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Death Note: la perfezione in un anime

Ogni anime che ci arriva dal Giappone appartiene a una (o più spesso, più di una) categoria ben precisa. In questo caso, l’anime di cui parleremo oggi, Death Note, è un anime psicologico, misterioso, sovrannaturale e poliziesco.

Se avete pensato almeno una volta nella vita “che noia, questo mondo fa schifo!”, allora questo è il tipo di intrattenimento giusto per voi. Perché questo pensiero è esattamente ciò che darà il via ad un’avventura mozzafiato a colpi di… quaderni. Ebbene sì, come suggerisce il titolo stesso, il fulcro è proprio un quaderno dalla copertina nera e la scritta “Death Note” in bianco, lasciato cadere nel mondo degli umani da un annoiato shinigami (dio della morte) e raccolto da un altrettanto annoiato ragazzo umano che risponde al nome di Light Yagami.

I personaggi: Light (a sinistra), Elle (a desta) con in mezzo Ryuk

Light è l’incarnazione del ragazzo ideale che tutte le ragazze vorrebbero: è bello, ha un ottimo carattere ed è molto studioso, infatti è il migliore della sua classe. Egli però nasconde yin e yangdentro di sé e, come ognuno di noi, ha i suoi segreti. In questo caso, l’oscuro segreto di Light è proprio il Death Note. Dal momento in cui raccoglie quel quaderno all’apparenza normale, infatti, in qualche modo la sua personalità si sdoppia: da una parte Light, il ragazzo perfetto, e dall’altra Kira, la traslitterazione giapponese della parola inglese killer.

Light e il proprietario originale del Death Note, lo shinigami Ryuk, liberano il mondo dai criminali, ma il loro cammino viene ostacolato da un famoso detective che risolve casi internazionali: Elle, la cui vera identità non verrà mai svelata in nessun modo. L’unica cosa che si scopre è che Elle ha all’incirca la stessa età di Light e che sospetta fortemente che Kira si nasconda dietro la bella faccia di Light, anche se non riuscirà mai a dimostrarlo.

Sarà poi la comparsa di Misa, una bellissima ragazza che fa la modella per delle famose riviste di moda giapponesi, a cambiare di nuovo le carte in tavola e far pendere la bilancia di questo “gioco” dalla parte di Kira a discapito di Elle.

I personaggi: Misa in primo piano e Light sullo sfondo

La cosa più interessante di Death Note è che, nonostante sia un anime del 2006, pare essere stato concepito e fatto uscire solo ieri. I temi che tratta, come l’insicurezza nei confronti delle istituzioni(rappresentata da Light), la voglia di cambiare il mondo per renderlo migliore (rappresentata da Elle) e il desiderio di farsi notare e amare dalla persona amata (Misa), sono più che attuali.

Un’altra caratteristica meravigliosa di quest’opera è la scelta dei personaggi, a partire dallo stesso Light, che è un ragazzo come tanti con una voglia incredibile di rivoluzionare il mondo nonostante la grandezza ci possa incutere timore; o ancora personaggi come Elle, che fa tutto ciò che è in suo potere per cercare di rendere il mondo un posto migliore.

Tutti i personaggi sono studiati fino al dettaglio più insignificante così come lo è la storia, eppure i 37 episodi scorrono via velocemente, senza problemi. Ogni “puntata” sembra parte di un unico grande film che non risente minimamente di cali di ritmo (come spesso invece accade con gli anime giapponesi, pieni di episodi filler che servono solo ad “allungare il brodo”). Death Note invece non ne ha bisogno, basta a se stesso perché sia il manga che l’anime si concentrano sempre e solo sulla storyline, rimanendo sempre concreti e coerenti.

Le uniche vere pecche di questo capolavoro è la morte di due personaggi, due veri e propri pilastri della storia. Una delle due fa un po’ inciampare la trama, che prende una piega non perfettamente coerente e naturale, per lo meno nell’anime. La seconda invece pone fine a tutto, in un modo che lascia un po’ l’amaro in bocca a chi arriva al trentasettesimo episodio sperando di vedere una conclusione… più adeguata alla storia.

Detto ciò, la parte più difficile: la valutazione. Dati tutti i presupposti, bisogna dire che Death Note è un capolavoro (e non si discute), i disegni sono molto ben riusciti e l’animazione scorre piacevolmente nonostante non sia così recente. I temi che tratta non sono solo attuali ma anche “semplici”. Poche regole, facili ed intuitive, i personaggi sono comuni e realistici, come fossero persone che si possono incontrare per la strada ogni giorno. A fare la differenza tra vita e morte di una persona sono un quaderno che proviene da un altro mondo e una penna come quelle che usiamo tutti.

Il punto di demerito di questa meravigliosa opera è, purtroppo, il finale che rovina un po’ tutto quello che è stato costruito in trenta e più episodi. Voto finale: 9,5/10

di Eleonora Spinelli

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