalmente a un rapporto sessuale dai tratti primordiali e animaleschi, senza che nessuno dei due conosca nulla dell’altro, nemmeno il nome. In quell’appartamento tutto ciò che li definisce come individui nella quotidianità viene meno, la loro identità sociale e i traumi del loro passato si annullano nei contorni del loro rapporto istintuale e brutale. La trasgressione e la violenza che esercitano l’uno sull’altra distruggono i costrutti sociali e annientano ogni retorica moralista e perbenista: il dialogo che accompagna la celebre e cruda “scena del burro” stronca il concetto di famiglia e va contro ogni precetto cattolico. Paul, il polo negativo, cerca nel sesso la catarsi e l’annullamento nel corpo di Jeanne; Jeanne, la parte positiva, privata della sua linfa vitale, si trasforma e supera l’attrazione che inizialmente prova per Paul, comprendendo che la loro solitudine non può essere curata nemmeno evadendo nella trasgressione. Saranno eros e thanatos alla fine a ballare l’ultimo tango e a calpestare le due anime, sancendo definitivamente l’annichilimento totale dei due individui.
  4. Love (Gaspar Noè, 2015): questo film racconta attraverso i ricordi idealizzati del protagonista Murphy una storia d’amour fou, risalendo dal motivo per cui è finita al suo inizio. Love arrivò a Cannes con l’epiteto di ‘primo porno d’autore in 3D’: questa è in effetti l’etichetta più corretta per categorizzare la pellicola, ma sicuramente limitante se si vuole comprendere la natura del film. Noè approccia la storia d’amore e il sesso, che ne costituisce fisiologicamente il fondamento, con atteggiamento documentaristico, per esplorare il legame tra sesso e amore, così inscindibile e totalizzante da fagocitare tutto ciò che gli gravita intorno. I protagonisti, nel corso della loro storia, provano qualunque forma di trasgressione sessuale per cercare di unirsi carnalmente e spiritualmente in ogni modo possibile; ma sarà proprio una di queste esperienze a determinare la loro separazione. In due ore Noè frantuma gli ultimi tabù rimasti sul modo di raccontare l’amore e il sesso a tutto tondo, in un film fatto di «sperma, sangue e lacrime», come proprio il regista fa dire al suo protagonista. 
  5. Ecco l’Impero dei Sensi (Nagisa Oshima, 1976): Oshima racconta una tragica storia d’amore ispirata a un fatto di cronaca accaduto in Giappone nel 1936. In questo contesto storico, in un clima di morte, guerra e distruzione (in quell’anno infatti si verificò un tentativo di golpe che instradò definitivamente il Giappone verso il secondo conflitto mondiale), in una pensione il suo proprietario e una cameriera che qui lavora iniziano una relazione interamente votata ai sensi e ai piaceri: ispirandosi alle idee sulla trasgressione e l’erotismo dell’antropologo Georges Bataille, il regista mette su lente lo strettissimo legame fra godimento e dolore, arrivando a confermare che eros e thanatos sono alla base del rapporto amoroso. Oshima gira un film crudo, privo di tabù e così intimo da essere in alcune parti difficile da guardare, il tutto con un piglio eminentemente polemico e politico nei confronti dell’eccessiva censura nipponica – tuttora esistente – che considera il sesso un’oscenità. La pellicola, a causa della sua scandalosa natura esplicita, fu semplicisticamente confinata nel novero delle pellicole pornografiche come Love (al punto 4): ma per quanto i due film si assomiglino per la quantità di rapporti carnali descritti in modo estremamente particolareggiato, Ecco l’Impero dei Sensi lascia molto più ampio margine di analisi sia riguardo il contesto in cui è ambientato, sia sullo stretto rapporto tra piacere, dolore e potere nella relazione dei protagonisti. 

 di Giorgia Grendene

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