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La dimensione oscura: le voci della dittatura cilena e il pentimento di un carnefice

Questo articolo è un consiglio di lettura per chi desidera scoprire o approfondire uno dei periodi storici più importanti per il Cile: la dittatura di Augusto Pinochet. Si analizza infatti il libro della scrittrice cilena Nona Fernández, La dimesione oscura, in cui viene narrata, attraverso lo stile obliquo, la storia del soldato Andrés Antonio Valenzuela Morales, e la sua autodenuncia da torturatore. 
Patricia Paola Fernández Silanes, in arte Nona Fernández, nasce il 23 giugno del 1971 a Santiago in Cile. Una scrittrice che nel corso degli ultimi anni è riuscita non solo a farsi conoscere a livello internazionale, ma anche a creare uno stile in grado di emozionare e far risaltare la realtà storica ed attuale di un paese complesso come il Cile.
In La dimensione oscura (La dimensión desconocida), edito in Italia da Gran Via, la Fernández dà vita a voci strozzate dal regime di Augusto Pinochet, che siano torturatori, vittime o spettatori più o meno ignari. Tutto inizia la mattina del 27 agosto 1984, giorno in cui Andrés Antonio Valenzuela Morales, soldato di primo grado, si presenta nella sala d’attesa della rivista Cauce per denunciare il suo passato da torturatore. Verrà infatti chiamato “l’uomo delle torture”. Il suo fu un atto eroico, dato che Pinochet abbandonò l’incarico da presidente solo l’11 marzo del 1990.

“Pagine di colore celeste, le ricordo bene, che per un attimo mi avevano proiettato in una sorta di realtà parallela, buia e infinita, come la stanza dei miei incubi. Un universo inquietante che s’intravedeva là fuori, nascosto oltre il perimetro del liceo e delle nostre case”.

L’aspetto della dittatura di Pinochet che più importa per i contenuti del libro è il processo di repressione ed eliminazione degli oppositori, che fossero politici o civili. Nona si muove in quegli anni per ricapitolare attraverso dati storici e immaginazione ciò che gran parte del popolo cileno ha dovuto subire, ciò che lei stessa ha provato durante la dittatura. Augusto Pinochet è stato infatti accusato per crimini all’umanità.
Nona rivisita la letteratura testimoniale inscindibilmente legata alla Shoah modellandola in modo tale da poter accogliere e mostrare il mosaico dell’identità dell’America Latina. La sua è una testimonianza, fatta di legami famigliari e personali, di infanzia, di presente e di futuro. Il tema della memoria si fonde con la sperimentazione stilistica, Nona sente la necessità di aprirsi completamente al potere della letteratura utilizzando la propria capacità mnemonica come mezzo di espressione. Le storie sviluppate all’interno del libro trasmettono una storicità intima, una visione che supera i confini dell’oggettività riuscendo a toccare le aree più oscure.
L’autrice non cerca una verità assoluta, anzi pubblica il suo libro per creare altre domande. Si sente in dovere di continuare quel processo della memoria, superando le ovvietà sulle migliaia di morti, sulle famiglie distrutte, scegliendo due punti di vista differenti: il suo, da portatrice di una post memoria e quello dell’uomo delle torture, il cui pentimento non sembra mai essere abbastanza.

“L’uomo che torturava si è pentito, certo, ma questo lo trasforma in un mostro pentito. La sua condizione mostruosa è impossibile da giustificare o dimenticare.”La dimensione oscura

Non è facile inserire il romanzo in una consecutio spazio-temporum lineare e precisa, sia i tempi che gli spazi della storia sono variegati a causa di numerosi salti temporali che vanno dall’analessi alla prolessi. Possiamo però rinchiudere il tutto in due momenti principali: gli anni della dittatura di Pinochet e il presente, ovvero il periodo di gestazione del romanzo. Per quanto riguarda lo spazio, lo si può anch’esso circoscrivere in un territorio ampio, il Cile. La storia riprende eventi avvenuti principalmente tra l’11 settembre del 1973 e il 1990, ovvero dal golpe di stato militare effettuato da Augusto Pinochet con l’appoggio degli Stati Uniti (Il presidente Richard Nixon ed Henry Kissinger) e di alcuni esponenti di ceti elevati cileni, in nome della lotta contro il comunismo, fino al momento dell’abbandono del suo incarico da presidente. Il colpo di stato rovesciò l’ex Presidente in carica, il socialista Salvador Allende, il quale morì a seguito del bombardamento che colpì il palazzo presidenziale.
I luoghi in cui si svolgono le vicende del romanzo sono totalmente cileni e terribilmente urbani. Terribilmente in quanto durante la lettura del libro non si può rimanere colpiti da come, almeno nei casi citati dalla scrittrice, i luoghi delle torture e dei rapimenti appartenevano alle città, in particolare alla capitale Santiago. Mentre le zone desertiche, pluviali, marittime o montane, appartengono maggiormente ai tentativi di fuga dei perseguitati o ai momenti dedicati all’eliminazione definitiva del prigioniero.
Il libro non ha solamente Morales come grande protagonista, ma riporta la sensazione di ansia e di disagio che il Cile ha dovuto sopportare, senza poter mai gioire di una vera e propria giustizia. Nona racconta le sue angosce e le amplifica riuscendo a estrapolarle dal proprio contesto personale, ricostruendo storie di volti e nomi che forse non avrebbero mai più visto la luce. Scorrendo le pagine si vedono susseguirsi e si intrecciarsi eventi che hanno contribuito a formare l’identità cilena attuale. Un lavoro di post memoria sviluppato dalla scrittrice e raggiunto grazie alla riedificazione di un passato troppo pesante per sparire e troppo complesso per essere espresso.
Le atrocità e i piani di rapimento scorrono sotto gli occhi del lettore tramite le vicende di José Weibel Navarrete, responsabile del Partito comunista, ancora il giovane Mario, costretto a vivere molteplici finte vite con le sue tante famiglie, Hugo Ratier e Alejandro Salgado e il corpo violentato di Lucía Vergara sullo spartitraffico di calle Fuenteovejuna.
Lo stile diretto, fulmineo e personale si percepisce già dalle prime pagine del libro. Nona Fernández presenta immediatamente l’uomo delle torture nel giorno che cambiò completamente la sua vita di allora e lo fa mischiando le conoscenze dettate dalla rivista Cauce, alla sua immaginazione. Fin dal principio si può percepire come l’intero romanzo non sarebbe potuto esistere senza la ficcion (arricchimenti narrativi di pura invenzione),  capace di riempire le zone di mezzo, quelle che si collocano tra la luce della denuncia e l’oscurità della violenza.

 “Lo immagino entrare in un edificio di Calle Huérfanos, all’angolo con Bandera. È la sede della rivista ‘Cauce’. Questo però non lo immagino, l’ho letto”La dimensione oscura

È proprio la capacità di scrittura ibrida di Nona Fernandez la sua arma vincente, caratteristica che ha portato la casa editrice Gran Via ad inserirla nella collana Diagonal, in cui vengono pubblicati libri obliqui: politicamente e storicamente accurati, ma realizzati con uno stile personale e emozionante.

di Federica Ventura

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