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Il mio posto

Vorrei trascorrere la mia vita viaggiando. Vorrei viaggiare così tanto da non ricordare più come sono fatte le mura della mia camera e le vie del mio paese. Ho voglia di vivere, tanta voglia di vivere ed è forse questo quello che mi fa stare così. Poche le parole durante la settimana. Giorni frenetici, fatti di mille cose da fare e di quella strana contraddizione del tempo, che sembra non essere mai abbastanza eppure trascorre con la dovuta lentezza fra un impegno e l’altro. In mezzo a questo vortice, io, che cerco di non cadere, di arrivare in fondo, di mantenere l’equilibrio senza mai rallentare. Odio dover star chiuso in questa gabbia, frenare i miei desideri tra casa e lavoro. Vivere in maniera frenetica, nevrotica, contro i ritmi naturali, tempo sottratto alla vita, derubato dalle carriere lavorative che producono miseria di sentimenti, perdita di sogni, passioni e ideali.

Voglio conoscere la vastità dell’essere umano, non limitarmi a parlarne con il vicino di casa o su qualche blog dimenticato nelle rete.

Voglio scappare dalla routine. Voglio trovare il mio posto.

E a ogni ritorno, tornare cambiato, mai uguale al me stesso di prima, perché è la cosa più bella che mi possa capitare.

Ti saluto sono pronto a partire. Mi attendono venti fermate di treno, sette ore su una carrozza che taglierà di netto il mio paese. Ma un buon viaggio non può inaugurarsi senza una citazione o una frase. Per un viaggio, questo, può essere un augurio, un varo. Da poco, quasi casualmente, ho scoperto questo piccolo scritto, trovato in un libro che si presta al meglio come una bottiglia di champagne gettata contro la carena di una nave: “Il viaggio è fatto in primo luogo di se stesso. È uno spazio longitudinale, dentro il quale, come in una fessura del pianeta, cadono immagini, profili, parole, suoni, monumenti e fili d’erba. Si possono fare diecimila miglia senza per questo aver viaggiato; si può fare una passeggiata, e la passeggiata può diventare quella fessura, essere viaggio.”

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Andrea Panarotto

Pianeta Terra
Trent’anni e più all’anagrafe. Biologo su un pezzo di carta. Fan patologico di Star Wars. Ha un passato come musicista nella scena punk italiana. La sua esperienza lavorativa spazia in molti campi, le uniche sue costanti sono la musica, la scrittura e il disegno, il cinema e la cucina vegetariana.

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