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Diario di bordo di un ipocondriaco

Come affronta la vita un malato immaginario? Come capire se il sintomo è veritiero o è solo frutto di una macchinazione del cervello? Quando il rischio è reale? Ecco quali sono le vicende di un ipocondriaco…

Giorno 1

Ore 7, la sveglia suona, Marco l’ipocondriaco apre gli occhi, quale sarà la grave malattia in cui si imbatterà oggi? Fuori piove e ci sono pochi gradi, si prospetta una giornata fredda e grigia.

Giorno 2

Ecco che i primi sintomi iniziano a fare capolino: mal di gola, mal di testa, qualche colpo di tosse. Il cervello dell’ipocondriaco è perennemente in allarme, sempre alla ricerca di qualche sensazione fuori posto che deve essere curata, e attribuita alla sua giusta diagnosi, quasi sempre mortale. Tutto ad un tratto la razionalità svanisce e ne prende il posto un’ansia irrazionale che invade il cervello.
Marco l’ipocondriaco non si ricorda più che il giorno prima aveva dimenticato l’ombrello prendendosi secchi di pioggia in testa, e che quindi un po’ di raffreddore è del tutto normale, ogni singolo pensiero per il resto della giornata sarà volto a risolvere il mistero che pervade il suo organismo: “Ho solo un po’ di raffreddore o c’è sotto qualcosa di più grave?”. D’altronde stare bene è la cosa più importante. Marco prende il computer e fa una ricerca: “Mal di testa e mal di gola malattia”. Il suo cervello inizia ad apprendere una serie di nozioni riguardo le mille patologie che hanno come sintomi i precedenti: meningite, trauma cranico, tumore, trombosi, ischemia, emorragia al cervello, ebola, AIDS, ascesso… Possiamo dire addio alla sana razionalità e benvenuto all’incubo dell’irrazionale malattia.

Giorno 3

Marco si reca dal dottore, ormai è quasi convinto di aver contratto una di quelle rare malattie mortali, e che per lui non c’è più tempo. Dopo una visita accurata, il medico cerca di rassicurare Marco, ma ormai è troppo tardi. L’ansia, il panico e la paura sono sentimenti troppo forti che pervadono la sua coscienza. Ecco che inizia una battaglia contro l’ipocondria che lo assedia da tempo e non gli lascia via di scampo.

La malattia

Così l’ipocondria diventa parte integrante della vita del paziente, con la quale è costretto a fare i conti tutti i giorni, non appena un pericolo, più o meno reale, invade la quotidianità.

Oggi è definita come un vero e proprio disturbo psichico, addirittura così imponente da impattare sulla qualità di vita dell’individuo determinando anche effettive manifestazioni fisiche. Il manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici (DMS) dal 2013 ha infatti adottato una definizione nuova di ipocondria: questa malattia è caratterizzata dall’interpretazione erronea di segni e sintomi fisici come segnali di una grave patologia, senza che un’adeguata valutazione medica giustifichi tali timori. Così infatti Marco ragiona, non importa quanto logica sia la soluzione al problema, non importa quante sicurezze potrà dargli il suo medico, ciò che importa è la sua vita e il rischio che la danneggia. I pensieri non sono più guidati dalla razionalità, tutto diventa offuscato e pericoloso.

Se oltre all’ansia per il proprio stato di salute non sono presenti sintomi somatici (di solito un dolore percepito in qualche parte del corpo) si parla di disturbo da ansia da malattia (DAM). Se invece sono presenti anche sintomi fisici, la diagnosi è di disturbo da sintomi somatici.

La diagnosi

Per effettuare la corretta diagnosi sono necessari i seguenti sintomi: preoccupazione che permane almeno sei mesi per alterazioni delle funzioni corporee quali frequenza del battito cardiaco, respirazione, peristalsi – movimento dell’intestino che può causare problemi gastrointestinali – , alterazioni fisiche di lieve entità quali ferite o raffreddore, sensazioni fisiche vaghe o ambigue come affaticamento del cuore o vasi sanguigni doloranti.

L’ipocondria può dar vita a questo fenomeno psicotico anche in altre situazioni. Infatti, l’ansia di aver contratto qualche grave malattia, può verificarsi anche a seguito dell’ammalarsi di un conoscente, e la sintomatologia spesso si può verificare semplicemente dopo aver letto di una malattia grave che può influenzare la psiche dell’ipocondriaco. Spesso questa paura diventa parte centrale della vita del paziente, determinandone la continua presenza nelle conversazioni abituali. Nonostante ciò, gli ipocondriaci hanno alle spalle diverse diagnosi nulle a seguito di paure infondate, che lo rendono poco credibile agli occhi del medico curante, d’altronde chi grida al lupo tante volte, rischia di non essere più preso sul serio.

Inoltre, storie di gravi malattie in famiglia che hanno portato a decessi prematuri, generando nel paziente la paura di essere il prossimo a morire, oppure, episodi di iperprotettività nella fase infantile dei genitori che portano a far esordire la malattia nella prima età adulta, possono aumentare il rischio nell’individuo di contrarre questo squilibrio psichico.

La cura

La cura per questo tipo di fenomeno è complessa. È necessario intervenire su tutti i vari fattori che entrano in gioco nello sviluppo della malattia per poter determinare una diminuzione degli episodi. Sarà dunque necessario un trattamento psicoterapeutico per andare ad agire sulla componente mentale, e talvolta potrebbe essere utile anche un trattamento farmacologico volto a trattare il fenomeno acuto.

L’obiettivo dev’essere quello di far accettare al paziente le normali vicissitudini della vita: tutti noi siamo destinati a morire e solo con l’accettazione di questo nostro destino, possiamo vivere consapevoli e apprezzare ogni momento che la vita ci regala senza preoccuparci ossessivamente di ciò che ci può capitare di negativo. Questo viraggio mentale è reso possibile dall’esercizio di una figura psicoanalitica che appunto analizza la psiche del paziente concretizzando la reale paura del soggetto. Inoltre una terapia cognitivo-comportamentale, volta a trattare il disagio emotivo del paziente, potrebbe essere un ulteriore aiuto e approccio corretto. Esiste anche la possibilità di trattare l’ipocondria con terapie farmacologiche a base di antidepressivi come gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), di largo impiego contro la depressione, in particolare la fluoxetina e ansiolitici come le benzodiazepine, utilizzate però principalmente nella cura dell’ansia a breve termine senza andare a modificare il vero focus dell’ipocondria.

È fondamentale comprendere quanto questa malattia sia impattante nella vita, per poter aiutare il soggetto ipocondriaco ad affrontare e superare la paura al meglio. L’ansia perenne di essere esposto a rischi quali malattie, microbi, batteri, rende impossibile al paziente godersi i piaceri quotidiani. Deve quindi essere riconosciuta dalla popolazione come una vera e propria malattia, senza giudicare questi individui e senza definirli malati immaginari. Inoltre, è bene riconoscere che mai come in questo periodo nel quale il mondo è sotto attacco dal coronavirus, ci si può sentire vicini agli ipocondriaci, e riconoscere quanto questo possa essere ulteriormente complicato per chi soffre di questo disturbo.

Ipocondriaci “di talento”

Questa patologia interessa infatti circa il 20 per cento della popolazione italiana, molti personaggi famosi ne sono affetti. Tra questi ricordiamo: Federico Lucia, in arte Fedez, rapper e produttore discografico, che in una sua canzone dichiara:

“E ogni giorno i sintomi di una malattia diversa
e spero solo che sia dentro la mia testa;
mi tocco i coglioni e giro con l’aria depressa,
dammi due goccine, passami mezza compressa”

Il rapper vive una vita lontana da alcool e droghe in quanto ipocondriaco. Reduce da un’adolescenza in cui era sovrappeso e affetto da attacchi di panico, Fedez dichiara oggi di curare meticolosamente l’apporto alimentare, per poter vivere la sua vita in salute e lontana dalle malattie. Anche il cantante Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, afferma di avere problemi d’ansia per la salute tanto da scriverci una canzone: Ipocondria. Conosciamo anche star internazionali affette da questa patologia come Adele, la cantante inglese che in una particolare occasione ha deciso di assoldare un medico per effettuare un check-up completo a tutti i membri dello staff prima di un concerto, per potersi avvicinare a lei liberi da ogni tipo di malattia contagiosa.

Insomma, può cambiare la lingua, il paese e le abitudini, ma l’ipocondria rimane tale e quale anche dall’altra parte del mondo, ricordandoci di non essere mai al sicuro. È così che un ipocondriaco, ovunque sia, affronta la vita, imparziale verso le avversità, sempre in allerta e pronto al peggio, con il cervello perennemente in allarme anche davanti a un banale raffreddore perché per lui nulla è mai così facile, e il pericolo potrebbe nascondersi sempre dietro l’angolo, travestito da banale influenza!

Giorno 4

Marco l’ipocondriaco torna a stare bene, niente più febbre e mal di gola. “Io lo sapevo che era un falso allarme! D’altronde sempre meglio prevenire che curare!”

di Alessandra Geneletti

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