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Il paradosso del premio Nobel per la pace

In questo articolo cercheremo di analizzare la storia della nascita del premio Nobel per la pace e il paradosso su cui è fondato a causa del suo creatore: Alfred Nobel, l’inventore della dinamite.

Il premio Nobel e l’invenzione della dinamite

Tutti conoscono l’onorificenza che gravita intorno ai premi Nobel. Chimica, fisica, medicina, letteratura ed economia (dal 1969) vengono assegnati ogni anno, nel mese di ottobre, dal 1901, mentre la cerimonia di consegna avviene il 10 Dicembre presso la Konserthuset (“Sala dei concerti”) di Stoccolma. Solo il premio per la pace viene conferito a Oslo e non nella capitale svedese.

Ciò che non tutti sanno, o comunque conoscono senza sviluppare intorno una riflessione critica, è che Alfred Nobel, prima di diventare famoso a livello mondiale per i suoi premi, godeva già di grande fama per l’invenzione della dinamite: un’invenzione che ha modificato e amplificato completamente l’impatto distruttivo dei conflitti tra popoli, come si è potuto vedere chiaramente durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

La passione per gli esplosivi è stata ereditata dal padre, il quale sperimentava con la nitroglicerina. Alfred cercava un modo per rendere la nitroglicerina facilmente trasportabile, riuscendo alla fine a stabilizzarla. Il potenziale distruttivo di ciò che stava creando era quindi ben noto fin dall’inizio, tanto che durante uno dei suoi esperimenti a causa di un’esplosione uccise accidentalmente il fratello. Un tragico evento che l’ha portato a trasferirsi su un’isoletta fuori Stoccolma.

Chi era Bertha Kinsky?

Come mai Alfred Nobel ha deciso, alla fine della sua vita, di dare un premio proprio per la pace? Una delle risposte sta proprio nella scelta testamentaria di Nobel di assegnare il premio per la pace a Bertha Kinsky nel 1950. La segretaria, appartenente a una delle famiglie aristocratiche austriache più in vista, si ritrovò a dover lavorare a causa della decadenza economica del suo casato, rispondendo all’annuncio di Nobel che la scelse tra moltissime candidate. Brillante e poliglotta, nel 1889 pubblica il suo libro Giù le armi!, un vero e proprio manifesto contro la guerra. È proprio lei, dunque, a farci vedere un abbozzo di una prima dialettica paradossale che sta dietro al premio Nobel: da una parte abbiamo l’inventore di questa potentissima arma di distruzione che è la dinamite, colui che venne chiamato “il mercante di morte”, dall’altra parte la sua segretaria, signora della pace. Una coppia inverosimile, con due temperamenti eccezionali.

Il principio di deterrenza

Abbiamo ben poco materiale per comprendere la personalità di Alfred Nobel, principalmente epistolari. Kinsky affermava che l’aver prodotto un esplosivo così devastante non lo angosciasse particolarmente. La sua tranquillità e il suo non sentirsi responsabile erano dettati dal cosiddetto principio di deterrenza, ovvero la capacità di riuscire a fermare la guerra proprio per la paura del potere distruttivo di quelle armi. Secondo Alfred infatti, le persone non avrebbero avuto il coraggio di distruggere così brutalmente e inesorabilmente popolazioni e città intere. La fiducia sulla deterrenza si rivelò tuttavia sbagliata e il suo principio non verrà messo in atto durante la Prima Guerra Mondiale, ma solo con la fine della Seconda, grazie alla potenza delle armi nucleari.

“Forse le mie fabbriche metteranno fine alla guerra prima dei vostri congressi, il giorno in cui due eserciti potranno distruggersi reciprocamente in un solo istante tutte le popolazioni civili indietreggeranno inorridite e scioglieranno le loro truppe”. -Alfred Nobel

Secondo Einstein, Alfred avrebbe creato il premio per la pace solo per pulirsi la coscienza, ma le sue lettere certificano che non era affatto così. La missione di Nobel era semplicemente conferire un premio a chi ha reso i migliori servizi all’umanità.

Il paradosso non lo ha abbandonato nemmeno dopo la sua morte, non solo per l’utilizzo che è stato fatto della sua scoperta. Nobel infatti nel suo testamento mise i diritti della sua dinamite in vendita senza alcuna specificazione: il brevetto venne acquistato da Friedrich Flick, un industriale tedesco, la cui ricchezza dovuta per l’appunto alla fabbricazione di armi ha consentito l’ascesa al potere di Hitler. Flick ha deciso infatti di finanziare il Partito Nazionalsocialista e conseguentemente l’organizzazione dei campi di concentramento, in cui uomini schiavizzati lavoravano di fatto per la sua azienda.

Il discorso di Henri Bergson

L’atmosfera in cui è venuto alla luce il premio Nobel ha condizionato la letteratura premiata, ma soprattutto i discorsi delle cerimonie di premiazione. Il Discorso del banchetto de 1927 dello scrittore Henri Bergson esprime il paradosso di Alfred Nobel e le sue invenzioni mortifere mettendole in relazione con la civiltà dell’uomo. Bergson riflette sul potere distruttivo delle armi e soprattutto su ciò che le armi significano dal punto di vista tecnologico ponendosi il problema del progresso.

Scienza vs. morale, progresso vs. stasi. Se da una parte il XIX Secolo ha posto le basi per la tecnologia moderna, dall’altra la morale non ha avuto lo stesso “innalzamento”, con un rapporto quasi inversamente proporzionale che ha portato l’uomo a scendere nella crudeltà, come durante le guerre mondiali dei primi del Novecento. Bergson nota che il progresso è un fatto, un accadimento materiale o immateriale. Noi pensiamo sia materiale, un’apparenza materiale di benessere, civiltà evoluzione e progresso.

Certo, il secolo della rivoluzione industriale fece immensi progressi nella tecnica, ed è venuto naturale pensare che contemporaneamente ci fosse stato un progresso morale. Lo sviluppo tecnologico della civiltà non risulta tuttavia automaticamente nello sviluppo morale degli uomini che la compongono e un accrescimento dei mezzi materiali a disposizione dell’umanità può persino comportare dei pericoli, a meno che non sia accompagnato da un corrispondente sforzo spirituale.

Un progresso tecnologico che non è accompagnato da un progresso spirituale è pericoloso, proprio come è avvenuto con l’invenzione della dinamite, che avrebbe potuto essere utilizzata per scopi nobili come l’edilizia, per creare ad esempio nuovi tunnel in grado di collegare territori separati da enormi impedimenti naturali.

“Le macchine che costruiamo essendo organi artificiali che vanno ad aggiungersi ai nostri corpi naturali ampliandone le portata accrescono il corpo dell’umanità”.  -Henri Bergson, Discorso del Banchetto, 10 dicembre 1928

Un corpo integrato dalle macchine messe a disposizione dell’uomo, il corpo dell’umanità è insieme naturale e innaturale, non si possono espandere solo i frutti materiali.

“Se si vuole che l’integrità del corpo dell’umanità sia preservata e che i suoi movimenti siano regolari, anche l’anima deve espandersi”.  -Henri Bergson, Discorso del Banchetto, 10 dicembre 1928.

Se ciò non avverrà, il suo equilibrio sarà minacciato e insorgeranno grandi difficoltà e ci sarà una sproporzione tra l’anima e il suo corpo incredibilmente accresciuto. Avremo un gigantismo del corpo naturale con un cervello piccolissimo, quindi una creatura mostruosa.

Il paradosso continua

Oggi è vivo il Nobel per la pace, ma anche tutta la parte bellica che gli gravita intorno: il brevetto di Nobel è nelle mani di una fabbrica di armi Svizzera e le guerre non sono certamente terminate, si sono semplicemente raffinate sulla base della sua invenzione. La scelta del premio per la pace si può leggere o riassumere come un tentativo fallito di fare una “guerra alla guerra” con le sue stesse armi.

di Federica Ventura

 

 

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