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L’educazione e la libertà nell'”Attimo Fuggente”

L’educazione unita a senso critico libera le menti. Le fa volare lontano dagli schemi calati dall’alto di una autorità inesistente.

L’attimo fuggente, film diretto da Peter Weir nel 1989, traduce dalla dimensione poetica alla pellicola la storia di un docente che guida i propri studenti verso un orizzonte libero da preconcetti. Nell’autunno del 1959 in un liceo americano, il professor Keating compie il miracolo dell’educazione, del “condurre fuori” giovani cuori dalla nebbia degli stereotipi, permettendo loro di scoprire se stessi.

“Oh Capitano, mio Capitano”.
Il Professor Keating, interpretato dal magistrale Robin Williams, fa risuonare i versi del poeta Walt Whitman per ispirare i giovani alunni che assistono a un vero miracolo di liberazione del pensiero.

Gli occhi celesti di Robin Williams trasmettono l’emozione concreta della collaborazione con attori in erba, con i quali ha instaurato un rapporto di fiducia, cresciuto ripresa dopo ripresa. Non vi era finzione, non si stava girando un film: era l’ispirazione di una mente illuminata che riluceva.

Lottare per trovare la propria voce: questo l’ammonimento principale di Keating. Impedire ai propri studenti di incorrere nell’appiattimento acritico, correndo così il terribile rischio di non conoscere l’anima che alberga in ognuno. L’istruzione, unita a un senso critico, rende liberi.

Uno studente, Neil Perry, è particolarmente colpito dagli insegnamenti di vita del nuovo docente, così decide di unirsi a una compagnia teatrale, per perseguire il proprio sogno: recitare. Da sempre il ragazzo aveva assecondato il desiderio che l’austero padre nutriva circa la sua carriera futura: diventare medico.

Neil tacque la propria attività recitativa al padre, nonostante il Professor Keating lo avesse incoraggiato a dialogare con il genitore, così da tentare un chiarimento. Il ragazzo debuttò nel ruolo di Puck in Sogno di una notte di mezza estate, di Shakespeare, e l’acclamazione per la sua performance fu enorme. Tuttavia il padre, venuto a sapere dell’accaduto, attese il figlio a casa la sera stessa, proibendogli di continuare a recitare e di frequentare le lezioni di Keating.

Un giovane diventa adulto quando acquisisce una consapevolezza critica; l’educazione “conduce fuori” da imposizioni che si reputano non corrette per sè e per il bene comune. Ma ciò non è possibile senza l’apertura al dialogo: Neil e il padre non si ascoltano, e si consuma così la tragedia.

Neil, disperato, recupera la pistola custodita nella scrivania del padre e, indossata la corona di rami intrecciati del suo Puck, si toglie la vita in una notte nevosa. Si è di fronte a un dramma di Shakespeare! Anche questa storia piena di risate e sogni che prendono il volo si macchia di sangue. Come la mancanza di dialogo tra padri e figli provoca la rovina per Antigone, Emone, Romeo e Giulietta, così anche su Neil si abbatte la maledizione di inauspicious stars.

Keating viene cacciato dalla scuola, poiché considerato la miccia che ha innescato la tragedia. Ma proprio mentre sta per uscire a capo chino dalla sua aula, il più mite tra i suoi pupilli si alza in piedi, gridando che l’accaduto non era colpa del docente. Nonostante i rimproveri del supplente di Keating, il ragazzo si innalza sopra ogni schema, salendo in piedi sul banco; con infinita dolcezza ripete: “Capitano, Mio Capitano”. Uno ad uno, gran parte degli studenti fanno lo stesso.

Il trionfo della bellezza è compiuto. Keating ha uno scintillio negli occhi, in quegli occhi profondi, in cui ogni ingiustizia è annientata. Solo poche parole consacrano il finale del capolavoro: “Grazie ragazzi. Grazie”.

Il miracolo è avvenuto! Per quanto quell’uomo potrà essere lontano dai ragazzi, nulla potrà mai cancellare dalle loro menti gli insegnamenti di chi ha dato loro fiducia. Keating ha insegnato loro a volare.

“Oh Capitano, mio Capitano”.

di Maria Baronchelli

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