E se…Mufasa non fosse morto?

Ci sono due tipi di persone al mondo: quelli che hanno pianto per la morte di Mufasa e quelli che mentono. Eh si, perché ci sono traumi infantili che ci si porta dietro per una vita e che hanno contrassegnato una, due, dieci generazioni. Traumi che hanno steso elefanti (adulti) e farfalle (bambini). La morte di Mufasa, in una scala che va dal sacrificio di Goku al Cell Game alla morte della mamma di Bambi è nella top 3.

Eppure sarebbe bastato poco per salvare dalle lacrime mezzo pianeta. Sarebbe bastato che Scar non fosse stato un gran figlio di una leonessa dai non nobili Natali. Sarebbe bastato che Simba non fosse stato un piccolo cucciolotto fessacchiotto (Simba, te se vò bene, ma nun te potevi stà n’po’ per i c***i tua?). Sarebbe bastato poco. Perché alla fine, poco o tanto, se Mufasa non fosse morto sarebbe stato tutto diverso.

E se…Mufasa non fosse morto?
Bentornati nella rubrica E se… l’unica rubrica che a Jessica Alba preferisce Jessica Rabbit.

Mufasa e Scar corrono alla ricerca del giovane Simba, ingannato dallo zio. Mufasa lo mette in salvo, si arrampica, ma scivola. Scar si avvicina, cerca di uccidere il fratello, ma il Re Leone non molla. Scampa al fratricidio e si lancia contro il fratello. Lo scontro è tragico. Scar finisce nella gola, senza vita.
Il Re e il figlio tornano così a casa, Mufasa è ferito, ma sopravvive. Il figlio Simba, nel frattempo, gode dello status di “bamboccioso bamboccione nella bambagia”. Cresce grassoccio e viziato.

Alla morte del padre, sfinito da una vita passata a comandare un branco di leoni, Simba eredita il regno e l’onere del comando. Eppure le cose non girano tanto bene, Simba fatica a gestire la contabilità del regno. Una gazzella in più oggi, una gazzella in più domani, la savana che si spopola rapidamente e tutto che va a leonesse dai non nobili natali. Simba si arrende, dichiara bancarotta solo un paio d’anni dopo e, evitata la detenzione grazie alla sua nobiltà reale, si ricicla partecipando a vari talent show, dopo una breve esperienza come controfigura di Aslan ne “Le cronache di Narnia”. Insomma, bene, ma non benissimo.

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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