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Il giullare

Chi siamo?
Siamo e non siamo: vita e morte, gioia e dolore, diamanti e fango in un sol corpo.
Ascoltate, vi supplico, le nostre voci. Indossiamo anime per mostrarle a voi, ombre viste da quassù, da questo pavimento caldo e scuro.
Nasciamo da una menzogna sincera, innocente.
Cresciamo al ritmo di sogni che si creano, viviamo sprazzi di eterno e scompariamo dietro un drappo vermiglio.

Chi siamo?
Inchinandomi, dirò… ATTORI.
Effimere creature, la cui vita si condensa in un battito d’ali, si impossessano di noi, esistendo per un brivido di eterno che ha inizio con il fruscio del sipario.

Vite si intrecciano.
Fili differenti tessono un mondo che si nutre di lacrime e applausi. Il telaio è amore. Amore verso il nuovo volto, per sempre ricamato nel cuore. Amore verso la ciurma, la banda di briganti, le dame, i cavalieri perennemente mutevoli. Amore verso sé, che spinge a vivere l’avventura sul palco fino al midollo.

Ecco il segnale, manca poco ormai al tuffo nell’ignoto. Le luci divengono fioche, una coltre di nebbia appena percettibile si posa ovunque:  l’impossibile stende il proprio mantello sul mondo reale.

Solo a noi è concesso vederlo, è il nostro rifugio. Fuori di qui viviamo, ma quanto temiamo i giudizi! Siamo bersagli di luoghi comuni, vulnerabili di fronte a chi brama calpestarci spinto da invidia, da sete di gloria. Tremiamo al pensiero di non essere all’altezza di un mondo sempre di corsa, prede di chi non guarda, ma vede soltanto. Forse sarebbe bene soffocare il boato dentro noi, omologandoci gli uni gli altri, per essere ritenuti… normali.

No. Spiccare il volo verso un sogno non è follia, non è vanità: è un diritto. Oh sì: lo strapiombo è terribile, si vorrebbe fuggire dall’ignoto, ma non è concesso tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa. Un respiro, le ali spiegate e…vita.

Questo è il mio sogno, la mia forza. Il teatro è un sogno: un giullare in eterno equilibrio su un filo di ragno, teso tra il sonno e la veglia.
Mi tuffo negli occhi della mia brigata: ecco gli stessi dubbi, ecco la scintilla che nasce dal tanto amato giullare.

Siamo attori, siamo vasi colmi di vita, padri e madri di esseri il cui respiro si incastra tra gli applausi.
Ora è tempo di schiudere ciò che custodiamo, di annientare il vero, di plasmare con mani intrise di finzione una verità pura. Silenzio. L’oscurità cala. Silenzio. Il sipario fruscia.

Silenzio. Ci schiudiamo alla vita.


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Maria Baronchelli

Mi chiamo Maria Baronchelli, studio Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano, amo la lettura, il teatro, la musica, in particolare quella classica, e soprattutto adoro scrivere: le parole scorrono rapide, la mente è più veloce della penna a volte, e mi sento libera, come se avessi un paio di ali che mi consente di vivere mille vite, di dare forma e corpo a personaggi, storie, amori, passioni, tutto grazie a una penna, o a una tastiera, che rendono visibili parole non mie, ma di personaggi in cerca di autore.

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