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Beethoven fra storia e anime

Ludwig van Beethoven è stato un compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco. Fu l’ultimo rappresentante del Classicismo Viennese ed è considerato uno dei più grandi e influenti compositori della storia della musica.

Si può dire che Ludwig avesse il talento musicale nel sangue: il nonno paterno, da cui ha preso il nome, era un buon musicista, tanto da diventare maestro di cappella del principe elettore di Colonia; suo figlio Johann, il padre di Ludwig, era musicista e tenore alla corte del principe arcivescovo elettore di Colonia. Nonostante divenne sordo prima ancora di compiere trent’anni, egli non smise mai di comporre, dirigere e perfino di suonare.

Ritratto di Ludwig van Beethoven

Nacque a Bonn nel 1770 e non passò molto tempo prima che Johann si rese conto del talento del figlio e lo avviò allo studio della musica a soli cinque anni, per poi portarlo nel 1778 in un giro di concerti attraverso la Renania. Il tentativo del padre era quello di farlo passare per un virtuoso del pianoforte, una specie di “secondo Mozart”, ma non andò a buon fine e Johann non ottenne l’effetto sperato.

Nel 1789 Ludwig si iscrisse all’università di Bonn, fondata solo tre anni prima. Egli venne così notato dal conte Waldstein che nel luglio 1792 lo presentò a Franz Joseph Haydn, compositore austriaco appena trasferitosi a Bonn reduce da una tournée in Inghilterra. Dopo un concerto in suo onore, Haydn invitò Beethoven a proseguire gli studi a Vienna, sotto la sua direzione. Ludwig non si lasciò sfuggire una tale opportunità e accettò, non senza riserve a causa delle condizioni precarie in cui viveva la famiglia che era costretto a lasciare a Bonn.

Il 1796 rappresenta l’anno della svolta nella vita di Beethoven: intrapreso un giro di concerti che lo portò da Vienna a Berlino, iniziò a rendersi conto della propria sordità e, nonostante tentasse di evitarne il peggioramento curandosi in gran segreto, la malattia gradualmente lo rese completamente sordo prima del 1820.

Ma la malattia non fermò il genio artistico di Ludwig, anzi. Non appena egli iniziò ad “adattarsi” al suo difettoso udito, la sua produzione aumentò notevolmente, soprattutto negli anni tra il 1806 e il 1810. Quelli, infatti, furono i suoi anni più proficui, in cui compose tre delle sue nove famose sinfonie – la Quarta, la Quinta e la Sesta – e la famosa opera Per Elisa, del 1810.

L’apice della “carriera” però doveva ancora arrivare: tra il 1811 e il 1813 compose, fra le numerosissime altre opere, altre due delle sue già citate sinfonie, per la precisione la Settima e l’Ottava.

Due anni dopo la composizione di quella che probabilmente è la sua opera più famosa, la Nona sinfonia (nata dall’intenzione di mettere in musica l’ode Inno alla gioia di Schiller, che ad oggi è l’inno d’Europa), nel 1826 Ludwig van Beethoven fa ritorno a Vienna da Gneixendorf, paese della bassa Austria, su un carro scoperto e in una notte di pioggia a dicembre. Durante questo viaggio si ammalò di polmonite bilaterale, da cui non si riprese più. Gli ultimi quattro mesi della sua vita furono segnati da un veloce logoramento fisico.

Beeths, il protagonista di ClassicaLoid

Il 3 gennaio 1827 fa testamento, nominando il nipote Karl suo erede, e successivamente, il 23 marzo riceve l’estrema unzione e il giorno dopo perde conoscenza. Ludwig van Beethoven morì il 26 marzo 1827, all’età di cinquantasei anni.

Ora, riuscite a immaginarvi Beethoven che si reincarna nell’epoca moderna, in un uomo di mezza età che vive in Giappone? E se fosse ossessionato da una sola cosa nella vita, che non è la musica bensì i gyoza (un tipo di ravioli giapponesi)? E se fosse disposto a distruggere un’intera casa, facendola esplodere con un lanciafiamme gigantesco, che serve (a suo dire) a cuocere i gyoza, per poi dichiarare con nonchalance: “Forse ho esagerato con la potenza di fuoco”?

Impossibile, mi direte. E invece no. È il Beethoven, per gli amici Beeths, protagonista di ClassicaLoid, un anime del 2016. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò, se vorrete, un’altra volta.

di Eleonora Spinelli

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