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Chiodo fisso: quando il posto giusto non è quello logico – La filosofia della musica

Eugenio in Via di Gioia

Se conosci Eugenio in Via di Gioia (e ti piacciono) ci sono solo due possibilità: sei un fan accanito di Sanremo, uno di quelli che ogni anno si lamenta del compenso del presentatore, ne propone il boicottaggio, ma poi è regolarmente informato anche sulla situazione sentimentale del fonico di Albano (perché Albano a Sanremo c’è sempre, probabilmente è in subaffitto con il teatro Ariston), o, molto più semplicemente, hai dei buoni gusti musicali e sei amante del cantautorato.

Sono un chiodo entrato per sbaglio, nella ruota di una bicicletta

Chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Che senso ha questa vita?
A meno che voi non siate dei nichilisti vascorossiani, per i quali tutto questo “un senso non ce l’ha”, non potete non esservi mai posti queste domande. La risposta, semplice ma sconvolgente, ce la danno gli Eugeni: siamo chiodi. Noi, i chiodi abbandonati sulla strada, caduti da un paracarro, staccati da travi di legno trasportate per costruire ospedali da migliaia di posti e utilizzati da 15 persone, quelli che fra qualche anno diventeranno ecomostri fatiscenti visitati solo da Brumotti, la bicicletta, il corso della vita che procede, ineluttabile come il destino. Non abbiamo chiesto di nascere, non abbiamo mai chiesto di entrare in questo vortice emotivo, siamo entrati per sbaglio. Eppure ci siamo. “Eppure ci muoviamo”. O quasi.

Non me ne posso andare, non mi posso muovere, non posso scappare

Eliminando i discorsi teologici sul valore della vita, noi, da qui, non ce ne possiamo andare. Siamo costretti in una linea del tempo, obbligati ad andare avanti fino all’epilogo. Non si torna indietro, non esiste nessun “ricomincia gara” a salvarti dagli errori. I videogiochi ci hanno reso meno inclini al pensare alle conseguenze, come se vivessimo in un eterno mondo di funghi verdi in grado di ricaricarci le batterie e offrirci una seconda possibilità, e le conseguenze, prima o poi, arrivano. E anche se la voglia di scappare, di ricominciare la partita da un’assolata spiaggia messicana ci riscalda il cuore, offrendoci qualche secondo di sollievo, noi non possiamo muoverci. Restiamo qui dove eravamo. Una via a senso unico.

L’aria spinge mi porta a lasciare la presa

E proprio in quei momenti che ci sentiamo spinti “fuori” dalla nostra vita. Quelli che Leopardi definirebbe “gli affanni” ci portano al limite, ci stringono e ci costringono a stringere i denti, chiudere i pugni e non arrenderci per non lasciare la presa. Perché, come abbiamo detto, non c’è un “ricomincia gara” in grado di salvarci.

Ma resto aggrappato
un senso mi hai dato
un senso mi hai dato
e continuo a girare
io non voglio mollare

Restiamo aggrappati, viviamo in uno stato di costante attesa, aspettando il nostro momento, aspettando quell’evento in grado di cambiarci la vita. A volte siamo noi stessi a darci la forza di ripartire, di andare avanti, altre volte ci pensano gli altri. “Un senso mi hai dato”, l’amore, gli incontri come cambiamento di uno status quo, ma non solo. Un nuovo affetto, un nuovo congiunto non è indispensabile. Il senso a volte lo trovi nel semplice rialzarsi la mattina dopo essere caduto la sera prima. Come chiodi in una camera d’aria, la ruota gira, l’aria ci spinge e noi rimaniamo aggrappati, senza mollare. Pronti a reggere gli urti della vita.

Sono un chiodo entrato per sbaglio
E sbagliando ho trovato il mio posto

Non abbiamo scelto di nascere, il libero arbitrio è un concetto sempre labile in un mondo che vive di fedi, calcistiche o cattoliche, nei profeti o nel fato. Siamo liberi di decidere fino a quando non sbagliamo: l’errore è sempre colpa di un’entità più grande di noi. Siamo chiodi che, involontariamente, entrano in questa vita, toccano le vite degli altri, e, a volte, trovano il loro posto. Perché se il chiodo entra nella camera d’aria con la giusta inclinazione, se non lo muovi, a volte la ruota non si sgonfia, non subito almeno. Prima o poi sai che la situazione cambierà, che il chiodo non reggerà, che tutto si accartoccerà, ma non sai quando. Magari fai in tempo a tornare a casa, magari ti fermi al Carrefour a cambiare la gomma, magari cambio mezzo di trasporto. Ma il chiodo resterà in quella camera d’aria. Perché quello è il suo posto. E non sempre il posto giusto è il posto logico. A volte i chiodi non devono stare nei muri, ma nelle camere d’aria. Spesso non c’è giusto o sbagliato, c’è solo interpretazione. Il posto giusto, alla fine, è quello da cui non sei capace di staccarti. Un muro, una trave di legno, una camera d’aria.

una poltrona. (Commento qualinquista “analisti politici da Facebook edition”)

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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