“Ti amo, però”: Pietro Abelardo

Chi non conosce Abelardo, la celeberrima parte maschile della coppia Abelardo ed Eloisa, indivisibile come fette biscottate e marmellata, latte e caffè, pane e Nutella, Stanlio e Ollio, guanciale e pecorino romano, Franco 126 e Carl Brave? Il letterato insegnante di filosofia che ha più volte sfidato il senso comune in nome di una più pura cultura? Lo studioso che si è messo contro le scuole del tempo e addirittura contro la Chiesa in nome della ragione? L’uomo che, sedotta la sua studentessa durante le lezioni che le impartiva, avviata con lei una relazione che li porta ad avere un figlio, condannato per questo all’evirazione e all’esilio (più di una volta), l’abbandona brutalmente e fa sì che intraprenda la carriera monastica contro la sua volontà?

La tomba di Abelardo ed Eloisa nel cimitero di Père-Lachaise, Parigi

La loro storia appare una vicenda strappalacrime, due giovani innamorati che inseguono il loro amore ma che devono confrontarsi con ogni tipo di opposizione, sociale e morale, che solo dopo la morte riescono finalmente a stare insieme. La leggenda vuole, infatti, che alla sua morte Eloisa sia stata sepolta nella stessa tomba dove vent’anni prima era stata posta la salma di Abelardo, e che il corpo di quest’ultimo abbia abbracciato quello di Eloisa nel momento dell’inumazione. Questo finché non si legge attentamente il loro epistolario, dal quale emerge un’immagine di Abelardo un po’ diversa da quella che vuole la favola raccontata durante la visita guidata al cimitero di Père-Lachaise, a Parigi, dove i due sono tutt’ora sepolti.

“Galeotto fu il libro e chi lo scrisse” direbbe qualcuno, infatti è proprio sui libri che Abelardo conosce Eloisa, in quanto precettore assunto da suo zio, ed è sempre sui libri che i due si innamorano. Paradossalmente i due riescono anche ad avere un figlio, durante questi inconri votati allo studio. Ma si tratta pur sempre di un insegnante che va con la sua alunna sedicenne, e questa relazione non è destinata a durare: lo zio se ne accorge, i due fuggono e si sposano in segreto ma lo zio lo scova e fa castrare Abelardo nel sonno, separando i due amanti e il loro bambino. Abelardo decide di chiudersi in una comunità di monaci spingendo Eloisa a fare lo stesso, ma controvoglia. Sì, perché Abelardo sente la chiamata divina, ma Eloisa no. Eloisa diventerà badessa per amore, perché si fida ciecamente di Abelardo e delle sue parole, perché ha perso l’unica cosa che davvero aveva a cuore e non le importa più di nulla. E qui parte l’epistolario.

Una serie di lettere sofferte, colme di lacrime e di emozioni, ma per motivi diversi. Quelle di Abelardo perché vorrebbe poter filosofeggiare liberamente, e non chiuso in un convento. Quelle di Eloisa perché cerca in ogni modo di riaccendere la scintilla in Abelardo, di ricordargli “chi eravamo e che potremmo ritornare” – per citare un altro grande della cultura italiana.

Ma Abelardo non sente ragioni. Di fronte al dolore di quella che sarebbe potuta essere la donna della sua vita, la madre di suo figlio, la sua compagna di studi, tutto quello di cui parla è la religione, di quanto sia contento che lei sia diventata badessa, che vorrebbe che lei e le sue monache piangessero per il suo destino infelice, che si merita quello che gli è capitato (evirazione ecc). Che nulla sarebbe dovuto succedere. Che in una situazione del genere non potevano che innamorarsi, ma è stato solo un momento di difficoltà. Eloisa soffre sempre di più, vorrebbe solo comprensione perché ha capito che di amore, Abelardo, non ne ha più. E Abelardo non sta al passo, quel dolore lacerante sarà per Eloisa la chiave per il regno dei cieli. Ma a lei non potrebbe fregargliene di meno, del regno dei cieli.

Abelardo ed Eloisa, Edmund Blair Leighton

Cos’ha di diverso Abelardo dall’uomo di oggi, quello che “il problema non sei tu, sono io”, “ti amo ma non possiamo stare insieme”, “quello che provo per te è molto forte, ma devo lasciarti”, “sei la persona giusta al momento sbagliato”, “con te sto bene, ma ho bisogno di qualcosa che tu non puoi darmi”?

La fede. E tutto quello che comporta. Non intendo quindi il credere in qualcosa di più forte, che sia Dio, Buddha, Visnù, noi stessi o lo Spaghetti volanti monster, ma una forza così grande che ti porta a faticare in nome di quel qualcosa, a soffrire, a sacrificarti. Abelardo sacrifica se stesso in nome di questa fede, il suo amore, la sua passione, il suo sangue. La sua Eloisa.

Ecco perché ciò che di salvabile c’era in quest’uomo, che in fondo non è altro che l’incarnazione del “ti amo, però”, va a perdersi in rapporto a quello che fa di Eloisa. La donna che ama, o meglio amava, che ha sostituito con la religione. Che ha costretto a vita monastica, abbandonandola a se stessa e alla sua sofferenza, madre abbandonata di un figlio abbandonato – ma questa è un’altra storia.

PRO:

  • Incontaminata cultura
  • Fede

CONTRO:

  • Va con la sua studentessa
  • Poi la abbandona, facendola soffrire
  • Fa con lei un figlio e abbandona pure lui
  • Dunque irrispettoso
  • Inaffidabile
  • Insensibile
  • Codardo
  • E tutti gli altri aggettivi che andrebbero affibbiati a quelli che “ti lascio perché non mi meriti”, molti dei quali il buonsenso vuole che vengano censurati

VOTO: 4

Un voto così “alto” perché sticazzi, la fede è una cosa seria. Non sarà mica un caso se nella storia sono stati terribilmente frequenti i casi in cui in nome di un dio si è arrivati a uccidere (e no, non sto giustificando nessuno, se uccidi qualcuno o compi una qualsiasi ingiuria o posti su Facebook foto di gattini innocenti per accaparrarti voti non meriti certo il mio appoggio, né quello di qualsiasi altra persona sana di mente), perciò non posso che tenerne conto. Ma i danni morali provocati a Eloisa sono più che ingenti. Un uomo dall’immensa cultura che ha commesso l’unico peccato che avrebbe potuto rovinarlo: innamorarsi. Solo che nel baratro ci è finita pure una ragazza innocente, che voleva vivere il suo amore come qualsiasi altra ragazza a sedici anni.

Se è vero che omnia vincit amor, queste lettere avrebbero dovuto avere un tono diverso, perlomeno da parte di Abelardo. Ma amor è stato vinto da omnia, calpestato da Abelardo e rimpianto da Eloisa.

“La mia morte, ben più eloquente di me, ti dirà che cosa si ama quando si ama un uomo“. 

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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