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Pio e Amedeo contro il politicamente corretto

Pio e Amedeo sono due comici italiani di origine pugliese, precisamente di Foggia. Famosissimi dopo Emigratis, programma televisivo che racconta le vacanze esuberanti e a scrocco dei due comici, e che propone una visione satirica dell’italiano medio. Con l’utilizzo spropositato di arroganza, ignoranza, sessismo e maleducazione puntano a creare situazioni imbarazzanti.

Dal 16 al 30 aprile di quest’anno hanno lanciato il loro primo varietà televisivo, Felicissima sera, mandato in onda su canale 5 in prima serata. Qualcosa però è andato storto. Dopo l’ultima puntata, Pio e Amedeo sono stati letteralmente sommersi dalle critiche, a causa dei loro discorsi contro il politicamente corretto. Sono stati definiti sessisti, omofobi e razzisti.

Essi dichiarano esplicitamente che non è la nostra lingua ad essere sbagliata, ma le intenzioni che si nascondono dietro all’uso di determinate parole. Per loro, termini come “negro” e “frocio” non sono di per sé sbagliati, lo sono soltanto se utilizzati in modo dispregiativo. Propongono, inoltre, una soluzione alle persone vittime di tali parole: ridere di fronte agli insulti. Una soluzione semplice, no?

Non proprio, benché le intenzioni possano essere in qualche modo buone, non è possibile svuotare le parole dal loro significato. Il termine “negro” ha assunto una connotazione negativa nella lingua italiana. Mentre “frocio” fa parte del vocabolario omofobo, qui dov’è l’ironia?

Sui social media vengono severamente criticati sia di essere dei pessimi comici, sia di non comprendere il reale significato delle parole. Inoltre, il fatto che Achille Lauro, cantante che difende sempre a spada tratta i diritti civili della comunità LGBT, sia stato ospite loro e non si sia pronunciato a riguardo, ha fatto emergere diversi dubbi sulla sua credibilità.

Si è espresso, però, Matteo Salvini sotto il post di Pio e Amedeo, approvando il loro discorso con degli applausi.

Il duo dopo qualche giorno risponde alle critiche. Essi dichiarano esplicitamente “Siamo alla follia, non chiediamo scusa e non fate finta di non capire”. Pio e Amedeo chiedono di non trasformare quanto successo in una questione politica, perché questo non appartiene loro. Lo scopo è fare satira, ma ci stanno riuscendo davvero?
Inoltre, raccontano di aver subìto in passato un attacco omofobo in Russia: qualche anno fa insieme a Vladimir Luxuria si sono battuti per combattere l’omofobia e sono stati “buttati fuori a calci”. Affermano di conoscere bene il significato delle parole, ma ciò che conta, ribadiscono, è l’intenzione.

Educare alla lingua sarebbe dunque un mero tentativo di bloccare e fermare le persone cattive e piene d’odio, bisogna solo sapersi comportare.

Le parole però, ricordiamoci bene, pesano, a volte più dei comportamenti. Rimangono ferme nella mente per poi insidiarsi in ogni angolo, non sottovalutiamole. Che cosa si chiede? Solo di avere un’attenzione maggiore, perché c’è chi le parole le usa per attaccare, e quelle pronunciate per difendere spesso non bastano.

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