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Monet e la bellezza della luce

“Altri pittori dipingono un ponte, una casa, una barca…io voglio dipingere l’aria che circonda il ponte, la casa, la barca, la bellezza della luce in cui esistono”.

Questa frase si può considerare come il manifesto dell’opera di Monet, il filo conduttore che lega tutte le sue opere e in particolare la serie delle Ninfee. Questa particolare serie è composta da 250 dipinti che ritraggono il giardino di Giverny, da lui stesso progettato e realizzato nel corso degli anni. Nonostante il soggetto sia sempre lo stesso, ogni quadro ha una personalità differente e ciò è dovuto al cambiare della luce, inteso sia come il progredire del giorno e delle stagioni, sia come personale visione e percezione dell’autore. Monet infatti soffriva di cataratta, malattia che portò un progressivo sfuocamento della vista fino alla quasi totale cecità. Tutto ciò suggerisce un pensiero sulla vita in generale: la realtà che ci circonda, pur rimanendo sempre la stessa, muta e si trasforma a seconda della percezione che ne abbiamo, dovuta appunto alla “luce” che la investe.

Oscar-Claude Monet nacque a Parigi il 14 novembre del 1840, ma già alla tenera età di cinque anni dovette trasferirsi con la sua famiglia a Le Havre da una zia paterna, dove visse una vita agiata e all’aria aperta grazie alla quale coltivò un amore per i paesaggi normanni, le campagne e il mare. Questo amore è molto evidente nella moltitudine di quadri dedicati proprio a tali luoghi, come si nota ad esempio dal quadro Campo di papaveri del 1886.

Campo di papaveri, C. Monet

Monet non era di certo uno studente modello, la sola materia che lo interessava veramente era il disegno. L’unico sostegno per il giovane Claude era la zia, grazie alla quale fu in grado di proseguire nella sua passione. Le primissime opere di Monet erano delle caricature degli abitanti di Le Havre, vendute a venti franchi ciascuna, che esponeva settimanalmente nella vetrina di una bottega. Grazie al proprietario della bottega, il giovane Monet conosce il paesaggista Boudin, che convertì la sua passione in temperamento artistico e gli trasmise un amore per la pittura en plein air.

Nel 1859 la passione di Monet per la pittura lo riportò a Parigi, dove i maggiori artisti di Europa si erano dati appuntamento per il Salon, un’esposizione periodica di pittura che si teneva presso il Louvre. Claude qui conosce Troyon, un pittore francese che si dedicò alla pittura di paesaggi e animali, che gli fece pressione affinché si iscrivesse presso l’atelier di Couture ma non fu ammesso ai corsi e così si iscrisse ad una scuola d’arte privata. In questi anni Monet stabilì una fitta rete di conoscenze che si rivelerà fondamentale per la sua carriera artistica.

Solo due anni più tardi Monet si arruolò nel Reggimento dei Cacciatori d’Africa di stanza ad Algeri, città che lo affascinò moltissimo e rafforzò la sua vocazione artistica: qui passava tutto il suo tempo libero a fissare la luce e i colori di quei luoghi. Importante per l’evoluzione artistica di Monet fu l’incontro con altri artisti (tra i quali Renoir) che ripudiavano la sterilità del disegno accademico e con loro, nel 1863 si recò a Chailly-en-Bierre. Stregato dal fascino di quel luogo, Monet vi rimase a lungo e si esercitò nella pittura en plein air. E questo fu solo uno dei numerosi incontri che incisero in modo significativo nella sua vita artistica e personale.

Il 15 aprile 1874 Monet espose per la prima volta, insieme ad altri artisti, le sue tele. Fra i quadri proposti dal pittore c’era Impressione, levar del sole, opera considerata il manifesto stesso dell’origine del movimento impressionista.

Impressione, levar del sole, C. Monet

Nel 1890 finalmente Monet poté realizzare il sogno di una vita, acquistando il casolare a Giverny e dedicandosi al giardinaggio, realizzando un enorme parco ornamentale intorno alla casa. Sfruttando la confluenza del fiume che scorreva lì vicino, creò nel giardino un piccolo stagno sovrastato da un ponte di chiara ispirazione giapponese e in cui fiorirono delle delicate ninfee bianche e rosa. E da qui ha inizio l’ultimo periodo pittorico di Monet che ha come soggetto prediletto proprio le ninfee. Nel 1920 Monet donò dodici tele, per esporre le quali fu necessario costruire due grandi sale ovali nel Museo dell’Orangerie.

Sala adibita all’esposizione delle Ninfee di Monet presso il Museo dell’Orangerie di Parigi

Fu in questo periodo che Claude Monet iniziò ad avere problemi con la vista e questo fatto, come già detto, influenzò moltissimo le successive opere dell’autore. Nel giugno del 1926 Monet ricevette una brutta diagnosi, carcinoma polmonare, e morì il 5 dicembre dello stesso anno.

di Eleonora Spinelli

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