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Perché il MoMA di New York val bene una visita

Il 7 novembre 1929 fu inaugurato il Museum of Modern Art di New York, più noto come MoMA, con una mostra molto importante in cui per la prima volta furono esposte le opere di Van Gogh, Gauguin, Cézanne e Seurat. Si tratta senza dubbio del museo più influente al mondo, ha avuto un’importanza straordinaria per lo sviluppo dell’arte moderna ed è stato spesso considerato il principale museo moderno al mondo.

Il museo doveva essere la casa dell’arte moderna e contemporanea americana, ma nessuno nei primi anni Trenta avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe diventato uno dei musei più visitati al mondo. “Non esiste nel campo dell’arte moderna un’istituzione che abbia maggior peso ed influenza” scriveva Wieland Schmied parlando del MoMA, e proprio per questo non è contemplato negarsi (e negargli) una visita when in New York. Ecco allora una selezione di dieci opere che, fra le quasi 200.000 esposte, non ci si può proprio perdere.

Ingresso del MoMA

Al primo posto di questa lista non possiamo non inserire La Notte Stellata di Van Gogh: un cielo stellato sulla città di Saint Rémy, dove Van Gogh fu confinato in manicomio durante i suoi ultimi giorni di vita. L’energia del cielo, il colore intenso e le stelle esplosive sono la rappresentazione di quello che l’artista vedeva ogni notte dalla sua stanza. Un trionfo di oscurità in contrasto con la luce che, quasi quasi, fa invidiare le quattro mura in cui si trovava rinchiuso.

Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso mostrano come l’autore abbia cambiato il mondo dell’arte con la sua visione incredibilmente innovativa del corpo umano. Il dipinto di fama mondiale è una delle opere manifesto del Cubismo, e rappresenta cinque giovani prostitute nude in un bordello di Barcellona.

L’opera surrealista per definizione, la quintessenza del Surrealismo di Salvador Dalì: La persistenza della memoria. Il quadro rappresenta la relatività del tempo, teorizzata proprio in quegli anni da Einstein, attraverso uno scenario desertico in cui appaiono orologi molli, scioglie voli, formiche e un oggetto grottesco al centro dell’opera che ricorda il profilo di Dalì.

Se pensavate che visitando i musei della certamente-più-vicina Parigi avreste esaurito tutto il materiale su Claude Monet, vi sbagliavate di grosso. Al Moma sono esposte Le Ninfee, un’opera gigantesca che occupa un’intera parete di 20 metri di lunghezza. Questa tela raffigura il laghetto in stile giapponese di Monet nel suo giardino a Giverny, un acquario in fiori composto da acqua, ninfee e una meravigliosa luce avvolgente.

Magritte è uno degli artisti più importanti del movimento surrealista, secondo solo al coevo Salvador Dalì. Gli amanti, che si baciano con il volto coperto da un lenzuolo bianco, è certamente una delle opere più riprodotte al mondo, soprattutto in questo periodo di pandemia in cui il velo sui loro volti ricorda molto le ormai troppo note mascherine. Bello l’amore eh, per carità, ma la salute prima di tutto.

Canto d’amore di Giorgio De Chirico ha in sé un’autorità inquietante, un qualcosa di metafisico che sembra prendere vita da oggetti apparentemente senza senso: un guanto rosso inchiodato a una tela, una testa in gesso di una statua classica, una palla verde, un treno che passa sullo sfondo. Tante interpretazioni ne sono state date, ma nessuna di queste riesce a trasmettere quella sensazione onirica che pervade il visitatore nel momento in cui si sofferma su questa tela.

La Gold Marilyn Monroe ritrae la diva secondo l’interpretazione che ne dà Andy Warhol con il trucco perfetto, l’iconica acconciatura bionda, il sorriso etereo e lo sfondo dorato. La riproducibilità delle opere di Warhol si scontra qui con l’eternità di una donna che è sopravvissuta alla sua stessa morte, indimenticabile.

Sebbene il Moma ospiti una ventina di opere firmate Piet Mondrian, Trafalgar Square è forse quella che merita uno sguardo in più. Si tratta del primo di una serie di dipinti intitolati ai luoghi di Londra, città in cui il pittore si trasferì da Parigi per sfuggire alla minaccia di un’invasione tedesca nel1938, durante le Seconda Guerra Mondiale.

Impossibile non dedicare una sosta ai Campbell’s Soup Cans di Andy Warhol, probabilmente più famosi che interessanti, simbolo della Pop Art. L’opera raffigura una serie di trentadue opere raffiguranti la lattina di zuppa Campbell, un alimento base della dieta americana simbolo dell’American way of life.

Last but not least, La bandiera di Jasper Johns. Johns non era ispirato né da patriottismo né da orgoglio nazionale quando ha deciso di dipingere la bandiera degli Stati Uniti, ma voleva riprodurre qualcosa che fosse ben presente a tutto per concentrarsi piuttosto sulla realizzazione stessa. Non importa il contenuto, quello che conta davvero è la forma.

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