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Blue Monday: è davvero il giorno più triste dell'anno?

Con il termine inglese Blue Monday si indica il terzo lunedì del mese di gennaio, ritenuto il giorno  più triste dell’anno per le nazioni dell’emisfero boreale. Una trovata pubblicitaria, certamente, eppure in alcune culture si tratta di un giorno temutissimo. Vediamo perché.

L’idea di un “lunedì triste” appartiene all’ambito delle pseudoscienze, e l’equazione ideata da Cliff Arnall che ne sta alla base è ritenuta priva di fondamento. I fattori considerati nel 2006 da Arnall, psicologo presso l’Università di Cardiff, per calcolare questa data includono il numero risicato di ore di luce, la nostalgia per il Natale appena trascorso, il fallimento dei buoni propositi per l’anno passato (e per quello appena iniziato, che ancora non fa scorgere l’ombra di un cambiamento), i bassi livelli di motivazione, la sensazione di una necessità di agire e il temutissimo estratto conto della carta di credito di dicembre dopo gli acquisti per i regali sotto le Feste.

È bene ricordare che il Blue Monday non è altro che una bufala, una trovata pubblicitaria della compagnia di viaggi Sky Travel che decise di promuovere un’iniziativa per convincere i propri clienti che la loro eventuale tristezza aveva un fondamento scientifico, e che il modo migliore per combatterla fosse prenotare una bella vacanza. Secondo Arnall, infatti, questa data avrebbe aiutato le compagnie di viaggio ad analizzare la tendenza dei loro clienti osservando come questi ultimi siano più propensi a prenotare un viaggio quando si trovano in uno stato di profondo malumore.

Lo stesso Arnall, però, confessò dopo qualche anno di essere stato contattato da un’agenzia che stava cercando uno scienziato disposto a mettere la sua firma su un studio con le conclusioni già scritte, ma senza alcun fondamento. Dietro l’invenzione del Blue Monday c’è dunque una motivazione economica: subito dopo le feste natalizie le prenotazioni per i viaggio sono destinate a calare, era necessario allora trovare un motivo per invogliare la gente a viaggiare.

Oggi, nonostante sia ormai sdoganata l’origine del Blue Monday, ogni anno se ne torna a parlare grazie dei social che fanno da cassa di risonanza, e sono molte le aziende che propongono soluzioni per superare il lunedì più triste dell’anno. Tuttavia, le ragioni alla base dell’equazione di Arnall possono davvero essere alla base di un po’ di tristezza diffusa nel nostro emisfero: le giornate sono brevi, senza sole, spesso avvolte dalla nebbia e particolarmente fredde, i sensi di colpa per quello che abbiamo mangiato si fanno sentire e le vacanze sono ancora troppo lontane. Motivazioni più che valide per lasciarsi andare a una giornata no, dopo tutto.

In Gran Bretagna, patria della teoria dello psicologo, il Blue Monday è così temuto che addirittura esistono campagne per prevenire attacchi di depressione e momenti down, e alcune aziende concedono persino orari ridotti ai dipendenti che lo richiedano a causa degli effetti del Blue Monday, Occorre però non confondere questa giornata complessa con la depressione, quella vera, che non si può certo curare con un paio d’ore di permesso o un biglietto aereo per le Bahamas.

A chi ha giovato, dunque, l’individuazione del Blue Monday? Allo stesso Arnall, poiché da indagine di mercato il suo logaritmo si è trasformato in fenomeno virale. Visto il successo, lo psicologo avrebbe in seguito identificato, su commissione della produttrice di gelati Wall’s (in Italia Algida), il giorno più felice dell’anno: una data che ricade intorno al 20 giugno, vicino al solstizio d’estate nell’emisfero nord, calcolata su parametri che inglobano l’attività all’aperto, la natura, l’interazione sociale, la temperatura elevata e l’attesa delle vacanze. Guarda caso, tutte attività che risulterebbero molto più piacevoli se accompagnate da un buon gelato Algida. Ah, i soldi che movono il sol e l’altre stelle.

di Gaia Rossetti

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