Dalla parola all’immagine: Igort e i suoi quaderni di viaggio

Igort

Abbiamo esplorato illustratori e fumettisti stranieri, dagli orientali agli europei, nell’ultimo appuntamento abbiamo visto che anche l’Italia non è da meno. Su questo non vi erano dubbi, ci sono molti progetti di grafica e illustrazione originali, di artisti di grande talento.
Quindi rimaniamo in Italia, per parlare di Igort, celebre fumettista, molto attivo nel corso degli anni ’80 anche a livello internazionale, grazie alle sue collaborazioni con alcune riviste e più tardi con le pubblicazioni dei suoi lavori al di fuori dell’Italia.
Questo artista ha viaggiato molto, in Russia, Ucraina, Giappone e questi viaggi sono stati fondamentali nella sua produzione, perché è riuscito a trasformarli in opere artistiche su carta. Ha iniziato con Pagine nomadi, che raccontavano i suoi primi viaggi nelle terre fredde, per poi creare opere più specifiche, Quaderni russi e Quaderni ucraini, in cui a distanza di anni racconta dello stato in cui si trovano alcuni paesi, mutuando anche dalla loro storia.
Negli anni ’90 Igort ebbe la possibilità di volare in Giappone, trascorrendo quattro mesi a disegnare per uno dei colossi dell’editoria manga, la casa editrice Kodansha.
Inutile dire che il Giappone rappresenta per tutti i disegnatori una tappa fondamentale, un’ispirazione. Così anche per questo artista, era il paradiso dei disegnatori, un altro posto che lo portò a creare un’altra opera di memorie, Quaderni giapponesi.

Igort

Al di là della tecnica e dello stile di narrazione di questo artista, che è indiscutibile, ciò che veramente diventa fondamentale in queste sue produzioni è il concetto del quaderno di viaggio o diario di bordo.
Un tempo era quella forma di narrazione cronologica, scandita per giorni, quella piena di annotazioni quasi scientifiche in cui veniva riportato ciò che accadeva. Ma il diario di bordo può essere anche emotivo e se si è un artista di talento, può essere riportato anche in forme diverse da quelle scritte. Igort, costruisce i suoi migliori lavori attorno a questo concetto, quello che porta un artista a dover raccontare quello che vede, quello che vive a modo suo. In questo caso illustrando. Non ci sono solo le sue emozioni, ma anche pezzi di storia di quei paesi e delle persone che li abitano.
Un esempio perfetto di come si può passare dalla parola all’immagine per narrare qualcosa e soprattutto, un esempio che può essere di grande ispirazione per tanti artisti. Che siano scrittori, disegnatori, attori, ballerini.
Si può raccontare ciò che si vive e ciò che si vede con la propria arte, se questo tipo di arte è grande e se questa riesce a rispecchiare contemporaneamente il naturalismo del mondo esterno e l’emotività della mano dell’artista.

 

Quaderni giapponesi

Quaderni ucraini. Le radici di un conflitto. Un reportage disegnato

Quaderni russi. Sulle tracce di Anna Politkovskaja. Un reportage disegnato

 

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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