ultimi articoli

Eleonora Duse: colei che il teatro rese “Divina”

Quante volte le artiste sono definite con particolari appellativi, che ne indicano il talento leggiadro, le caratteristiche principali e cercano di riassumere in un afflato di brevitas virgiliana lo spirito dell’artista. La divina Eleonora Duse è sicuramente membro di tale novero, definita da Hermann Bahr come “la più grande attrice del mondo”.
La piccola Eleonora Giulia Amalia Duse, nata a Vigevano il 3 ottobre 1858, calcò le scene fin da bambina, in compagnia della famiglia di attori clodiensi; trascorse, infatti, i primi anni di vita girovagando con la compagnia itinerante del padre, Alessandro Vincenzo, e della madre, Angelica Cappelletto.

La sua carriera artistica decollò nel decennio del 1880, durante il quale la Divina andò a rivoluzionare sia la tecnica di recitazione sia la scelta del proprio repertorio, trasformazioni che le consentirono di palesare sul palcoscenico una profonda critica sociale nei confronti della propria contemporaneità. All’epoca, infatti, in Italia si riscontrava una grande scarsità drammaturgica, e a ciò si sopperiva affinandosi a pièce bien faite provenienti d’Oltralpe, le quali furono rimaneggiate dalla nostra, al fine che dai drammi di Sardou e di Dumas figlio potesse trasparire la debolezza dei valori borghesi di cui si facevano vessillo, a vantaggio di una presentazione più aderente alla realtà dell’attrice.
La parabola artistica di Eleonora Duse fu quindi di estrema importanza per il teatro moderno, dal momento che ruppe gli schemi caratteristici del teatro ottocentesco, ormai obsoleto per una società totalmente nuova e affamata di novità, sia nel contenuto, sia nella forma, sia nella recitazione.

Anche dal punto di vista prettamente performativo la Duse apportò un vero e proprio stravolgimento tecnico: infatti gli attori a lei precedenti risultavano estremamente innaturali e manieristici, non solo perché continuamente enfatizzavano il tono delle battute, ma anche perché il loro volto era totalmente trasfigurato a causa di trucchi scenici eccessivamente pesanti, finalizzati all’esagerazione delle espressioni e della mimica facciale dei performers. La nostra, invece, fondava il proprio metodo recitativo sulla componente istintuale e naturale del suo sconfinato talento, il quale le consentiva appunto di “portare in vita” i personaggi che andava a interpretare, vivificandoli in modo naturale, esprimendo le proprie forti emozioni fino a piangere disperata, a volte, aggrappandosi alle tende del sipario. L’incisiva componente emotiva e patetica della sua recitazione, pur essendo sempre molto spontanea, le permise di recitare in lingua italiana anche all’estero: gli spettatori stranieri, pur non comprendendo cosa dicesse, comprendevano profondamente il tutto per come era magistralmente espresso dalla Duse.

Molti uomini si susseguirono nella vita sentimentale di Eleonora Duse, tra cui spicca sicuramente Gabriele D’Annunzio, poeta vate, di cui si tratterà di seguito. In primo luogo l’attrice sposò un membro della sua compagnia teatrale: Tebaldo Marchetti, famoso con il nome d’arte di Checchi, da cui ebbe una figlia, Enrichetta.
A seguito della separazione da Marchetti, la Divina si legò ad Arrigo Boito nel 1884, e la relazione pur essendo molto taciuta e condotta con discrezione, durò comunque diversi anni, durante i quali Boito adattò Antonio e Cleopatra alla recitazione della propria amante.
Negli anni della frequentazione con Boito, Eleonora Duse frequentò assiduamente gli ambienti della Scapigliatura italiana e importante fu l’incontro con Giuseppe Giacosa, il quale ne arricchì il repertorio con i propri drammi.
L’attrice, inoltre, funse da ponte della drammaturgia tra l’Italia e il resto dell’Europa, tanto da mettere in atto per la prima volta in Italia i drammi di Henrik Ibsen, tra cui Casa di Bambola e La donna del mare.

Certamente di fondamentale importanza per la vita sentimentale e lavorativa della donna fu l’incontro con il poeta vate Gabriele D’Annunzio, avvenuto a Venezia nel 1894, che ebbe una durata di un decennio e costituì una pietra miliare nell’affermazione della fama del poeta: la Duse infatti recitò nei drammi dannunziani, aumentandone di conseguenza il prestigio e l’attenzione della critica italiana. Tuttavia, D’Annunzio preferì l’attrice Sarah Bernhardt come protagonista della prima rappresentazione in Francia de Le ville morte.

Eleonora Duse, dopo un allontanamento temporaneo dalle scene, tornò nuovamente alla ribalta nel 1921 per necessità economiche. Solamente tre anni più tardi la Divina si sarebbe spenta a Pittsburgh a causa di una polmonite il 21 aprile 1924, durante la sua ultima tournée.

The following two tabs change content below.

Maria Baronchelli

Mi chiamo Maria Baronchelli, studio Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano, amo la lettura, il teatro, la musica, in particolare quella classica, e soprattutto adoro scrivere: le parole scorrono rapide, la mente è più veloce della penna a volte, e mi sento libera, come se avessi un paio di ali che mi consente di vivere mille vite, di dare forma e corpo a personaggi, storie, amori, passioni, tutto grazie a una penna, o a una tastiera, che rendono visibili parole non mie, ma di personaggi in cerca di autore.

Lascia un commento

Privacy Policy