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“Elementare, Watson”: tutto ciò che non sapevi su Sherlock Holmes

Creato dalla penna di Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes è di certo il più famoso dei detective

Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare – Sherlock Holmes, Il mastino dei Baskerville, 1902

Sherlock Holmes è un personaggio letterario inventato da Sir Arthur Conan Doyle alla fine del XIX secolo. Com’è noto, Holmes è un investigatore privato famoso in tutta Londra le cui vicende ci vengono narrate in prima persona dall’amico e fedele assistente, il medico ed ex-militare John Watson. I due si conoscono nel 1881 poiché entrambi interessati a dividere l’appartamento sito al 221B di Baker Street. In tale occasione, il nostro investigatore non riesce a trattenere le proprie doti investigative e, dopo una rapida occhiata al dottore, deduce che egli è appena tornato dall’Afghanistan, seguendo un lungo filo di congetture e ragionamenti in circa… un secondo, con grande stupore di Watson:

Per lunga abitudine, il lavorio della mia mente è così rapido, che sono arrivato a quella conclusione senza essere conscio dei passaggi intermedi. Però ci sono stati, dei passaggi intermedi. Ecco il filo del mio ragionamento: quest’uomo ha qualcosa del dottore, ma anche qualcosa del militare. È reduce dai Tropici, poiché ha il viso molto scuro, ma quello non è il suo colorito naturale, dato che ha i polsi chiari. Ha subito privazioni e malattie, lo dimostra il suo viso emaciato. Inoltre, è stato ferito al braccio sinistro. Lo tiene in una posizione rigida e poco naturale. In quale paese dei Tropici un medico dell’esercito britannico può essere stato costretto a sopportare dure fatiche e privazioni, e aver riportato una ferita al braccio? Nell’Afghanistan, naturalmente. S’intende che il mio cervello ha impiegato meno di un secondo a formulare questa sequenza di pensieri. Allora le ho detto che veniva dall’Afghanistan e lei è rimasto sbalordito  – Uno studio in rosso, 1887

Raffigurazione di Sherlock Holmes

Benché “elementare, Watson” sia la più famosa citazione di Holmes, di sicuro non è la frase che usa più spesso. L’ha usata solo in qualche occasione, una sola formulata esattamente com’è ricordata. Se volete qualche citazione del famoso investigatore, vi accontentiamo subito. Ve ne lasciamo qualcuna da usare in occasioni diverse, al bisogno. “Nulla è più innaturale dell’ovvio” (Un caso di identità, 1891); “Sono proprio le soluzioni più semplici quelle che in genere vengono trascurate” (Il segno dei quattro, 1890); “Tutto ciò che non è noto appare straordinario” (Il mastino dei Baskerville, 1902). Straordinario come le capacità di Sherlock Holmes, che non ci sono del tutto note.

La cosa più straordinaria e affascinante di questo personaggio è la sua personalissima teoria secondo cui la mente umana sia una soffitta: l’essere umano “normale” vi accumula qualunque genere di informazione, anche la più inutile. Ma Holmes sceglie accuratamente che cosa riporvi. Credereste mai che un uomo del XIX secolo non sappia che è la Terra a girare intorno al Sole? No? Eppure, Watson ha dovuto spiegarlo a Sherlock per poi sentirsi dire che farà del suo meglio per dimenticarsene, ora che lo sa. Per mantenere fede ai propri principi, sia mai che li tradisca.

A proposito dei principi di Holmes: “Da molto tempo il mio assioma è che le piccole cose sono di gran lunga le più importanti” (Un caso di identità, 1891). È proprio grazie alla sua attitudine a notare ogni minimo dettaglio che riesce, spesso avvalendosi del prezioso aiuto dell’amico Watson e di un gruppo di ragazzini (chiamati “gli irregolari”), a risolvere qualunque caso. Anche il più complesso.

Ma Sherlock Holmes non è solo il geniale investigatore che riesce a riconoscere i tipi di sigari dalla cenere che lasciano e il fango di un determinato luogo dalle chiazze sui pantaloni, è anche e soprattutto un essere umano e come tale ha dei momenti di sconforto in cui si fa di cocaina o morfina, dipendenze poi sostituite dalla pipa con estremo disappunto di Watson che, a volte, si trova la casa completamente invasa dal fumo. In questi momenti, Holmes si lascia prendere da pensieri non proprio positivi: “La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell’esistenza” (La lega dei capelli rossi, 1891). Comunque, Sherlock si riprende con la stessa facilità con cui si deprime, basta infatti un caso stimolante per restituirgli vigore: “Nella matassa incolore della vita scorre il filo rosso del delitto e il nostro compito sta nel dipanarlo, nell’isolarlo, nell’esporne ogni pollice” (Uno studio in rosso, 1887).

Forse non tutti sanno che Conan Doyle nel 1891, con il racconto Problema finale, decise di uccidere Sherlock Holmes (insieme all’acerrimo nemico Moriarty) in quanto gli “impedisce di pensare a cose migliori”, ma l’insistenza dei fan dell’investigatore lo costrinse a “resuscitarlo” con uno stratagemma.

Di opere cinematografiche e televisive ispirate all’investigatore londinese ce ne sono moltissime e citarle tutte sarebbe impossibile, perciò limiteremo il nostro elenco a una manciata di titoli. Da Sherlock Holmes – la serie di film con Robert Downey jr.– a Elementary – la serie con Jonny Lee Miller – passando per Psych, The Mentalist, i film con Hercule Poirot, i film con Nero Wolfe, fino ad arrivare a Guglielmo da Baskerville – il monaco protagonista de Il nome della rosa di Umberto Eco. Ultimo ma non ultimo, merita una menzione Conan Edogawa, la “versione bambino” del liceale detective Shinichi Kudo, nonché il protagonista del manga (e del relativo anime) Detective Conan. È proprio Conan che cita Holmes, sia nella scelta del nome – tratto dal cognome dell’autore Arthur Conan Doyle – sia nel riportare le parole pronunciate dall’investigatore nel libro Il segno dei quattro del 1890: “una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”.

Conan Edogawa e Shinichi Kudo

di Eleonora Spinelli

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