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Tutte le volte in cui il mondo doveva finire e invece siamo ancora qua (eh già)

L’espressione “fine del mondo” viene usata in senso generico per indicare un evento (o una serie di eventi) con conseguenze catastrofiche a livello globale, tali da causare la distruzione della terra o della specie umana. Un tema presente in molte mitologie e religioni, ricorrente nella narrativa fantastica e fantascientifica e anche in campo scientifico. Quante volte ci siamo sentiti dire che saremmo dovuti morire? Noi le abbiamo contate per voi.

Nel corso dei secoli abbiamo abusato della locuzione “fine del mondo”, dal Medioevo ai giorni nostri, a ogni evento apparentemente insormontabile abbiamo affibbiato la definizione di “fine del mondo”. Sei stato licenziato? È la fine del mondo. La ragazza ti ha lasciato? È la fine del mondo. Ti si è rotta una bottiglia d’olio sul pavimento in parquet? È la fine del mondo. Eppure, ci sono state date in cui la fine del mondo sarebbe dovuta davvero accadere, e invece niente. Hai trovato un altro lavoro, un’altra ragazza, hai pulito il pavimento e comprato un’altra bottiglia d’olio. Come direbbe un saggio che forse ha esagerato un po’ con gli stupefacenti, io sono ancora qua. Vediamole insieme.

Morte del sole, della luna e delle stelle (Cristoforo de Predis, XV secolo)

Anno 1000, “mille e non più mille”. Secondo una teoria ottocentesca, l’approssimarsi dell’anno Mille sarebbe stato caratterizzato da diffusi terrori per l’imminente fine del mondo e il sollievo per lo scampato pericolo sarebbe una delle cause della rinascita dell’anno Mille: la popolazione europea dunque, terrorizzata dall’arrivo della fine del mondo in corrispondenza del passaggio al nuovo millennio, si sarebbe dimostrata in seguito più dinamica e intraprendente per il solo fatto che la profezia non si era avverata. Abbiamo screditato tutte le teorie che avete appreso alle scuole medie con questa realtà storica? Noi crediamo di sì, l’aratro pesante non è stata poi un’invenzione così rivoluzionaria contrariamente alla paura, che fa novanta.

1260: nel 1182 il beato Gioacchino da Fiore, basandosi sui 1260 giorni descritti dall’Apocalisse, predisse il 1260 come data per l’inizio del millennio finale previsto nella stessa Profezia. Gioacchino parlava di tre età: età del Padre (corrispondente all’ebraismo), età del Figlio (corrispondente al cristianesimo) ed età dello Spirito Santo, al termine delle quali il mondo sarebbe dovuto finire. Inutile dirlo, non successe.

1836, anno fatale designato dal fondatore del Metodismo, il reverendo John Wesley, che eseguendo dei calcoli basati sull’Apocalisse giunse alla conclusione che la data prevista dovesse essere il 18 giugno 1836. Ma aveva torto.

Nel 1844 secondo William Miller, teologo statunitense, avrebbe invece dovuto avere luogo la seconda venuta di Cristo, che avrebbe posto fine al mondo come lo conosciamo noi e instaurato un regno di pace e di giustizia. Ma di nessuna delle due, nemmeno l’ombra.

Per il 1999, nella quartina X.72, il medico e veggente provenzale Nostradamus prediceva, nel settimo mese (dunque probabilmente luglio), l’arrivo di un “re del Terrore”, che sarebbe disceso dal cielo e che avrebbe fatto rivivere il “roi d’Anglomois”, che alcuni interpreti anagrammavano roi Mongolais (re mongolo) e identificavano quindi con Gengis Khan, il terribile condottiero mongolo che nel corso del Duecento saccheggiò, distrusse e unificò tutto il Medio Oriente. Ma la cosa peggiore che vedemmo nel 1999 è l’uscita nelle sale del film Matrix.

2000: Millennium bug. Negli anni Novanta del XX secolo molti hanno associato il difetto informatico, il termine tecnico è appunto bug, che si sarebbe verificato al cambio della mezzanotte tra il 31 dicembre 1999 e il 1° gennaio 2000 nei sistemi di elaborazione dati alla fine del mondo. Secondo questa teoria, il bug avrebbe portato alla distruzione di ogni sistema operativo e la fine della società umana. Ma noi siamo sopravvissuti, e Mark Zuckerberg si è comprato tutto ciò che è rimasto.

Secondo il protestante novantenne Harold Camping, il 21 maggio 2011 erano trascorsi esattamente 7000 anni dal Diluvio universale e allo scattare della mezzanotte dello stesso giorno avrebbe avuto inizio per i cristiani nel mondo il Giudizio Universale. Il resto della popolazione di fedi non cristiane sarebbe rimasta a patire sulla terra atroci sofferenze, convivendo con continui maremoti e distruttivi e apocalittici terremoti. Camping, vedendo che al 21 maggio eravamo tutti ancora qui, tornò a predire la fine del mondo per il 21 ottobre 2011, assicurando che questa volta la profezia si sarebbe avverata. Segno che i fanatici non cambiano mai idea.

Il 21 dicembre 2012. Basandosi su un’interpretazione del calendario Maya, del Codice di Dresda (che annuncia venti o quarant’anni caratterizzati da diluvi scatenati da una dea) e di alcune iscrizioni su pietra di alcune città del mesoamerica, è stata ipotizzata una gravissima crisi globale per il 2012. Alcuni storici del periodo pre-colombiano hanno interpretato queste iscrizioni come il passaggio a una nuova era di consapevolezza, grazie anche all’incontro con “divinità celesti” e forse a qualche cataclisma, caratterizzato da estese esondazioni dovute a cause non chiare. Nel 2012 tuttavia un gruppo di archeologi americani ha ritrovato nel sito di Xultun in Guatemala un’abitazione, probabilmente appartenuta a uno scriba Maya, sui cui muri erano presenti centinaia di geroglifici che sembrano descrivere varie ciclicità astronomiche: i glifi descrivevano con precisione i cicli calendariali codificati dai Maya, e una volta decifrati venne fuori che in realtà questo computo doveva essere aggiornato aggiungendo altri 7000 anni. Che scienza inesatta che è la mitologia.

Il calendario maya

Il movimento raeliano, basato sulla credenza secondo cui alcuni extraterrestri scientificamente avanzati chiamati elohim avrebbe creato la vita sulla Terra attraverso l’ingegneria genetica, ipotizzava nel 2017 un possibile arrivo sulla Terra degli stessi, con lo spostamento al 2035 come anno massimo. I want to believe.

Ma non è finita qui. Secondo gli studiosi più fanatici di tutti i tempi, ci sono ben altre tre date ad attenderci.

Primo fra tutti, il 2060. John Maynard Keynes, il più grande biografo di sir Isaac Newton, poté consultare molte lettere e documenti riservati lasciati dal professore dell’Università di Cambridge e scoprì che Newton aveva eseguito un’enorme quantità di calcoli e considerazioni basate su cronologie ebraiche e cristiane dell’Apocalisse. Anche Newton considerava come anni i 1260 giorni dell’Apocalisse, ma dal momento che la data del 1260 era stata “mancata” basandosi su cronologie bibliche faceva iniziare il conteggio dall’incoronazione di Carlo Magno come imperatore, nell’anno 800 dell’era cristiana. Un’altra di quelle cose apprese a scuola che mai dimenticheremo, come polare con polare e apolare con apolare.

Nel 2280 invece la scienza dell’astronomia, basandosi su calcoli e osservazioni posteriori al 2000, ha classificato l’asteroide 1950 DA ritenendo possibile, ma poco probabile, una collisione contro la Terra il 16 marzo 2880. L’energia che sarebbe rilasciata nell’impatto co un oggetto di tali dimensioni (1 km di diametro, probabilmente) determinerebbe significativi cambiamenti nel clima e nella biosfera costituendo una minaccia per la civiltà.

Last but not least, nel 3797 assisteremmo alla fine delle profezie di Nostradamus. Nostradamus ha lasciato scritto nella sua Lettera al figlio Cesare che le sue profezie avevano validità fino all’anno 3797 d.C. Un anno che non ci sentiamo di escludere che possa essere fittizio, esattamente come quelli sopramenzionati.

Non lo vedete comparire, eppure ci sentiamo in dovere di aggiungere all’elenco il 2020: l’anno delle rinunce, delle difficoltà, dei cambiamenti, delle promesse. L’anno del “Covid-19”, degli incendi in Amazzonia, dello smartworking e della didattica a distanza, della morte di Maradona e di Paolo Rossi, dei congiunti e delle regioni a colori, della cassa integrazione e dei “ce la faremo” dal balcone di casa. L’anno del pane fatto in casa e della consegna a domicilio, l’anno della guerra combattuta dal divano. Non ce lo aspettavamo, nessuno lo aveva predetto, ma ha cambiato la nostra vita in modi che nessuno poteva immaginare. Gli unici che non cambieranno mai, purtroppo, saremo proprio noi, con il nostro egoismo e la nostra vulnerabilità.

di Gaia Rossetti

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