Un cervellone con l’orologio di Topolino: Robert Langdon

Non ha bisogno di presentazioni.

Oppure, è così celebre da meritare una presentazione migliore di quanto possa riuscire a fare io.

Robert Langdon, protagonista di quattro dei romanzi dell’ancor più celebre Dan Brown, occhi verdi e capelli che a ogni nuovo libro si ingrigiscono un po’ di più. Professore di storia dell’arte presso l’Università di Harvard ed esperto internazionale di simbologia religiosa, sembra essere un uomo perfetto: personaggio di grande cultura, dalla mente aperta, addirittura un bravo nuotatore che in gioventù si è dato alla pallanuoto – particolare perfettamente inutile allo sviluppo dei romanzi, ma che su di me esercita una certa attrattiva, se consideriamo che il mio massimo sforzo fisico consiste nel mescolare impasti per biscotti o accarezzare il mio gatto.

Estremamente legato a un orologio di Topolino che possiede fin dalla tenera età, unico orologio che ha portato in vita sua a causa del quale spesso e volentieri ha rischiato la vita, ma meglio rischiare la vita che perderlo.

Ha una memoria invidiabile, tanto da permettergli di ricordare qualsiasi simbolo con cui il suo lavoro lo porta a contatto, memorizzandolo velocemente e consentendogli di risolvere quegli enigmi che lo hanno reso così famoso nella letteratura contemporanea.

Come se tutto questo non bastasse, a renderlo ancora più affascinante sono anche i soldi che possiede: come si spiegherebbero altrimenti i voli internazionali non appena il risolvimento dei suoi casi richiede lo spostamento in un altro continente, anche solo per dare una sbirciatina a un mausoleo sperduto sulle colline della Francia del nord? Io, per esempio, potrei al massimo googlare qualche immagine o fare un salto in biblioteca, figurarsi finire su un aereo privato che mi porta a spasso per l’Europa a mio piacimento.

Robert Langdon in “Angeli e demoni”

Ha anche dei difetti, ovviamente.

È caduto in un pozzo all’età di sette anni e se non lo avessero salvato quasi per miracolo non si sarebbe laureato e non sarebbe arrivato dove è arrivato, ma questo incidente gli ha lasciato delle conseguenze irreparabili: soffre di claustrofobia, che in confronto alle cose di cui è capace è in fondo un difetto di poco conto.

Ma sommiamolo alla sua disattenzione. Non si può dire che Langdon svolga le sue indagini da solo e senza preoccupazioni, dato che in ogni vicenda in cui è coinvolto, FBI, CIA, servizi segreti e polizia gli stanno alle calcagna. Ma come fanno disattenzione e forze dell’ordine a essere correlate?

La spiegazione è molto più semplice di quanto si possa immaginare: viene sempre, e sottolineo SEMPRE, registrato dalle telecamere di sicurezza dei musei mentre sposta mobili, fa fotografie, stacca i quadri dalle preti o li trafigge per cercare nuovi indizi. Non può non essere sempre ricercato, uno così. Eppure riesce sempre, e anche qui sottolineo SEMPRE, a sfuggire alla polizia.

Non ha molta fortuna per quanto riguarda le operazioni in incognito, è vero, ma mi duole ammettere che non ne ha nemmeno in ambito amoroso. Pare non sia in grado di mantenere relazioni stabili nella vita privata, nonostante in ogni sua avventura conosca un personaggio femminile con cui instaura una relazione che però spesso resta solo un flirt. Come nel caso di Sophie ne Il codice Da Vinci, fra i due sembra esserci una fortissima attrazione che però resta tale, oppure l’inquietante Sienna Brooks di Inferno con la quale si scambierà un bacio sul finale. Solo con Victoria Vetra, conosciuta in Angeli e demoni, instaura una seppur breve vera e propria relazione: forse l’unica che porterà sempre con sé con il passare degli anni, dei viaggi e degli avvenimenti.

Esiste qualcuno più incapace di me in questo campo, e devo ammettere che sotto questo punto di vista leggere queste piccole pillole di un’esperienza non troppo fortunata mi lascia pensare che prima o poi si possa vedere la luce in fondo al tunnel, o almeno lo fa sperare.

A mio avviso, però, non sono solamente le relazioni amorose a metterlo in difficoltà, ma anche quelle di amicizia. Quante volte è coinvolto in sfortunati eventi che scaturiscono semplicemente dall’essersi fidato di uno sconosciuto, di un amico corrotto, o semplicemente della persona sbagliata?

Forse la soluzione per comprenderlo a pieno è immaginarlo come un adolescente un po’ cresciutello, con la barbetta ma ancora le goffe fattezze da ragazzino del college. Senza dubbio spiegherebbe l’orologio di topolino e raffigurarlo così ci farebbe sorridere, mentre il nostro cuore tachicardico impazzisce davanti alla massoneria, all’Opus Dei e al Priorato di Sion.

Come si fa a non provare affetto per un uomo del genere? Per un adolescente fin troppo maturo, per un uomo fin troppo impacciato, per una mente geniale fin troppo ancorata a terra.

Nonostante tutto quello che si possa dire su di lui, Robert Langdon è un po’ l’Alberto Angela d’oltreoceano: è un secchione e contemporaneamente l’uomo di mezza età più affascinante sulla faccia della Terra. Ancora non riesco a capire come diamine sia possibile.

 

PRO

  • Estremamente intelligente e curioso
  • Mens sana in corpore sano
  • Riesce sempre a umiliare le forze di polizia…

 

CONTRO

  • Claustrofobico
  • Ha bisogno di ripetizioni per quanto riguarda le donne
  • … anche se dovrebbe fare più attenzione mentre svolge le sue indagini

 

VOTO: 8/10

Robert Langdon è un uomo buono, ma sotto quella corazza da cervellone nasconde un ingenuo cuore di pastafrolla, pacifista e ottimista che fa fatica a distinguere chi gli vuole bene da chi gli vuole male, e il più delle volte è proprio questa sua fiducia gratuita a fregarlo.

Non possiamo però fargliene una colpa se non sa scegliersi gli amici, tutto sommato è un po’ il problema che da adolescenti abbiamo avuto tutti noi: che sia semplicemente un eterno ragazzino?

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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