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Lo spot di Winelivery non è libertà sessuale, ma cattivo gusto  

Winelivery opta per una pubblicità promiscua e discutibile che ha visto molti indignarsi e molti riderci su. Un inno alla libertà sessuale o solo cattivo gusto?

La nuova discutibile campagna dell’app per la consegna a domicilio di vini e bevande è in onda dal 28 febbraio sulle principali emittenti televisive italiane. Un progetto che, affidato alla creatività dell’agenzia H-57, vuole sottolineare il punto di forza del brand: la consegna in 30 minuti. Giusto il tempo di un threesome.

Un omaggio all’Arancia Meccanica di Kubrick, dicevano. Sarà divertente, dicevano. Quello che però deve essere sfuggito agli sceneggiatori di questa pubblicità è che c’era sicuramente un motivo se, all’uscita nelle sale, il film era vietato a un pubblico di minori. Non certo per una questione di contenuti espliciti, certo, si trattava di un film violento e a tratti distopico, ma sotto l’ironia di un bicchiere di vino in compagnia dopo un bel menage à trois non si nasconde nessun messaggio profondo alla “in guerra e amore tutto è lecito”. Perché nel mondo dello spettacolo, amici miei, non è proprio tutto lecito.

Siamo tutti d’accordo, la libertà dell’amore è cosa sdoganata. Ma passare dall’amore libero, consapevole, carnale e tutto quello che ci pare al mettere in scena tre tizi che fanno sesso c’è un bell’abisso. Non è una questione di pudore o di chissà quale bigottismo, ci siamo schierati dalla parte della libertà sessuale più e più volte tramite articoli, immagini, meme e interviste (qui). È proprio una questione di buon senso, o meglio, di buongusto.

Potete fare sesso con chi vi pare, potete decidere di condividerlo o di far finta di niente, di raccontarlo o di tacere, di farlo in due o in gruppo. Potete fare quello che vi più vi aggrada, siamo in un Paese libero e potete pure inneggiare a quello che vi pare – non serve certo che ve lo diciamo noi. Ma quello di Winelivery, e-commerce di bevande alcoliche,  è uno spot che va in onda sui principali canali televisivi a orari della giornata in cui facilmente ci sono bambini davanti allo schermo.

Forse è il caso di darci una regolata, e di capire che il potere della condivisione deve comunque sottomettersi a degli standard di decenza.

di Gaia Rossetti

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