In evidenza

Santa Lucia, fra tradizioni bergamasche e dolcetti

I bambini bergamaschi attendono la notte di Santa Lucia per tutto l’anno, addirittura più della mattina di Natale. Ma non solo, anche i più grandi non vedono l’ora del 13 dicembre, giorno dedicato alla santa, per poter gustare tutte quelle goloserie tipiche. Di cosa si tratta?

Il giorno di Santa Lucia a Bergamo (ma non solo) è sicuramente la festa più attesa dell’anno, addirittura più del Natale, dai bambini in attesa dei doni. È Santa Lucia infatti a portare i doni su una slitta trainata da un asinello, ed è sempre a lei che i bambini scrivono le letterine. Queste però non vengono spedite, ma depositate in una cesta davanti alla statua della santa nella chiesa della Madonna dello Spasimo, detta anche di Santa Lucia.

A questo proposito, Andrea, un amico nato e cresciuto a Bergamo, così ci racconta l’emozione di quei momenti: “Mi ricordo ancora la prima volta che mi accompagnarono a consegnare la lettera. Per me, così come per ogni bambino, era stato un momento molto suggestivo ed emozionante quando nella luce soffusa della chiesetta avevo appoggiato sul mucchio di altre letterine la mia – mentre mi domandavo se effettivamente sarebbe stata consegnata e in che modo – tutto sembrava avvolto in un’aura magica”.

I mercatini di Natale a Bergamo

La tradizione di festeggiare il giorno di Santa Lucia scaturisce dal periodo in cui Bergamo apparteneva alla Repubblica di Venezia. Di generazione in generazione è stata tramandata e ancora oggi ne è vivido il ricordo. Inoltre, in occasione del 13 dicembre vengono organizzate moltissime iniziative, come il passaggio della santa per le vie della città o dei paesi, merende, laboratori e spettacoli a tema, ma anche le bancarelle in centro. Occorre però sottolineare che a Bergamo (a differenza di altre città come Siracusa) non è venerata come patrona, ma “semplicemente” come portatrice di doni.

Il culto di Santa Lucia come protettrice della vista, di oculisti ed ottici sarebbe più legato al nome (Lux) che alla leggenda, secondo cui le furono strappati gli occhi o addirittura se li fosse strappati lei stessa per non cedere alla tentazione del demonio.

Ma come si festeggia Santa Lucia in Italia e nel mondo? Sicuramente preparando dolci. A Siracusa si prepara un dolce chiamato cuccìa, a base di chicchi di grano interi che possono essere aromatizzati con vin cotto, gocce di cioccolato e crema di ricotta o con miele e cannella.

La cuccìa siciliana

In Puglia, invece, troviamo gli occhi di Santa Lucia, dei taralli preparati con farina, olio d’oliva e vino bianco, ricoperti con glassa bianca a base di acqua e zucchero. Esistono anche delle varianti aromatizzate alla vaniglia o all’anice, o ancora chi usa una glassa ricavata da zucchero e albumi. Questi taralli dolci vengono sfornati prima rispetto ai taralli salati, in modo che restino più morbidi.

Gli occhi di Santa Lucia pugliesi

In Svezia si mangiano i Lussekatter, ossia dei panini soffici allo zafferano con uvetta. Per cucinarli bisogna mischiare latte tiepido e lievito, aggiungere farina setacciata, zucchero, uova, zafferano e un pizzico di sale. Il composto si lavora fino ad ottenere un impasto liscio e si lascia lievitare per due ore e mezza. Al termine di questo processo di lievitazione, l’impasto è diviso in salsicciotti da 30 centimetri e si arrotolano in direzioni opposte, posizionando l’uvetta al centro delle due spirali. Dopodiché vengono fatti lievitare ancora mezz’ora per poi essere spennellate con l’uovo e cotti in forno a 200 gradi per circa 25 minuti.

I Lussekatter svedesi

In Finlandia e in Norvegia non si festeggia con dei dolci tradizionali, ma con un corteo di giovani fanciulle vestite in abiti bianchi cinti da un nastro rosso (il bianco simboleggia la verginità di Santa Lucia al momento della morte, mentre il rosso simboleggia la morte cruenta) e con le candele in mano. A guidare la processione è una giovane prescelta, la novella Santa Lucia, che porta in testa una corona di candele. Questo perché, secondo la leggenda, la giovane Lucia andava in giro di notte a distribuire cibo ai poveri portando una corona di candele in testa in modo da avere le mani libere per aiutare.

Per concludere, vorremmo ricordare due fatti legati al nome di Santa Lucia. Il primo è il proverbio che recita: “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Se astronomicamente, si sa, non è corretto, bisogna ricordare però che anticamente si usava il calendario giuliano, secondo cui il solstizio d’inverno cadeva non tra il 22 e il 23 dicembre, ma tra il 12 e il 13 – la notte in cui appunto Santa Lucia passa di casa in casa per portare i doni ai bambini buoni. Il secondo fatto è legato al nome della più famosa stazione di Venezia: Venezia Santa Lucia, per l’appunto. Questa stazione si chiama così perché è stata costruita al posto della chiesa e del convento dedicati alla santa, che anticamente sorgevano nell’attuale piazzale della stazione.

Sii il primo a commentare

Rispondi

Privacy Policy