Più reale del reale: Budo

Si può definire “personaggio” un amico immaginario? Considerando la rilevanza che Budo ha nel corso degli eventi che si susseguono durante la storia del piccolo Max, il suo amico umano, vorrei definirlo come tale. Anche perché, se non fosse per lui, probabilmente questa storia non esisterebbe.

Vivere per Max è una faccenda complicata. Non riesce a farsi degli amici, vuole stare tutto il tempo da solo e vive le sue giornate seguendo schemi ben precisi. Non gli piacciono i cambiamenti e ogni scelta per lui comporta un sommarsi di infinite variabili: persino scegliere cosa mangiare lo manda in tilt, perché chi gli dà la certezza che il ghiacciolo verde sia davvero più buono di quello azzurro?

Un po’ come quando dovete uscire a cena e non sapete cosa volete mangiare, perché avete parecchia fame e vorreste un sushi all you can eat ma allo stesso tempo l’idea di ordinare dei burritos non vi sembra tanto male, però anche le patatine fritte annaffiate di birra hanno il loro perché. A differenza di questo, l’indecisione di Max trova un aiuto fondamentale in Budo, il quale non lo abbandona mai e lo esorta a fare la scelta migliore, anche quando “si blocca”.

Budo ha l’aspetto di un bambino vero, ma al contrario dei bambini veri non esiste. Frutto dell’immaginazione di Max, è in grado di oltrepassare le porte senza aprirle, di entrare nelle auto senza spalancare le portiere, di vedere gli amici immaginari degli altri bambini. E non è in grado di dormire, non ne ha bisogno. Perché Max lo ha immaginato così.

Per questo, mentre il piccolo dorme, Budo ha il tempo di fare un sacco di cose che non potrebbe fare quando Max è sveglio: sedersi sul divano accanto ai genitori di Max e guardare la tv con loro, andare alla stazione di servizio o fare un giro all’ospedale. Questo è il motivo per cui Budo è molto più intelligente e sa molte più cose degli altri amici immaginari, tutte cose che gli torneranno molto utili quando accade qualcosa di terribile.

Un giorno, mentre i due sono a scuola, Max scompare nell’auto della signora Patterson, la sua insegnante di sostegno, e non torna più. Arriva la polizia e iniziano le indagini, coinvolgendo insegnanti, bambini e genitori. Budo è l’unico ad aver visto la scena ed è l’unico a sapere cosa sta succedendo… ma non può parlare. La sua fedeltà e il suo buonsenso non possono essere ascoltati da nessuno, tranne che dallo stesso Max. Ma Max dov’è?

Trovargli un aspetto negativo… è difficile. Difficile perché si tratta di un amico immaginario, un personaggio ideato da un bambino sulla base dei suoi desideri e delle sue aspettative, di ciò che vuole trovare in un compagno di giochi. Difficilmente Max avrebbe pensato a un amico geloso, possessivo, egoista.

Forse è un po’ maldestro.Quando capisce che qualcosa non va, perde di vista più volte il piccolo Max e questo rallenta parecchio la sua ricerca. Ma poi, per poterlo salvare, è pronto a fare di tutto – addirittura a chiedere aiuto a un altro amico immaginario che lo spaventa da morire.

Forse è un po’ egoista, arrivando indirettamente a far sì che un altro amico immaginario si sacrifichi per il suo piccolo Max. Ma questi è in realtà mosso dal desiderio di aiutare qualcuno, di sentirsi speciale. Morire per salvare qualcun altro è l’azione più nobile e altruista che si possa decidere di compiere, è l’unico vero modo per vivere in eterno.

Forse è troppo attaccato alla sua “materialità”, per quanto Budo possa essere materiale, e alla materialità dei suoi amici. Non vuole dover scomparire e non vuole che scompaiano nemmeno i suoi compagni immaginari, anche quando i loro amici umani sono ormai cresciuti e sono usciti dal guscio che si sono costruiti intorno e che li separava dalla realtà. Però è consapevole che prima o poi sparirà anche lui agli occhi di Max, anzi. Sa di essere fortunato perché ha già vissuto più a lungo della media degli amici immaginari, e sa che il merito è solo di Max e della sua sventurata condizione.

Forse, allora, il suo unico aspetto negativo è proprio quello di essere immaginario, impalpabile, inconsistente e, dunque, inesistente. Budo non c’è, e verrà un giorno in cui anche il piccolo Max si dimenticherà di lui e lui sparirà, e (forse) tutti i suoi sacrifici saranno stati vani perché Max non si ricorderà nemmeno di quello che Budo ha fatto per lui. Ma questo è nella sua natura.

Budo è più reale del reale, l’unico davvero in  grado di fare qualcosa per Max e che non pensa nemmeno per un secondo di tirarsi indietro, anche quando persino la fede dei genitori del bambino sembra vacillare.E questo è il regalo più grande che potesse fare al suo Max.

PRO:

  • Pronto a tutto
  • Fedele
  • Curioso
  • Intelligente
  • Amico fidato
  • Guarda sempre le spalle di Max
  • Protegge Max dal bulletto della scuola
  • Consapevole del suo destino e della sua fortuna

CONTRO:

  • Maldestro
  • Egoista (un pochino)
  • Attaccato alla sua materialità
  • Immaginario

VOTO: 9/10

“Mi giro a guardare Max. Il mio amico. Il bambino che mi ha creato. Vorrei essere arrabbiato con lui perché mi ha dimenticato, ma non lo sono. Non riesco ad arrabbiarmi con Max, gli voglio troppo bene. Niente avrà più importanza quando smetterò di esistere, ma credo che in qualche modo continuerò a volergli bene. Ormai la morte non mi fa più paura. Mi sento solo triste perché non vedrò più Max. Mi mancheranno tutti i suoi giorni futuri, migliaia di giorni in cui crescerà a diventerà un uomo e magari avrà un piccolo Max tutto suo. Penso che se solo potessi starmene seduto in un angolo, zitto e buono, a guardare crescere il bambino a cui voglio così bene, a vederlo vivere la sua vita, sarei felice”.

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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