Quer pasticciaccio brutto de Carlo Emilio Gadda

Roma

Roma caput mundi.

E lo sapeva bene anche il milanese Carlo Emilio Gadda, che a Roma ci è vissuto e ci ha lasciato le penne – ma non solo quelle. Perché Roma è talmente bella che il suo fascino mieteva vittime anche durante i primi anni del fascismo, in cui Gadda decide di ambientare quella vicenda grottesca e inconclusa che intitolerà Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

 

“Già in quer palazzo der ducentodicinnove non ce staveno che signori grossi: quarche famijia de generone: ma soprattutto signori novi de commercio, quelli che un po’ d’anni avanti li chiamaveno ancora pescicani. 

E il palazzo, poi, la gente der popolo lo chiamaveno er palazzo dell’oro.

Perché tutto er casamento insino ar tetto era come imbottito de quer metallo. Drento poi, c’ereno du scale, A e B, co sei piano e co dodici inquilini cadauna, due per piano. 

Ma il trionfo più granne era su la scala A, piano terzo, dove che ce staveno li Balducci ch’ereno signori co li fiocchi pure loro, e in faccia a li Balducci ce steva na signoram na contessa, che teneva nu sacco ‘e solde pure essa, na vedova: la signora Menecacci: che cacciaje na mano in quarziasi posto ne veniva fori oro, perle, diamanti: tutta la robba più de valore che ce sia. E fogli da mille come farfalle: perché a tenelli a la banca non se sa mai: quanno meno te l’aspetti po pijà foco. Sicché, ciaveva er commò cor doppio fonno.”

In questo romanaccio tanto pittoresco da sembrare surreale, Gadda ci presenta in poche righe i fatti principali e il luogo in cui avvengono: il Palazzo degli Ori di via Merulana 219, fra i rioni Monti ed Esquilino. In questa via, anche se non in corrispondenza del numero civico che ci aspetteremmo, è ancora possibile vedere la targa che recita: “A questa via/ all’umanità vitale e dolente/ della Roma tra le due guerre/ si ispirò/ Carlo Emilio Gadda/ per il suo pasticciaccio./ Capolavoro della letteratura del ‘900.”

Via Merulana, Roma

Via Merulana 219, non troppo distante dal colosseo. Il commissario Ingravallo, molisano, è incaricato di indagare su un furto di gioielli ai danni della vedova Menegazzi, di origini venete. Poco dopo però, nello stesso palazzo, viene uccisa la moglie di un uomo parecchio ricco, Liliana Balducci. E si dà il caso che il palazzo in questione sia proprio Palazzo degli Ori – un nome, una garanzia? Non ci è dato saperlo, ma una risatina ci scappa anche.

Nel 1945, Gadda fu incaricato dall’allora direttore del giornale Il mondo di scrivere un commento su un tragico evento avvenuto il 19 ottobre in Piazza Vittorio 70. Qui sarebbero stati tragicamente sgozzati Angela Barruca e il figlio di due anni, dalle sorelle Lidia e Franca Cataldi. Un delitto raccapricciante, che ha appassionato Gadda al punto da ispirarlo nella stesura di quest’opera.

Piazza Vittorio, Roma

Nel corso dell’opera, viene più volte citata una basilica, la stessa basilica in cui opera il padre spirituale della vittima, un certo Don Corpi. La chiesa in questione è Chiesa dei Santi quattro Coronati, un complesso di edilizia cristiana situato sul colle romano Celio.

Chiesa dei Santi Quattro Coronati, Roma

Impossibile non citare anche via Panisperna, dove si trova il “salumaro” (sentite un po’ quanto rende il romanaccio) da cui si reca decisamente troppo spesso il commendatore Angeloni, alter ego di Gadda nel romanzo che viene però messo alle strette in quanto fra i vari sospettati indicati dal commissario Ingravallo rientrano anche i garzoni che lo servono a domicilio.

Via Panisperna, Roma

Inoltre, il commissario Ingravallo lavora presso la sezione investigativa di Santo Stefano del Cacco, una via dal nome tanto reale quanto buffo, dovuto all’omonima chiesa del IX secolo che si erge proprio qui. “Cacco” non è un’onomatopea scelta a caso, ma si riferisce alla statuetta del dio egizio Thot raffigurato come un babbuino, ritrovata proprio qui nel Medioevo.

Chiesa di Santo Stefano del Casco, Roma

In questo romanzo non troviamo solo luoghi dai nomi allegri, purtroppo. Ci sono scene immerse in atmosfere cupe, che di divertente non hanno proprio nulla.

Una di queste è sicuramente l’immagine del Cimitero Monumentale del Verano, dove Liliana Balducci viene sepolta dopo l’omicidio. Si tratta del cimitero principale di Roma, adiacente alla basilica di San Lorenzo fuori le mura.

Ingresso al Cimitero Monumentale del Verano, Roma

O ancora l’hotel D’Azeglio che, nonostante con le sue quattro stelle sia indice di lusso e vacanze meravigliose, in questo contesto assume un senso di tristezza infinito. In questo albergo risiederà il ricco Remo Balducci dopo la morte della moglie.

Ingresso dell’Hotel D’Azeglio, Roma

Cari amici, non posso farvi spoiler questa volta, perché Carlone nazionale i finali non li sa scrivere. Ovviamente un colpevole c’è, ma è sempre cambiato nelle varie edizioni e potrei nominarvene giusto un paio solo per il gusto di godermi le vostre lamentele, mentre cercate di capire chi possa davvero aver rubato i gioielli della Menegalli e ucciso Liliana Balducci.

Ma io no, io farò di peggio. Vi lascerò il gusto di prendere in mano questo libro di carta vera (o se proprio volete l’ebook, anche se personalmente non reggo chi legge dal kindle) nell’edizione che più vi piace, leggervelo davvero e decidere voi stessi se il colpevole scelto questa volta è quello che più si merita di essere incolpato.

E se non lo è, cambiate voi il finale. Tanto l’ha già fatto più volte anche Gadda.

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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