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L’addio

Xenia osserva inerme le navi che salpano dal porto, sollevando schizzi di mare e facendo ribollire la schiuma sotto il loro peso tagliente. Lei non ha più fame, lo stomaco e il diaframma si contraggono in una macabra danza stridente. Osserva la nave che trasporta, che traina, che trascina il padre verso una guerra già perduta, lei che ha la mente verso il futuro, già lo vede, ma il suo potere è troppo grande, è come speculare a quella principessa antica, passata, Cassandra, che vede il padre soccombere sotto i dardi Achei. Gemelle nel dolore e nella disgrazia senza mai vedersi, ma solo percependosi.
Xenia, futura madre di figli dimenticati, tace e pensa, in silenzio, come sempre.

Hai la vita in mano e pensi :“A che serve tutto questo?”.
È tutto prodotto da una scatola chiusa, che non vede la luce.
Al suo interno elettricità produce l’universo.
Segno indelebile di un amore esente da limiti, è un tutto condensato in una scatola.
Una scatola pazza a causa di un cuore dannato.
Se vi fosse solo il cuore, l’animo sarebbe pacifico, ma è nella scatola che si compie il giudizio universale, una valle di Giosafat crudele, un Armageddon che non conosce pietà e non usa premura nemmeno verso il suo padrone.
È una madre crudele, un servo fedele che a volte tradisce, sovente va in collera con il cuore, forse lo odia, e produce quindi il male: un male profondo, che scava nei più profondi recessi dell’anima nudi solchi, in cui scorre sangue, in cui scorre fiele di morte.
Ma non è forse questo che da’ la vita?
“Quid est veritas?”, questo è il problema!
Sono nobili sentori di eterno, o marciume gettatoci per punizione di una colpa tramandata da padri remoti?
È un martello che batte e tu vuoi che smetta, gli ordini di farlo, lo preghi, lo supplichi, ma lui batte sempre più forte la sua eterna e infinita marcia, lasciandoti sfinito, non morto, poiché la sua crudeltà è galante: lascia un filo di respiro, te ne fa innamorare e poi ti tortura, tenendoti sempre legato a quel filo, maledetto dannato filo!
E nuoti, affoghi in quel caos invisibile, che non ha sapore, odore, che non è viscoso o ruvido, ma È.

Xenia è muta, è cieca, ormai vecchia, non ha più nulla, se non il ricordo di quel padre che salpava, e mai più fece ritorno. Allora era alba, ora sempre notte, sempre tenebra, non vi è più spazio alla vita.
Xenia venne rapita appena il padre fu salpato, ma non da nemici.
Tornata a casa dal lacrimevole addio paterno, la sua povera piccola casa di pescatori, odorante sempre di salsedine, ma sempre dignitosa, ordinata, pulita, come solo chi ama il proprio focolare può fare, era messa a soqquadro, non era più focolare, era cloaca.
La madre impiccata, la sorella neonata…assente.     
Uomini dal volto coperto, dagli occhi dardeggianti, in silenzio chiusero la porta di quella piccola, umile casa, che si accingeva ad osservare inerme una ulteriore profanazione e carneficina, non di carne, ma di anima.
I suoi rosei quattordici anni vennero sventrati e ingravidati di un figlio della violenza. Appena si svegliò dal torpore di morte, in una pozza di sangue, sentì i ghigni dei propri aguzzini che si allontanavano, soddisfatti e gongolanti, mentre lei non era che un mucchio di ossa e carne, piena di una vita, testimone eterna di violenza crudele. Il figlio odiato nacque in un anonimo giorno di aprile, maledetto per sempre, amato e odiato.
Una notte, mentre vagiva, lo portò con sé sulla roccia dalla quale aveva abbandonato il padre, e lì, abbandonò il figlio.

Madre bambina, mai sposa, mai vissuta, solo dolore,            
nei ciechi occhi di Xenia.

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Maria Baronchelli

Mi chiamo Maria Baronchelli, studio Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano, amo la lettura, il teatro, la musica, in particolare quella classica, e soprattutto adoro scrivere: le parole scorrono rapide, la mente è più veloce della penna a volte, e mi sento libera, come se avessi un paio di ali che mi consente di vivere mille vite, di dare forma e corpo a personaggi, storie, amori, passioni, tutto grazie a una penna, o a una tastiera, che rendono visibili parole non mie, ma di personaggi in cerca di autore.

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