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WILLEM DAFOE: UNA CARRIERA DA OSCAR, SENZA L’OSCAR

Una delle carriere più variegate di Hollywood, eppure neanche una statuetta: per il suo compleanno ripercorriamo la sua fantastica carriera degna di più di un Oscar che siamo sicuri molto presto arriverà.

Willem Dafoe nella sua carriera è stato moltissimi personaggi mai banali, reinventandosi e mettendosi alla prova: è stato Gesù, un sergente durante la guerra del Vietnam, Van Gogh e anche un villain – anzi, “il” villain per eccellenza – dell’universo di Spider-Man

L’attore muove i primi passi nell’ambito performativo al college, ma non si diploma in recitazioneDecide piuttosto di fare esperienza entrando a far parte, nel 1980, del gruppo teatrale d’avanguardia denominato Theatre X. Dal 1984 approda sul grande schermo, e da lì è tutto in ascesa: ripercorriamo qui le tappe più iconiche della sua carriera.

Platoon (1986): il ruolo che lo porta alla ribalta è quello del sergente americano Elias Gordon nel film Platoon di Oliver Stone. Come tutti gli altri attori del film, Dafoe fu provinato senza sapere però quale personaggio avrebbe interpretato nella pellicola: l’idea di Stone era quello di raccogliere una nutrita compagine di bravi attori e decidere all’ultimo quale ruolo affidargli. Le riprese furono difficoltose, soprattutto per Dafoe che, all’arrivo sul set, si trovò bloccato per qualche giorno a causa di una protesta pacifica che aveva bloccato tutto. Nonostante tutto però la performance fantastica di Dafoe gli fa guadagnare la candidatura all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista.

The Last Temptation of Christ (1988): Martin Scorsese, alle prese con il biopic religioso, impiega moltissimo tempo per trovare i finanziamenti per questo film sentito come molto controverso. Inoltre, non fu nemmeno così semplice scegliere l’attore ideale per interpretare il ruolo principale, quello di Gesù: dopo aver considerato Robert de Niro, Scorsese scelse infine Dafoe. Le controversie nate all’uscita del film furono moltissime, e le accuse di blasfemia rivolte non solo a Scorsese ma anche e soprattutto all’attore fecero insorgere un vero e proprio movimento di rivolta contro il film stesso: al Festival del Cinema di Venezia poi la tematica religiosa fu presa particolarmente sul personale tanto che fu invocata la censura.

Dafoe in una scena del film “Spider-Man”

Spider-Man (2002): il nuovo millennio porta con sé nuovi successi per l’attore. Nel 2002, quando ancora i film ispirati ai fumetti erano pochi, Willem Dafoe decide di prendere parte al progetto di Sam Raimi, nonostante il suo team non volesse: il progetto della pellicola, molto poco definito e percepito come una sorta di novità per il genere, non convinceva per la sua vaghezza e il rischio di prendere parte a un grande flop era dietro l’angolo. Eppure Dafoe, incuriosito dall’immaginazione, dalla passione e dalla visione del regista, si mette in gioco a 360 gradi dando tutto se stesso e regalando una delle migliori interpretazioni dell’universo Marvel. Inoltre, l’attore sfrutta la sua prestanza fisica sfoggiando un atletismo invidiabile in molte delle sequenze più animate del film: infatti, poiché la CGI ai tempi non era così evoluta, la gran parte degli stunt è stata fatta dall’attore stesso che ha sfruttato al meglio il suo passato nel campo delle arti marziali.

Nei primi anni del 2000 Dafoe regala grandissime performance, lavorando a grandissime produzioni anche piuttosto commerciali alternandole a pellicole molto più di nicchia e ricercate: lavora così insieme a Scorsese e Spike Lee, ma anche con l’enfant terrible Lars von Trier e con Wes Anderson.

At Eternity’s Gate (2018): il viso così caratteristico dell’attore, scavato e spigoloso è perfetto per interpretare il ruolo del famosissimo artista Vincent Van Gogh, ed è per questo che Dafoe viene scelto per il ruolo. L’attore, all’inizio non completamente sicuro di voler partecipare a uno dei moltissimi biopic su un personaggio così tanto conosciuto e apprezzato, si fa convincere dalla visione del regista Julian Schnabel, estremamente dettagliata e volta a entrare nei sentimenti personali dell’artista. Dafoe, per prepararsi al ruolo, apprende dallo stesso regista le tecniche di base della pittura: nelle scene in cui si vede Van Gogh dipingere non c’è nessun double, ma è proprio Willem Dafoe. La bravura dell’attore gli fa guadagnare un’altra candidatura all’Oscar, la quarta, come Miglior Attore Protagonista.

Ma la carriera dell’attore non si è mai limitata al solo ambito cinematografico: Dafoe infatti, lavorando fianco a fianco con Elliot Page, ha prestato le sembianze e la voce a Nathan Dawkins, personaggio del bellissimo videogame edito da Quantic Dream e Sony Interactive Entertainment intitolato Beyond Two Souls (2013).

 

di Giorgia Grendene

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