In evidenza

La filosofia impressionista

In questo articolo analizzeremo alcune delle caratteristiche più rilevanti della corrente artistica impressionista, traendone riflessioni di stampo filosofico.

Giacché il colore che creava in sottofondo ai fiori era più prezioso, più commovente di quello stesso dei fiori; e sia che facesse scintillare sotto le ninfee, nel pomeriggio, il caleidoscopio di una felicità attenta, mobile e silenziosa, sia che si colmasse verso sera, come certi porti lontani, del rosa sognante del tramonto, tramutando di continuo per rimanere sempre in accordo, intorno alle corolle dalle tinte più stabili, con quel che c’è di più profondo, di più fuggevole, di più misterioso – con quel che c’è d’infinito – nell’ora, sembrava che li avesse fatti fiorire in pieno cielo – Marcel Proust

L’impressionismo, corrente artistica nata a Parigi negli anni ’70 dell’Ottocento e proliferata principalmente nei due decenni successivi, è sicuramente una delle tendenze pittoriche più conosciute e amate al mondo. I dipinti dei maggiori esponenti impressionisti, tra cui possiamo ricordare Manet (precursore del movimento), Renoir, Degas e Monet sono esposti in tutto il mondo, da New York (MET, Guggenheim) a San Pietroburgo (Hermitage), per non dimenticare ovviamente la loro capitale, ovvero Parigi (Louvre, Musée d’Orsay, Orangerie).

Analizzando la nascita, le caratteristiche pittoriche e il carattere dei pittori impressionisti si può ritrovare in esse un agglomerato di lezioni di vita, o meglio, dei consigli su come incanalare le proprie passioni, su come trasformare il proprio stato d’animo in qualcosa di positivo e produttivo.

NON AVERE PAURA DI OSARE

Le prime opere impressioniste vennero esposte al Salon des Refusés, ancora prima che il movimento artistico esistesse a tutti gli effetti in ambito critico. Il Salon des Refusés fu un’esposizione organizzata a Parigi nel 1863 per volere di Napoleone III con lo scopo di accogliere le opere scartate dal Salon “ufficiale”, ovvero quello dell’Académie des Beaux-Arts. Durante questa esposizione venne presentato al pubblico Colazione sull’erba di Édouard Manet, un quadro in grado di rompere con la tradizione mostrando il fascino presente nell’età moderna intenso in senso baudelairiano, in cui la bellezza si può trovare anche nel presente. Una modernità in cui si supera la tradizione (abiti contemporanei dell’epoca e non le toghe antiche) e contemporaneamente si rimane impressi per l’eternità. Nel 1976 verranno esposti, sempre dopo il rifiuto dell’Academie, Renoir, Monet e Pissarro. La loro arte si mostrò immediatamente ribelle alle convenzioni, mettendo al primo posto non soltanto l’attenzione verso il colore, ma anche l’interesse a mostrare le emozioni che la realtà suscitava, superando lo stigma della perfezione del disegno e delle forme.

CARPE DIEM – CUILLE LE JOURS – QUI E ORA

Una delle tecniche principali dell’impressionismo è la pittura en plein air, all’aperto, non solo quello che si vede in maniera realistica e fredda realizzando una sorta di fermo immagine, ma cercarendo anche di cogliere quell’attimo di cambiamento che stravolge la propria visione del mondo. Claude Monet può essere ritenuto il massimo esponente di questa filosofia, in quanto ha passato gran parte della sua vita a cercare di carpire i cambiamenti della luce per mostrare non tanto al mondo, quanto prima di tutto a sé stesso come l’attimo presente sia sì difficile da immortale in maniera vivida, ma contemporaneamente da dover vivere, da dover afferrare. La serie della cattedrale di Rouen, per esempio, rappresenta la stessa visuale in ore diverse della giornata, per sottolineare come il presente sia reale, fuggevole e afferrabile solo se si vuole coglierne la vera bellezza.

PERSEVERA CON COSTANZA – DATTI TEMPO

La serie delle ninfee di Monet è uno degli esempi più strabilianti di perseveranza e di costanza, un lavoro sopraffino intriso di amore e di pazienza. Monet si dedicò alla rappresentazione delle sue Ninfee per quasi vent’anni. Nel 1883 il pittore si trasferì in una piccola casa presso Giverny, a pochi chilometri da Parigi.  In questo piacevole villaggio ebbe l’opportunità di coronare il suo sogno, ovvero catturare le sfumature, i giochi di luce che solo l’acqua poteva offrire all’occhio umano nelle diverse ore del giorno. Per questo motivo intraprese l’allestimento di un giardino in cui non solo vennero piantati numerosi specie di fiori, ma venne anche creato uno stagno artificiale con il celeberrimo ponte giapponese, presente in diverse sue opere. Dalla fine degli anni Novanta, momento di conclusione del suo enorme progetto urbanistico, fino alla sua morte nel 1926 Monet si dedicò completamente al soggetto dell’acqua e delle ninfee, lottando fino alla fine nonostante la sempre più greve cecità dovuta dalla cataratta.

Gli ultimi due punti possono essere ben riassunti anche con la serie di Edgar Degas dedicata alle ballerine realizzare a partire dagli anni Settanta del XIX secolo fino alla sua morte nel 1917. Degas realizzò numerosi quadri con le ballerine inizialmente per motivi economici, le danzatrici erano infatti un soggetto molto amato. Dietro a questo bisogno però si nascondeva il suo vero intento. Degas desiderava raffigurare il movimento, e non le ballerine come esseri in carne ed ossa con caratteristiche peculiari. Anche in questo caso l’arista ha dato prova della costanza e soprattutto della sua attenzione verso l’attimo del presente.

di Federica Ventura

Sii il primo a commentare

Rispondi

Privacy Policy