L’eruzione

La mia collega cinese rutta. Sì, avete letto bene. Rutta compiaciuta e anche radiosamente, nel senso figurato del termine. Rutta, come faceva mio nonno dopo svariati amari alla fine del pranzo di Natale, augurandosi “Salute!”, da solo e fiero, di fronte a tutti i parenti sbigottiti. 

Avevo letto, non poco tempo fa, che il suono del rutto può essere utilizzato anche in ambito paranormale. In un albergo nella parte meridionale della Cina una setta utilizza una vera e propria terapia per allontanare gli spiriti maligni in maniera definitiva a suon di rutti. Ma, a parte questa piccola e misteriosa parentesi, nei paesi occidentali il rutto non è considerato un suono gradevole, anzi, viene definito come atto di scorrettezza a tavola – o altrove – e di poca raffinatezza comportamentale.

Tra i cinesi invece, e tra le varie culture in oriente, il rutto, dopo i pasti, è segno anche di apprezzamento del cibo consumato, per la mia felicità e sconcerto. Indipendentemente dalla cultura e dall’usanza del luogo in cui si ci trova, per loro, ruttare dopo un pasto è una cosa più che normale per ogni persona, dato che l’aria che si ingerisce assieme al cibo deve essere rilasciata. Evviva.

Che poi, alla fine, l’eruttazione (credo sia questo il termine scientifico) è composta praticamente dallo stesso gas utilizzato proprio per far diventare gassate le bevande: il biossido di carbonio e le stesse bevande, appunto, lo causano. L’eruttazione è il rilascio di un gas da parte del sistema digerente attraverso la bocca, pertanto il momento precedente all’eruttazione può facilmente essere riconosciuto, ed io lo riconosco subito: si avverte una vibrazione dell’esofago superiore e dopo ciò il gas che passa è in grado di creare un suono distintivo, tipico.

Insomma, alla fine per i cinesi è bene che queste cose escano dal corpo perché simboleggiano il male che abbiamo dentro ed è segno di quanto sia stato apprezzato il pasto. Il problema, però, è che di fianco alla sua scrivania, a un metro e mezzo d’aria, c’è il mio orecchio, il mio computer e il povero me. Ed il fatto che io sia un essere umano di genere maschile, il quale crede ancora che le donne di tutto il mondo non ruttino e non scoreggino, non la fa di certo preoccupare.

Lei quindi continua, in maniera quasi morbosa, a eruttare. Infrangendo ogni mio sogno e convinzione. Demolendo questa meravigliosa differenza tra uomo e donna in un “Burp”, onomatopeico, in SI bemolle.

Ed eccola li, la vedo, si sta alzando per andare verso la macchinetta degli snack e delle bevande. Dio, fai che stia per prendere un bottiglietta con della fresca e dissetante acqua naturale.

Ma ti prego. No.

Fai che non sia la solita Coca Cola, da 33cl, post pausa pranzo.

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Andrea Panarotto

Pianeta Terra
Trent’anni e più all’anagrafe. Biologo su un pezzo di carta. Fan patologico di Star Wars. Ha un passato come musicista nella scena punk italiana. La sua esperienza lavorativa spazia in molti campi, le uniche sue costanti sono la musica, la scrittura e il disegno, il cinema e la cucina vegetariana.

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