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Abbiocco post pranzo, c’è da preoccuparsi?

Sonnolenza post prandiale, da cosa è causata? Quando può diventare un problema?

A tutti noi è capitato almeno una volta, che dopo una bella abbuffata a pranzo, nel pomeriggio ci venisse una forte sensazione di stanchezza, il famosissimo “abbiocco”. Vi siete mai chiesti quale fosse la causa? Perché dopo un pranzo abbondante, non si riesce a tenere gli occhi aperti, perdendo completamente l’attenzione, e in altre situazioni invece non accade? Capita a tutti ed è normale? O è un problema e coincide con qualche malattia? Beh la risposta è un po’ più complicata di così e necessita l’introduzione di alcune nozioni.

GLICEMIA

La glicemia è un parametro che misura la presenza di glucosio nel sangue. Il glucosio è uno zucchero semplice utilizzato da sempre dal nostro organismo per fornirci energia e svolgere tutte le normali azioni che ci permettono di rimanere in vita. Può essere introdotto nel corpo tramite dieta principalmente a base di carboidrati come pasta e pane, sarà poi il nostro organismo a scomporre il cibo nelle unità funzionali di glucosio.

Questo viene assorbito a livello dell’intestino tramite cellule che permettono il suo spostamento all’interno del circolo sanguigno così da poter raggiungere ogni organo e singola cellula per fornire la giusta quantità di energia. Per poter entrare a livello delle cellule e svolgere la sua attività però è necessario l’aiuto dell’insulina, che viene rilasciata dal pancreas nel momento in cui i livelli di glucosio, ovvero la glicemia, sono elevati nel sangue. L’insulina svolge un ruolo chiave nel permettere l’ingresso di glucosio dal sangue alla cellula così da contribuire all’abbassamento di glicemia. Valori glicemici compresi tra 77 mg/dl e 100 mg/dl indicano un soggetto in salute.

Livelli poco elevati di glucosio in circolo si rilevano durante la notte e a digiuno, mentre, si sviluppano dei picchi a seguito di introduzione di alimenti. Questi valori vengono tenuti sotto controllo proprio dall’azione dell’insulina. È così che l’individuo, mantiene i corretti parametri di glicemia. Valori troppo elevati o alterati, indicano uno scorretto funzionamento del sistema insulina-glucosio, indicando la presenza di alcune malattie quali obesità, maggiori rischi nello sviluppare patologie avverse a livello cardiovascolare (ictus, infarto, insufficienza cardiaca, arteriopatie…), e diabete mellito di tipo 1 o 2.

DIABETE MELLITO

Il diabete è una patologia che interessa la glicemia, si distingue il diabete di tipo 1 e 2. Il tipo 1 riguarda delle alterazioni delle cellule pancreatiche che normalmente producono l’insulina, ma in questo caso sono distrutte e non riescono più a svolgere il loro corretto funzionamento. Solitamente è una patologia che interessa gli individui sin dalla nascita, per alterazioni genetiche, e la principale sintomatologia implica poliuria (aumento delle urine) e aumento della sete che si sviluppa nel soggetto normopeso e peggiora velocemente nel giro di poche settimane. Il tipo 2 invece, si sviluppa principalmente in età più adulta, quando il soggetto ha già sviluppato un’altra patologia, l’obesità.

Anche qui la principale sintomatologia è la medesima, ma questa si sviluppa solo quando inizia la distruzione delle cellule pancreatiche. Infine il diabete di tipo 2 può progredire a diabete di tipo 1. In entrambi i casi esistono delle terapie da conseguire in modo cronico per poter sopperire alle mancanze dovute alla patologia: insuline ricombinanti come terapia di sostituzione per la mancanza di produzione fisiologica nel diabete di tipo 1 e farmaci secretagoghi (aumentano la secrezione di insulina), insulino-sensibilizzanti (diminuiscono insulino-resistenza nei tessuti periferici), glicosurici (aumentano l’escrezione di glucosio con le urine) e molti altri, per andare a contrastare l’evoluzione del diabete di tipo 2 in tipo 1.

MALATTIA O NORMALITÀ?

Dopo aver introdotto i precedenti argomenti possiamo proseguire con l’analisi della richiesta: se dopo un pranzo, soprattutto se abbondante, mi sento assonnato e stanco, potrebbe essere un problema? Da un punto di vista patologico, il paziente che soffre di diabete, a seguito di pranzo, senza l’assunzione dell’insulina esogena come farmaco terapeutico, può incorrere nello sviluppare iperglicemia, ovvero innalzamento di livelli di glucosio nel sangue senza che questo però possa riuscire ad entrare nelle cellule dei tessuti periferici grazie all’insulina, che in questo paziente è deficitaria.

Le cellule, prive di glucosio, non riescono a fornire energia all’organismo e questo porta ad un aumento della stanchezza e induce sonnolenza. Questo non implica però che ogni situazione di sonnolenza post prandiale debba essere necessariamente interpretata in questo modo, esistono infatti una serie di ulteriori ipotesi a consolidamento della teoria che la sonnolenza post prandiale sia invece fisiologica.

Una delle prime ipotesi, successivamente abbandonata, è che durante la digestione, l’apparato digerente richieda un maggiore apporto di sangue e che questo vada a diminuire a livello del cervello provocando sonnolenza. Questa è l’ipotesi più comunemente utilizzata per giustificare questa particolare soluzione ma se così fosse il nostro cervello andrebbe incontro a una serie di complicanze gravi provocando patologie ben più serie. Qual è quindi l’ipotesi più corretta per questo fenomeno? Anche qui le ipotesi sono molteplici.

IPOTESI DELL’IPOGLICEMIA REATTIVA – colpa di troppa insulina –

A seguito di un pasto abbondante, le nostre cellule pancreatiche potrebbero produrre ingenti quantità di insulina, che permettono l’abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue introdotti con la dieta; il calo eccessivo della glicemia potrebbe generare la sintomatologia tipica di sonnolenza, inoltre elevate quantità di insulina favoriscono l’ingresso di potassio nelle cellule, che se in eccesso determina l’insorgenza di affaticamento e debolezza muscolare.

IPOTESI DEL TRIPTOFANO – colpa del cervello –

Elevate quantità di carboidrati nel pasto favoriscono l’aumento della concentrazione di triptofano, un amminoacido, a livello ematico, che determinano l’aumento del suo ingresso a livello cerebrale. Il cervello utilizza il triptofano per la sintesi di serotonina e melatonina due sostanze che favoriscono l’addormentamento e quindi inducono sonnolenza.

IPOTESI DEL SISTEMA NERVOSO PARASIMPATICO – switch di una parte del cervello  –

Durante la digestione, il tono del sistema nervoso simpatico (implicato nella regolazione e risposta a situazioni di paura e pericolo) viene ridotto dall’aumento dell’attività del sistema nervoso parasimpatico (implicato nella regolazione e risposta a condizioni di benessere quali quiete, recupero fisico e riposo), favorendo così la risposta positiva alla digestione e favorendo una sensazione di rilassamento e sonnolenza.

IPOTESI SPERIMENTALE – le sostanze della felicità –

L’ipotesi più recente analizza invece le esorfine (peptidi oppioidi) come la gluteomorfina e gliadorfina, formati durante la digestione del glutine (complesso proteico dei cereali). Questi peptidi oppioidi sono analoghi delle popolari endorfine (sostanze del piacere), se vengono assorbiti tal quali possono essere capaci di legarsi ai recettori oppioidi del cervello alterandone l’attività, provocando stanchezza e sonnolenza. In soggetti con un’alterata permeabilità intestinale, si può avere un esagerato assorbimento di questi peptidi che può addirittura portare alla comparsa dell’autismo nei bambini.

RISOLUZIONE DEL PROBLEMA

Ecco quindi come la risposta alla domanda, da una parte tenga conto della possibilità che la sonnolenza post prandiale possa essere un sintomo di una patologia, e dall’altra affermi con sicurezza come questo fenomeno in realtà sia del tutto fisiologico e frequente. È quindi importante valutare se questo sintomo si presenti da solo, o in associazione ad altri sintomi tipici del diabete (poliuria, sete e obesità), così da procedere con i corretti accertamenti solo se realmente necessari, senza preoccuparci inutilmente.

Dunque, come fare per evitare l’abbiocco? È importante riuscire a dormire le corrette ore di sonno a notte, questo aiuta i nostri ritmi circadiani (sonno-veglia) a mantenerci in piena energia durante il giorno evitando le fluttuazioni del sistema nervoso parasimpatico di cui parlavamo prima, inoltre una dieta sana ed equilibrata diminuisce la possibilità che queste teorie si esplicitino, introdurre la corretta quantità di alimenti durante la giornata ci permette infatti di ottenere dal nostro organismo la giusta dose di energia giornaliera, ci farà sentire più efficienti, lucidi ed energici.

Insomma, quella famosa mela al giorno che toglie il medico di torno ci è più utile del previsto. Abitudini sane determinano anche una vita sana, libera da impedimenti dovuti alla stanchezza e rischi che si evolvono in malattie.

Di Alessandra Geneletti

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