Un piano ben riuscito

fireworks

Più lo guardavo, più mi incuriosiva.

Forse era per il candore dei suoi vestiti, per la sicurezza del suo sguardo, o per il suo atteggiamento di sfida, ma lo stavo fissando come una stalker.

Se ne stava lì immobile appoggiato a un grosso tiglio da più di mezz’ora e sembrava voler dire al mondo che lui non aveva bisogno dell’approvazione di nessuno. Mentre il mondo grigliava, ballava e beveva per festeggiare il 14 luglio, lui era fermo. Stava dando a ognuno di noi una bella lezione: i valori della libertà, del libero pensiero e dell’uguaglianza non si sposano tanto bene alle costine intrise di salsa barbeque, chili di canne e una musica con più centoventi battiti per secondo.

Si vedeva nel suo tono, nel fisico e nello spirito una preparazione militare, una preparazione che prescinde i doni dell’esteriorità e che bada sempre al sodo: ai suoi occhi, era fin troppo evidente, tutto quello che stavamo facendo era un becero manierismo per ricordare qualcosa di cui forse non ci importava nemmeno tanto. Ci guardava quasi con astio, come se avresse voluto insegnarci con le maniere forti il rispetto di qualcosa di più alto che un pomeriggio passato sotto il sole, con amici, droghe e cibo.

«È vero, se vogliamo far festa, possiamo anche inventarci un giorno a caso, non questo, che ha dei forti simboli da difendere.»

«Hai detto qualcosa Elodie? Guarda che le costine non vanno carbonizzate da una parte e lasciate crude dall’altra!»

«Sì, scusami mi sono distratta un attimo, Emily…» rispondo rimestando la carne per riparare alla sua distrazione.

«Sicuro stavi guardando qualcuno, magari un bel tenebroso, che vorresti tutto per te!»

«Sempre a pensare a quello, Emily!»

«Deve essere qualcosa di molto eccitante se il profumo della brace non riesce a tenerti sul pezzo» intuisce subito lei, con la scaltrezza di un cane da tartufi. Le basta guardare il mio viso per capire quali pensieri si celano sotto la mia pelle. E nemmeno questa volta ha torto.

Stavo pensando a quel ragazzo il cui fascino mi aveva costretto a fissarlo fino ad avere il torcicollo; peccato che io non ne avevo altrettanto per spingerlo a guardarmi, né avevo la sfrontatezza per andare lì a parlarci e dirgli che avrei tanto desiderato trovarlo nel letto, accanto a me, la mattina, dopo una notte di sesso e qualche bacio.

«Tieni, Elo! Magari ti rilassa un po’.»

Emily mi porge una birra gelida.

Prendo il primo sorso e, quasi per istinto, guardo verso di lui.

«Ah, allora ecco chi stavi guardando» fa Emily proseguendo la sua accurata analisi «bell’esemplare, bell’esemplare. La pelle gli dona un tocco esotico e gli addominali un tono da macho. Non ti resta che vedere che tocco potrebbe dargli la sua testa, ma già due su tre, insomma: io non mi lamenterei! Non puoi averlo bello e intelligente: o uno o l’altro.»

La guardo, sono un po’ sconsolata. Mi sembra di essere prigioniera delle catene “vorrei ma non posso” e ho tanto bisogno di una mano.

«Mi guardi come una cucciola, ma Elo, ho già un piano per te.»

Il mio apparato circolatorio va in tilt e sento un fuoco sul volto; tutto il sangue affluisce sulle mie guance e arrossisco come una quindicenne al suo primo appuntamento. Fortunatamente, il caldo mi fornisce un alibi convincente dato che l’occhio di Emily non riesce a cogliere la mia emozione.

«È un copione classico, da film: per questo funzionerà! Lasciando stare a quanto i film abbiano reso difficile i rapporti occasionali» qui si ferma e mi fa l’occhiolino «cosa c’è di più romantico che baciare un uomo, nel momento clou, quello dei fuochi d’artificio.»

«Cioè?» le domando, non avendo ancora chiara la successione di azioni per “essere fortunata” o lucky come dice Will Pharrel.

«Vai lì con un dono, magari un cocktail, non ti preoccupare te lo preparo io e poi gli dici: hai una strana forza magnetica, i miei occhi sono stati attaccati a te tutto il giorno… o forse sono solo i tuoi addominali. Mi raccomando la pausa tra giorno e forse.»

«Mah» faccio io poco convinta.

«Mah, cosa» mi interrompe lei «se vuoi i fuochi di artificio anche nelle tue mutande, allora devi fare così. E ti prego, non farmi la storia io non sono così: se lo vedi nudo davanti, voglio vedere cosa fai. Noi siamo come gli uomini, solo siamo morte di…»

«No guarda, aspetta, aspetta Emily, stavo pensando: ma se lo invitassi adesso?» mento sapendo di mentire. Non era il primo rilievo critico che mi è venuto in mente

«Oh, Elo, se il mio intuito non mi inganna le braciole di maiale lo offenderebbero non poco. Non che se fosse un uomo ti desidererebbe comunque, fossi io lo farei, ma se la sua sensibilità è appena un poco più affinata rispetto al sentire comune… beh sì, si arrabbierebbe e tu manderesti all’aria il mio piano.»

«Beh, guarda che ci vado di mezzo io.»

«Sì, ma io sono l’allenatore e ti do i consigli per fare qualche goal ogni tanto… Elo, ma non senti puzza…»

Un urlo di spavento coglie me e Emily. Le costine sono andate, hanno una grossa cicatrice nera che non lasciano neanche le operazioni al cuore.

«Sono sempre stata un disastro ai fornelli… e alla brace.»

«Poco male, lo diamo a Miguel, è più efficiente di un aspira polvere e lo tengo in pugno. Farà qualsiasi cosa gli dirò per…»

«Ok, sapevo sarebbe finita così. Ho portato delle salsicce e qualche spiedino.»

«Mettili sul fuoco, sono già ubriaca e, se non mangio, stasera vomito. E i miei piani sono diversi, molto più simili ai tuoi» mi dice Emily, accompagnando le sue parole a un vistoso occhiolino.

Io mi limito a eseguire gli ordini, mettere le salsicce sulla griglia e finire la prima birra, in meno di dieci secondi.

«Se la vita di tutti i giorni fosse così!»

Il pomeriggio scorre tranquillo tra qualche birra, un paio di canne, che mi concedo solo quando ho delle missioni difficili da compiere come conquistare un bel ragazzo, e la insaziabile fame di Miguel che ripulisce il piatto del cibo guasto e di quello cotto a puntino. Ci rimangono solo alcuni snack, un paio di baguette e fiumi di prosecco. Forse la prossima volta è meglio che il barbecue lo organizzo io.

Non che me ne importi, sono un po’ alticcia e non riesco proprio a staccare gli occhi di dosso a quella specie di Marcantonio venuto dal medio-oriente. Spero la sensibilità del mio uomo misterioso non abbia nulla da ridire sul consumo dell’alcool, altrimenti anche rispettando per filo e per segno le direttive della mia allenatrice, il goal sarebbe un’ipotesi improbabile.

Eppure, comincio a pensare che oggi la sorte mi stia sorridendo. Il mio target, infatti, non si è ancora mosso da lì, quasi non faccia altro che aspettare la mia prima mossa.

Non mi è sfuggito però che non è solo, altri quattro uomini si sono avvicinati a lui. Un breve scambio di battute, qualche risata e un cenno d’intesa. I loro sguardi si sono scambiati un messaggio che non riesco a comprendere; è sottile, silenzioso. Tutto quello che so è che anche loro hanno un piano. Non riesco a immaginare di cosa si tratti, forse sono tutti alla ricerca di una compagna per la notte. Questa è l’ipotesi più probabile, visto che quando il mio obiettivo alza le braccia e indica agli altri diversi punti del parco, i suoi amici senza batter ciglio, salutano e se ne vanno. Probabilmente sanno che dividendo il terreno di caccia in parti uguale, è più facile fare una strage, di cuori.

Non appena il sole è sceso sotto la linea dell’orizzonte, mi sento persa. Il tempo della missione è giunto e la mia boria alcoolica e psicoattiva ha di nuovo lasciato spazio alla vecchia e noiosa lucidità. Devo trovare la forza di andare, ma per quanto la cercassi, non ho modo di trovarla. Quando provo ad alzarmi e ad allontanarmi dal telo da spiaggia, da Emily e gli altri, sento una catena legarmi lì, in quel fazzoletto di terra, la mia confort zone.

Emily mi vede, sorride e si avvicina.

«Lo so, Elo, è difficile, è difficile per tutti.»

Non rispondo.

«Lo so, abbiamo paura tutti del rifiuto: a chi non piace essere accettato?»

Ha ragione.

«Ma per essere accettati e essere amati devi avere il coraggio di fare quello che ti senti, farlo in barba a tutti, sia a chi ti appoggia, sia a chi ti contrasta.

«Devo trovare il coraggio» penso a voce alta.

«Per una volta concentrati su ciò che potrebbe andare bene. E divertiti. Divertiti, sii libera: questa è l’unica e ultima vita che hai a disposizione. Divorala!»

Un sorriso si forma sul mio volto e un velo di serenità ricopre la mia mente. Tutto merito suo: nella sua vita precedente deve essere stata William Wallace, i suoi discorsi sono epici.

L’ora è giunta. In lontananza si sentono i rumori dei fuochi di prova: se lo spettacolo principale è bello quanto le prove sono rumorose, questa serata sarà indimenticabile.

Con in mano due cocktail preparati da Emily, che mi ha assicurato essere abbastanza forti per la disinibizione ma troppo deboli per cancellare il desiderio, mi avvicino al mio uomo.

Faccio i primi passi, evitando le altre balene distese per terra troppo ubriache o troppo fatte per capire cosa succede intorno a loro, e mi accorgo che la sua espressione si è fatta ancora più seria. Ha come l’aria preoccupata.

Mi avvicino ancora. Mi sono mossa troppo in fretta e buona parte di un cocktail è finito su un ragazzo; ma non si è accorto di nulla.

Vado avanti e cerco di andare ancora più veloce: dalla terra si levano le luci dei cellulari per catturare ogni fotogramma dello spettacolo.

Sto correndo, per arrivare prima che tutto cominci. Rinuncio ai cocktail, so che mi amerà anche senza essere ubriaco.

Sono davanti a lui. Dietro di me, il cielo esplode di colori floreali e vivaci. È il mio momento.

«Ciao, scusa, so che è random, ma non sono riuscita a staccarti gli occhi di dosso per tutto il giorno.»

Non fa caso a nessuna delle mie parole. Urla rabbioso una frase che non capisco: i botti dei fuochi d’artificio sono assordanti quanto gli “oh” di estasi del pubblico che li guarda.

L’aria si riempie di grida e di pianti, sovrastano subito ogni altro rumore.

Urla ancora, la sua voce farebbe paura al diavolo, e finalmente abbassa il suo sguardo su di me.

Mi punta un’arma in faccia.

È l’ultima cosa che vedo.

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Mi chiamo Gabriele Missaglia. Sono un giovane autore con una lista di pregi così lunga che questo spazio è troppo contenuto per dirveli tutti. Ahimè posso dire lo stesso per i difetti! Quando scrivo mi piace sorprendere, cerco di farlo scrivendo storie che ribaltano la realtà, nei libri e nei racconti. La chiave di lettura delle mie opere, e, penso, della vita é: credere mai, verificare sempre (sopratutto gli assoluti).

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