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E se…il principe non avesse scelto Cenerentola?

Cate Blanchett is the Stepmother and Lily James is Cinderella in Disney's live-action feature inspired by the classic fairy tale CINDERELLA, which is directed by Kenneth Branagh and opens in theaters nationwide on March 13, 2014.

Sul modello di Cenerentola la letteratura e il cinema ci hanno marciato a lungo. Cenerentola non è semplicemente una ragazza vessata da sorellastre e matrigna, ma un paradigma letterario. Cenerentola è l’Underdog, la sottovalutata, quella che, nonostante abbia tutto il mondo contro, riesce a riscattare la sua estrazione sociale (quella ottenuta dopo la morte del padre, che la voleva monovestita, senza trucco e parrucco e con un paio di topi come amici) sposando il principe. Cenerentola è il Rocky Balboa delle faccende domestiche, la sfavorita, il Davide contro un Golia a due teste e con i piedi pelosi (le sorelle). Cenerentola, un modello di riscatto in salsa conservatrice.

Un messaggio di riscatto dietro un velo di maschilismo. Sì, perché Cenerentola è un po’ una vittima di una società e di una mentalità che vuole la donna come realizzata solo in caso di matrimonio e con qualche marmocchio per casa, da curare dopo aver lavato e stirato. La persona scelta, non quella che sceglie, perché la scelta, in realtà, tocca al principe. Cenerentola che cosa fa? Sfrutta le sue doti naturali, la sua bellezza, la sua profondità d’animo per conquistare l’uomo dei suoi sogni, il più corteggiato e desiderato.

Ma che cosa sarebbe successo se il principe non fosse rimasto affascinato da Cenerentola? Che cosa sarebbe successo se, al posto di rimanere folgorato da lei tanto da cercarla per riconsegnarle una scarpetta di cristallo, avesse preferito la vicina di casa? Che cosa ne sarebbe stato di Cenerentola?

Sera del ballo, mezzanotte, Cenerentola scappa dal ballo, la carrozza tornerà in zucca a breve. Perde la scarpa, il principe la insegue e la raccoglie. Si gira verso un vassallo, vorrebbe cercarla, ma reputa la fuga una mancanza di rispetto verso la corona. Non la cerca, sceglie la seconda più carina del ballo. Sarà lei a dare alla luce i suoi figli.

Cenerentola torna a casa, un po’ depressa, un po’ incupita da una vita che ha perso la sua grande occasione. Toglie i vestiti da principessa delle fiabe per indossare nuovamente quelli da piccola fiammiferaia, tra fuliggine e pulizie. Cenerentola comincia a bere il bicchiere in più, vorrebbe iscriversi a scuola per cambiare il suo futuro, ma l’ISEE della matrigna è troppo ingombrante per un’università pubblica. E lei ha un lavoro in nero non retribuito. Cenerentola vorrebbe raccogliere i pomodori, ma i posti sono tutti occupati da sottopagati come lei.

La depressione è un baratro, senza luce in fondo al tunnel, ma con l’unica speranza nascosta nella propria mente. Cenerentola rinuncia, una vessazione subita per volta. Si arrende a una vita di stenti, la matrigna e le sorellastre la umiliano, lei cede. Cenerentola ci lascia così, appena compiuti i 27 anni, dopo aver provato inutilmente a diventare una tronista a Uomini e Donne, dopo aver cercato il conforto di Maria a C’è Posta per te, tentando così l’ultima strada possibile per riconciliarsi con la matrigna. A volte nemmeno Queen Mary può farci niente.

Sarebbe andata così? Battute su Maria de Filippi a parte, Cenerentola avrebbe trovato un riscatto sociale?

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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