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Le cose che abbiamo imparato nel 2020

L’anno che vorremmo cancellare dalle nostre vite ha però avuto un merito indiscusso, quello di averci insegnato a sperare. E non solo.

Il 2020 ci ha fatto disperare, ma soprattutto ci ha fatto parlare a lungo. Quest’anno, nella solita lista dei buoni propositi che si presenta come una scure sui nostri colli il 31 dicembre, probabilmente i primi tre punti saranno occupati dal desiderio di far terminare quest’annus horribilis e di ricominciare da capo. Eppure io credo che da questi 365 giorni di pura follia abbiamo imparato molto.

Abbiamo imparato, in primo luogo, la fallacia dei buoni propositi. Certo, stileremo anche quest’anno quella lunga lista di ripetuti “perdere 3kg”, “trovare lavoro” e “laurearmi”, ma i karaoke dal balcone di casa e le scritte “andrà tutto bene” ci hanno insegnato che no, non è andato tutto bene, e che l’indole umana non cambierà mai. Faremo sempre polemica in coda al supermercato, penseremo sempre di essere i più intelligenti sulla faccia della terra, continueremo a non voler vaccinare i nostri figli contro ogni evidenza scientifica. Con la consapevolezza, però, che la testardaggine dell’essere umano lo rende inguaribile.

Abbiamo imparato l’importanza degli affetti, in un mondo che voleva separarci dai nostri cari nel giorno di Natale abbiamo imparato che senza di loro non ci sarebbe nessuna festività e ci siamo battuti per avere il  nostro Natale tradizionale. Con meno persone, ma con lo stesso calore.

Abbiamo imparato a non comparare la pandemia con la guerra, che quella è brutta davvero e si combatte con i fucili e le granate, mentre il Covid chiede solo di restare a casa. Una richiesta che non è poi tanto diversa da quella delle mamme che ripetono, ogni fine settimana, ai figli adolescenti che “questa casa non è un albergo”.

Abbiamo imparato l’importanza dello studio, abbiamo odiato le scuole e le università finché non ce le hanno tolte e solo a quel punto ci siamo accorti di quanto fossero per noi occasione di svago e di divertimento, oltre che fonte di conoscenze che la didattica online non sarà mai in grado di impartirci allo stesso modo.

Abbiamo imparato quanto il lavoro sia fondamentale, in un periodo in cui chi cerca lavoro non lo trova e chi ce l’ha già lo perde abbiamo imparato l’essenzialità dei sacrifici, quelli quotidiani e non troppo stringenti, che ci portano a essere apprezzati sul luogo di lavoro. E chi è riuscito a trovare lavoro ha imparato a non lasciarselo scappare, al contrario di chi invece gode di un posto fisso da tutta una vita.

Abbiamo imparato che il mondo è bello, ma l’Italia è meravigliosa. Abbiamo riscoperto la bellezza dei viaggi in macchina, delle Alpi e delle coste del nostro Meridione, quel mare nostrum che per tanti è la speranza di una nuova vita e che fin troppe volte abbiamo denigrato per i più vasti oceani.

Abbiamo imparato che molti amori vanno, ma altrettanti restano. Con il primo lockdown abbiamo capito che la distanza fa male, sì, ma che ci permette di dare un valore alle nostre relazioni e di comprendere cosa merita le nostre attenzioni e cosa invece no. Ci siamo sentiti soli, abbandonati, feriti, ma le videochiamate serali dopo una giornata in smartworking ci hanno sempre dato la forza di andare avanti e la speranza di riabbracciarci quando sarebbe ritornato il caldo.

Abbiamo imparato ad aspettare, a dosare l’impazienza, a rimandare quello che può essere rimandato. Abbiamo imparato a dare priorità alle cose giuste e a chiudere un occhio dove era possibile farlo.

Ma soprattutto, abbiamo imparato il vero significato della parola “speranza” perché quest’anno, più di tutto il resto, abbiamo sperato. Abbiamo sperato di rivederci, di riabbracciarci, di tornare a viaggiare, di tornare a scuola, di tornare a baciarci. Abbiamo sperato di tornare a vedere quei sorrisi estranei sull’autobus che ora sono coperti dalle mascherine, abbiamo sperato di essere invincibili mentre tutto il mondo intorno a noi crollava inesorabilmente. Abbiamo sperato nella scoperta di un vaccino efficace, un vaccino che alla fine è arrivato in meno tempo del previsto. Abbiamo sperato tante cose, ne spereremo altrettante, ma questo 2020 non è del tutto da buttare.

Non siamo cambiati, non cambieremo, ma quest’anno forse scrivendo la lista dei buoni propositi penseremo meno ai chili presi durante le feste e a quel viaggio in programma da secoli perché, se è vero che da questo confinamento abbiamo imparato qualcosa, è proprio quali sono le cose importanti, quelle senza le quali non saremmo qui oggi. E non sono assolutamente quelle che ci aspettavamo.

di Gaia Rossetti

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