E se…Ron non avesse avuto il deluminatore?

Premessa: Trovo Animali Fantastici una figata pazzesca (a livello di film, solo di film, mi stanno piacendo di più degli Harry Potter), ma nella Hogwarts dei libri ci ho lasciato un pezzo di cuore.

Se non fosse abbastanza chiaro dalla premessa, un nuovo capitolo di E se…, la rubrica che ha più entusiasmo di Toninelli, ma meno di Salvini quando accende una ruspa, si sta aprendo sulla saga di J.K. Rowling. Ebbene si, ancora una volta torna nelle nostre fantasie Harry Potter, inesorabile come l’arrotondamento del ventre nelle feste natalizie, inevitabile come il tizio che a Ferragosto comincia a chiederti: “ma…a capodanno?”(ogni gruppo di amici ne ha uno, e se tu non ce l’hai ci sono solo due possibilità: o sei tu o hai la vita sociale di quello che il lunedì condivide un’immagine di paperina che annuncia che è lunedì. Da buongiornissimo a brillantissimo il passo è breve).

Come sarebbe cambiata la saga se, per esempio, nel settimo libro Silente, per puro caso, non avesse dato in eredità a Ron lo spegnino? Sarebbe riuscito a tornare dai suoi amici? La battaglia di Hogwarts sarebbe andata allo stesso modo?

Ron scappa dai suoi amici, influenzato dall’Horcrux e dai dolori lancinanti per la materializzazione non riuscita. Esce dagli incantesimi di protezione, si rifugia in una locanda e riflette. Con il passare delle ore si pente, vorrebbe ritornare. Passa del tempo a cercare i compagni, prova a seguire le tracce, ripercorrere i luoghi, ma niente. Una sera, durante il loro viaggio, Hermione sussurra “Ron”. Il rosso Weasley, però, non sente nulla e nessuno lo guida all’accampamento. Dopo giorni di peregrinare, nonostante sia consapevole che a casa non avrebbe trovato un’accoglienza lieta, ma solo degli sguardi di disapprovazione, decide ugualmente di tornare alla tana. “Pagherò le conseguenze e…magari loro hanno avuto qualche contatto”, pensa.

Harry Potter, dopo la perdita della bacchetta a Godric’s Hollow, in quello sconsiderato viaggio nel suo passato, prende quella di Hermione per fare il turno di guardia. Si mette fuori dalla tenda fino a quando, in lontananza, una luce non si palesa. Un patronus a forma di cerva si avvicina. Harry la vede, si catapulta all’inseguimento fino a un laghetto ghiacciato. Guarda in profondità, un’altra luce. La spada di Godric Grifondoro lo guarda dall’abisso. Deve recuperarla assolutamente, ma Potter non brilla per astuzia. Come spesso accade, si dimentica di essere un mago. Si spoglia ed entra nel laghetto con l’Horcrux al collo. Il postpuberale viene strozzato, attaccato, asfissiato. Sta per morire, quando…

Harry Potter si risveglia al sicuro. La spada è ancora nel lago. Lui, invece, è asciutto e coperto. Sul suo ventre, c’è un biglietto. “Sei più scemo di tuo padre. Almeno lui sapeva di essere un mago, anche se, con il più pericoloso mago oscuro di tutti i tempi alle sue calcagna, andava ad aprire la porta in piena notte senza bacchette. È proprio il caso di dirlo, le perle ai porci”. Harry è confuso, quel riferimento al nobile suino del padre lo insospettisce, ma non collega. “Ho capito!”, dice ad alta voce. E si spoglia ancora, mette da parte l’horcrux, vicino alla bacchetta di Hermione e si rituffa. Niente, non ce la può fare, ma recupera la spada. Parlando in serpentese fa schiudere il medaglione e lo distrugge, poi torna al campo fradicio, ma con un Horcrux in meno da distruggere.

Il percorso procede, fino a quando vengono catturati dai ghermidori e portati nella villa di Malfoy. Bellatrix lo riconosce subito, nonostante la fattura pungente, ma non vuole rischiare di convocare il suo signore senza certezza. Chiama Draco, ma lui tentenna. “Potrebbe…io…non so…”. Bellatrix è furiosa, fa incarcerare il presunto Harry Potter e inizia a interrogare Hermione. Dal sotterraneo si sentono le urla della ragazza. Harry chiede aiuto allo specchio, Dobby compare, porta via gli altri prigionieri. Harry prova ad assalire Codaliscia, ma senza l’aiuto di Ron tutto si evolve più lentamente. Riesce a sopraffare lo schiavetto di Voldemort, ma è tardi. Hermione giace ai piedi di Bellatrix, apparentemente senza vita e…

Il resto lo scoprirete nella prossima puntata.

(Lo chiamavano clickbait, per noi è solo crudeltà)

The following two tabs change content below.

Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

Lascia un commento

Privacy Policy