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Ambivalenza della notte in Tender is the night

Il 21 dicembre 1940 moriva Francis Scott Fitzgerald, uno dei massimi esponenti della letteratura americana del Novecento. Nel suo celebre romanzo Tenera è la notte (Tender is the night), la doppia valenza assunta dalla notte viene declinata magistralmente dalla prosa lirica dell’autore.

Nel primo libro di Tenera è la notte di Fitzgerald, romanzo pubblicato nel 1934, una coppia di americani, Dick e Nicole Diver, danno un ricevimento presso la residenza di loro proprietà, Villa Diana, in una calda notte d’estate nella Provenza degli anni Venti.

Tra gli invitati vi è anche la giovane protagonista Rosemary Hoyt, attrice esordiente da poco giunta nella Francia del sud, in vacanza con la madre. Al ricevimento sono invitati anche una serie di espatriati americani che si beano della propria ricchezza e che non badano di certo all’ostentazione, caratteristica peculiare della borghesia del nuovo mondo prima della crisi finanziaria del 1929.

Le luci, le chiacchiere e il buon vino fanno da scenario a un ricevimento che, nelle intenzioni del padrone di casa Dick Diver, doveva essere depravato e esagerato, ricolmo di risse, corteggiamenti e svenimenti, come in una grossolana rappresentazione dell’età cortese medievale; ma soprattutto imprimere un ricordo indelebile nelle menti dei convitati ubriachi di baccano e di stravaganza.

In parte, il suo intento trova campo fertile nei sentimenti della giovane Rosemary la quale, ancora ingenua e lenta ai dettami dell’amore, si innamora perdutamente del più maturo Dick Diver.

Dopo i numerosi obblighi di natura sociale e scambi di sguardi con Dick, Rosemary, sul tragitto di ritorno presso l’albergo nel quale alloggiava, ripensa alla serata con uno slancio al futuro:

Ammantata dall’erotismo delle tenebre, passò velocemente in rassegna il futuro, con tutte le eventualità che avrebbero portato a un bacio, ma il bacio di per sé era sfocato come i baci dei film.

Cullata dal chiaro di Luna che illumina la riviera provenzale, dalla Luna che squarcia le tenebre, da quella stessa Luna che diventa faro delle millanterie della giovane attrice, la notte limpida e nera si fa testimone silente e imperturbabile. Solo con l’ausilio della notte una relazione adultera, come quella che cogita Rosemary, può trovare adito.

La notte, che diventa deroga ai lustrini della vita mondana, assume un valore disinibitorio nei confronti degli ideali dell’alta borghesia americana riunita alla festa dei Diver: l’apparenza del giorno cede il passo alla notte tenera e suadente.

Il medesimo valore liberante affibbiato alla notte non è chiaramente una novità del romanzo di Fitzgerald; a ben vedere esso viene sostenuto con forza da alcuni componimenti tipici della letteratura trobadorica medievale: le albe (albas).

Se nell’ambito della lirica provenzale l’adulterio, schema fondativo del canto d’amore, deve restare celato agli occhi e alle orecchie dei malparlanti della corte, e l’amplesso amoroso fra dama e amante viene solo paventato, è solo con l’ausilio della notte che i due amanti possono incontrarsi e amarsi, essere liberi dalle costrizioni sociali, per poi ritornare ai propri ruoli col sorgere del sole.

Rosemary Hoyt e Dick Diver nell’adattamento cinematografico di Tender is the night di Henry King, 1962

L’istinto primitivo della passione, nella sua accezione fisica, che si disvela la notte viene incarnato da una impulsiva Rosemary la quale, una sera parigina, tenta di sedurre Dick nella sua camera d’albergo, a pochi passi dalla camera di Nicole, moglie di Dick:

[…] lei gli si avvicinò con un sussurro disperato.
“Prendimi.”
“Prenderti cosa?”
Per lo stupore restò di ghiaccio.
“Fallo”, sussurro lei. “Oh, ti prego, fallo, comunque vada fatto. Non importa se non mi piace, non ho mai creduto il contrario; ho sempre odiato il pensiero, ma ora non più. Voglio che sia tu.”

E ancora, percorrendo in taxi Place de la Concorde, Dick sembra finalmente cedere alle blandizie trobadoriche:

Infine si guardarono negli occhi e sussurrarono due nomi che sembravano un incantesimo. Quei nomi aleggiarono dolci nell’aria, smorzandosi più adagio di altre parole, di alti nomi, più adagio della musica dei ricordi.
“Non so cosa mi è preso ieri sera”, disse Rosmary. “Sarà stato il bicchiere di champagne? Non ho mai fatto una cosa simile.”
“Hai solo detto che mi amavi.”
“Che ti amo…non posso farci niente”. Era il momento di piangere, così Rosmary pianse un po’ nel fazzoletto.
“Temo di essermi innamorato anch’io di te”, disse Dick, “e non va proprio bene.”

Dick tuttavia, come è stato più volte sottolineato, è il marito di Nicole Warren. Nel secondo libro di Tenera è la notte si ripercorre la storia della coppia: i due si sarebbero conosciuti verso il 1917 in una clinica di Zurigo, nella quale Nicole era in cura per schizofrenia causata dai rapporti incestuosi con il padre. Al giovane Dick, psichiatra a inizio carriera, viene affidata Nicole che si innamora perdutamente di lui.

Dick, contro il parere dei suoi colleghi, decide di sposarla sia per bisogno naturale di amore sia per altruismo. La felice parabola dei Diver sembra una fiaba destinata al lieto fine: da un lato una paziente con una storia tormentata alle spalle che trova l’amato di una vita: l’amore diventa la sua terapia. Dall’altro uno psichiatra che, a prescindere da qualunque deformazione professionale, si appella al proprio lato umano e capisce che nessun tipo di terapia avrebbe potuto guarire una ferita tanto profonda nell’intimo della povera Nicole.

Malgrado le ricadute di Nicole, infatti, il matrimonio sembra procedere felice nel corso degli anni, soprattutto grazie al cospicuo patrimonio dei Warren.

Ma proprio il patrimonio della moglie si rivela un agente corrosivo: l’animo idealista di Dick cede ai melliflui richiami del denaro e, abbandonate le velleità carrieristiche, si riduce a fantoccio della ricca famiglia di Nicole. Dick Diver viene risucchiato in un vortice alto-borghese che lo condanna a uno stato perenne di malinconia cronica e insoddisfazione duratura che incidono profondamente sulla sua relazione con Nicole.

Ecco che la notte, momento del disvelamento, non fomenta solo la passione carnale di Rosemary, ma dà sfogo anche alle frustrazioni di una monotonia dorata che stringe e diventa soffocante: ciò che l’arrivista Dick vede nella giovane e ingenua (almeno inizialmente) Rosemary è un guizzo di autenticità, di spirito genuino che lui da tempo ha perso.

In rotta con la consorte Nicole, pur essendo riluttante in un primo momento, Dick cede alle tenerezze della notte. Se per Rosemary la notte è trasgressione di un sentimento che normalmente deve restare celato, per Dick è ricerca di un sentimento primevo, simbolo di una palingenesi morale e spirituale.

Copertina della prima edizione di Tender is the night, 1934

Il doppio valore che la notte assume nel romanzo e incarnato da Rosemary e Dick potrebbe trovare una radice nel fascino e nella repulsione che lo stesso autore provava nei confronti dell’alta-borghesia americana.

Scott Fitzgerald, infatti, nacque nel Middle West, figlio di un gentiluomo del sud dai modi aristocratici e signorili, che tuttavia si dimostrò inconcludente nel provvedere ai bisogni della famiglia, e di una alto-borghese dal carattere romantico e irrequieto, discendente da una famiglia di commercianti benestanti.

Sin dall’adolescenza il giovane Fitzgerald fu attratto dal mondo alto-borghese della madre e da quello aristocratico del padre. Posto tuttavia di fronte ai fallimenti paterni, sviluppò un sentimento misto di ripudio, invidia e ammirazione; lo stesso sentimento che si può avvertire nelle pagine di Tenera è la notte. L’apatia e l’amoralità delle classi agiate americane costituisce un filo rosso nella sua opera letteraria. La superficialità, nonché la corruzione crearono un dissidio nell’animo idealista e scettico dell’autore, che si ripercuote nell’ambivalenza che la notte assume nel romanzo.

 

di Giuseppe Sorace

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