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Lucrezia Borgia: nomen omen?

Lucrezia Borgia fu al centro dei gossip del Cinquecento italiano, ma il nome che porta ha una storia ben più lunga di così.

“Lucrezia” è un nome di origine etrusca che porta il significato di “appartenente alla gente”. Un nome elegante che nel corso della storia ha accompagnato numerose nobildonne, ma che non è sempre spettato a donne nobili di sangue e nell’operato: Lucrezia Borgia fu una delle donne più chiacchierate del Rinascimento italiano e al suo nome si ispirò Niccolò Machiavelli nell’ideare il personaggio femminile della Mandragola. Questa donna è però molto diversa dall’ “ideale di Lucrezia” annunciato dalla Lucrezia di Tito Livio. Ripercorriamo insieme le tracce di questo percorso che parte nella antica latinità e arriva fino al Rinascimento.

La Lucrezia di Tito Livio

Lo stupro di Lucrezia è un piccolo e intenso dramma composto nel 1594 da William Shakespeare dedicato alla figura di Lucrezia, vissuta al termine del VI secolo a.C. e destinata a divenire il pretesto per la fine della monarchia a Roma. Lucrezia però, come spesso accade per i personaggi romani di Shakespeare, ha fatto la sua prima comparsa fra le pagine dei Fasti di Ovidio, e la sua storicità è documentata da un lungo racconto di Tito Livio.

Un unico episodio alla fine degli Ab urbe condita libri racchiude il destino di questa giovane donna: la vicenda reale è ambientata nella Roma di tarda età monarchica, in cui i re provenivano da famiglie etrusche (non è un caso, dunque, l’origine etrusca del nome). Si tratta di re sanguinari e violenti, sembrano pensati per essere spodestati. Lucio Tarquinio, soprannominato “il Superbo”, ha provocato l’assassinio del suocero e precedente sovrano, Servio Tullio, e si è impadronito del trono.

P. P. Rubens, Tarquinio e Lucrezia, 1610

La leggenda vuole che Lucio Tarquinio, durante l’assedio di Ardea, si sia concesso un momento di riposo: sorge allora una disputa fra i presenti su quale, fra le mogli degli astanti, sia da ritenersi la più virtuosa. Il premio va allora a Lucrezia, moglie di Collatino, parente del re. Per verificare la nobiltà di Lucrezia, un gruppo di compagni d’arme si reca a casa di Collatino, dove la matrona si sta dedicando ai lavori domestici. La vista di Lucrezia provoca in Sesto Tarquinio, anch’egli parente del re, un desiderio insopportabile di possesso. Approfittando delle tenebre, Tarquinio stupra Lucrezia e, immediatamente, l’abbandona. La giovanissima sposa, distrutta dalla violenza cui è stata sottoposta, non può tollerare l’onta che ne deriverebbe per sé e per la propria famiglia: dopo aver raccontato l’accaduto al padre e al marito si toglie la vita, in loro presenza, per sottrarsi alla vergogna.

Bruto, un altro membro di questa numerosa famiglia, raccoglie il corpo di Lucrezia e lo porta a Roma come un vessillo: la morte di Lucrezia deve diventare il simbolo della crudeltà dei re etruschi e deve spingere il popolo a cacciarli. La gente di Roma insorge, le porte della città vengono sprangate e Tarquinio il Superbo viene esiliato insieme ai suoi figli. La monarchia è morta e, con l’esempio di Lucrezia, ha inizio la Repubblica.

La Lucrezia di Tito Livio è una donna fedele, virtuosa certamente, legata al marito, alla famiglia, alla patria. Un esempio da seguire, come vuole poi la storia di Roma, ma questa caratteristica che dà al suo nome si riscontrerà anche nelle “Lucrezie” future?

Lucrezia Borgia la sposa bambina, ma non solo

Lucrezia Borgia ha tredici anni quando viene data in sposa nel 1493 per la prima volta dal padre –che è anche il Papa – a Giovanni Sforza, conte di Pesaro, molto più anziano di lei. Una sposa bambina, ma a quindici anni il matrimonio è sciolto: ufficialmente perché il marito non l’ha consumato, ufficiosamente perché il marito accusa Lucrezia di essere l’amante di Rodrigo Borgia, suo padre.

A sedici anni è sospettata di essere la madre di un bambino il cui padre è il fratello, Cesare Borgia, ma si vocifera che invece sia figlio del Papa, Rodrigo Borgia. Le malelingue della curia e di tutte le corti italiane ricordano come sia sparita per alcuni mesi, molto opportunamente, prima che si avesse notizia della nascita di questo baby Borgia dalle origini oscure. Non solo pettegolezzi di presunte infedeltà, ma vere e proprie accuse di incesto che calano su una sventurata ragazzina, la cui colpa risiede solamente nel nome che porta e nella sua bellezza.

Presunto ritratto di Lucrezia Borgia

Ma quando non sono nemici e avversari a tormentare la famiglia Borgia, ecco che si rendono la vita impossibile da soli. L’altro fratello di Lucrezia, Giovanni Borgia, non certo famoso per la sua simpatia, è invitato dal padre in Spagna per organizzare un buon (secondo) matrimonio per la figlia. Nominato gonfaloniere della Chiesa – grazie alle influenze di Papa-papà – riesce a rendersi intollerabile a tutti a Roma: una notte di giugno del 1497 esce per una passeggiata e non rincasa più. Il Papa-papà rivolta la città come un calzino e, dopo aver messo a capo delle indagini il figlio Cesare, il corpo salta fuori dopo un paio di giorni nel Tevere, dove Giovanni era caduto dopo aver subito ben sette coltellate. Si cerca affannosamente il colpevole, ma ad un certo punto le indagini vengono fermate: pare che Papa-papà abbia scoperto chi fosse il malcapitato, ma che si trattasse proprio del figlio Cesare, dunque i fatti vengono inabissati e dimenticati.

Lucrezia ha ormai diciotto anni e grazie alle seconde nozze con Alfonso di Aragona diventa duchessa di Bisceglie. Le alleanze dei Borgia, però, cambiano, e a Cesare e al Papa-papà gli Aragonesi non servono più: Alfonso d’Aragona viene imprigionato e muore. Ufficialmente, per una caduta mentre si sta recando dal Papa a chiedere spiegazioni, ma la realtà è che nemmeno Lucrezia – che ora è incinta – sa come sia andata la faccenda. Il fratello Cesare impedisce alla sorella persino di partecipare al funerale del marito e tutti coloro che sono stati presenti alla morte di Alfonso, nel giro di qualche giorno, muoiono.

Ha vent’anni Lucrezia, e il numero di matrimoni cresce parallelamente alla sua età. Siamo a quota tre quando arriva a Ferrara e sposa il duca del luogo, Alfonso (sì, porta questo nome anche il duca di Ferrara). La vita di Lucrezia finalmente prende la piega giusta, partecipa ai “proto-salotti” dove si incontrano gli umanisti e intreccia una relazione con Pietro Bembo, e quando il matrimonio con Alfonso scricchiola si consola con Francesco Gonzaga duca di Mantova. Forse, anche per il gusto di soffiarlo alla sua nemesi, Isabella d’Este.

Una donna completamente diversa rispetto alla Lucrezia di Tito Livio, con la quale non condivide né le attitudini né i valori, ma solo il nome. Mentre Lucrezia nel VI secolo a.C. si era procurata la morte pur di non essere motivo di disonore per il marito e la patria, la Borgia non ci pensa due volte a tradire consorti e a far chiacchierare le bocche degli uomini (e delle donne) suoi contemporanei.

La Lucrezia di Niccolò Machiavelli  

Mandragola è, come potete facilmente trovare su Wikipedia, una commedia di Niccolò Machiavelli composta nel 1514 e considerata il capolavoro del teatro del Cinquecento. Si tratta di una potente satira sulla corruttibilità della società italiana dell’epoca, che prende il titolo dal nome di una pianta, la mandragola, alla cui radice vengono attribuite caratteristiche afrodisiache e fecondative.

La commedia racconta le vicende di Callimaco – un giovane gentiluomo fiorentino di ritorno da vent’anni vissuti a Parigi – il quale, avendo sentito parlare della bellezza di una giovane donna di Firenze, Lucrezia, decide di incontrarla e di farla sua. La donna però è sposata con un avvocato molto più anziano di lei, messer Nicia, conosciuto per essere proprio uno sciocco. Callimaco chiede aiuto a Ligurio, consigliere di Nicia, affinché elabori un piano per permettergli di trascorrere una notte d’amore con Lucrezia, e il piano è presto fatto: Ligurio sfrutta il desiderio di Nicia di avere un figlio e Callimaco, travestito da medico, lo convince che il modo più sicuro perché sua moglie resti incinta sia quello di farle bere una bevanda preparata con la mandragola. Bevanda che ha però l’effetto collaterale di causare la morte del primo uomo che andrà a letto con la moglie. Il marito acconsente, convince ­– con l’aiuto della madre della ragazza e di un frate – Lucrezia che beve la mandragola e va a letto con Callimaco, nei panni di uno sfortunato garzone scelto appositamente da messer Nicia per sfruttare quel primo rapporto di Lucrezia che avrebbe portato il suo amante alla morte. La donna viene a sapere dell’inganno dallo stesso Callimaco la mattina dopo e accetta di diventare la sua amante, in quanto ritiene che sia avvenuto tutto per volere del cielo e il giovane non sia esattamente da buttare via. Callimaco riprende il suo travestimento da medico e conquista del tutto la fiducia di Nicia, che gli consegna le chiavi di casa sua perché possa andare e venire a suo piacere.

Machiavelli presenta Lucrezia come una “giovane molto accorta”, in grado di adattarsi alle circostanze e di mutare con esse. Inizialmente restìa, per onestà e rettitudine morale, a compiere l’adulterio, una volta costretta prende per mano la situazione e relega per sempre il marito in quella parte che si era scelto per una notte, ma che ora sarà per sempre. Secondo Luigi Russo, critico e accademico italiano, essa è la vera eroina della moralità machiavelliana: Lucrezia si adegua alla società, uscendone alla fine vincitrice.

Lucrezia è consapevole delle sue azioni ingiuste e, nel complesso della commedia, appare come il personaggio più savio e capace, nonostante la corruzione che la circonda. Lucrezia decide di agire per sé, rivoltando la trama nel modo che le sarà più congeniale e trovandosi l’occasione di avere un amante giovane e bello, sotto l’occhio sciocco e inspiegabilmente rasserenato del marito. È proprio la sua capacità di autogiudizio e di scelta a darle un rilievo perché – in un’epoca in cui una donna non poteva nemmeno scegliersi il proprio marito – una ribellione da parte di chi non poteva farla avrebbe forse, secondo Machiavelli, potuto smuovere il popolo sottomesso.

Copertina della ristampa della Mandragola del 1556

Tre donne, un unico nome. Se Tito Livio dipinge una Lucrezia dall’onore immacolato, Niccolò Machiavelli ne dà, in qualche modo, la parodia, raccontando una fanciulla che non solo non si cura dei valori della sua famiglia, ma che addirittura acconsente al tradimento del marito. Una vergogna di cui, fra l’altro, pare si sia macchiata la stessa Lucrezia Borgia.

di Gaia Rossetti

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