L’architettura tra Europan 16 e il futuro: l’intervista agli architetti di LuMaa Lab

L’architettura tra Europan 16 e il futuro: l’intervista agli architetti di LuMaa Lab

L’architettura tra Europan 16 e il futuro: l’intervista agli architetti di LuMaa Lab

Un progetto vincente a Europan 16 e un futuro roseo (sempre tendente al green). In occasione della mostra ancora “on stage” all’ordine degli architetti di Como abbiamo intervistato Luca Luini e Riccardo Masiero di LuMaa Lab e Christian Vittorio Garavello, curatore della mostra. Tra presente, passato e futuro…

Tre ambiti (urbano, agricolo e naturalistico), sei interazioni diverse, un progetto che unisce un territorio complesso, come quello di Bitonto. Questo, detto con parole troppo povere che arricchiremo in queste righe, è il progetto vincitore di Europan 16, realizzato da Luca Luini e Riccardo Masiero dello studio LuMaa Lab e che in questo momento è esposto all’ordine degli architetti di Como in una mostra curata da Christian Vittorio Garavello.

Da sinistra a destra: Riccardo Masiero e Luca Luini, i fondatori di Lumaa Lab.

Un progetto che ridisegna come centro culturale quelli che nel tempo erano diventati luoghi emarginati, mantenendo al centro un concetto chiaro e diventato sempre più trait d’union del pensiero globale: la sostenibilità. Un must, ma anche una necessità.
Europan è un programma europeo di concorsi di Architettura, tra i più importanti a livello internazionale, per giovani architetti di tutto il mondo che si articola coinvolgendo più siti in svariati paesi dell’Unione Europea”, ci ha spiegato Garavello. “Inoltre è una grande possibilità di riflessione, dibattito e trasformazione che investe varie scale e vari attori del territorio”.

EUROPAN
Quanto e perché è importante un’iniziativa come Europan?
Europan – ci spiegano gli architetti di LuMaa Lab – da la possibilità a giovani professionisti di confrontarsi con un’organizzazione che da un lato agisce fortemente per l’implementazione dei progetti vincitori da una fase concorsuale a una realizzativa, dall’altro lato ponendo come centrale un accrescimento del dibattito teorico sui temi specifici di ogni edizioni che riguardano la città e il paesaggio europeo, nel caso della sedicesima edizione le “Living Cities”. Altro importante presupposto ha a che fare con la ricerca dello scambio e della proliferazione di idee tra progettisti, città , studiosi e cittadini di diverse nazioni europee, che hanno la possibilità di creare connessioni e riflessioni oltre i propri confini nazionali”.

Come ben messo in evidenza da LuMaa Lab – ha aggiunto Garavello – Europan rappresenta un’occasione molto importante di ricerca, sperimentazione e confronto per i giovani progettisti che decidono di impegnarsi in un concorso di questa portata. Inoltre penso sia una grande opportunità anche per le amministrazioni, che si trovano a lavorare e confrontarsi con progetti di qualità alta”.

IL TEMA
Il tema generale di Europan 16 intendeva confrontarsi e dare risposte ad alcune sfide tremendamente attuali, dalla crisi climatica e di risorse fino all’inasprimento e alla nascita di nuove disuguaglianze.
“Le risposte –
hanno scritto in modo molto chiaro nel foglio di sala della mostra – si cercano in nuovi modi di concepire lo spazio in termini di scambio, relazione, e flusso tra sistemi dinamici definibili con i termini di Vitalità Metaboliche e Vitalità Inclusive. Queste due modalità di concepimento dei rapporti spaziali tendono a istituire sinergie natura – cultura e a prendere in considerazione luoghi emarginati ridando loro vita”.

Com’è nato il progetto?
Il progetto nasce dall’analisi del territorio del barese e di Bitonto, nel quale abbiamo intravisto nella Lama Balice l’elemento che avesse in sé la maggiore potenzialità in termini rigenerativi e con le maggiori ricadute sui piani cittadini. Studiando i meccanismi di funzionamento di questo ecosistema in relazione agli altri due principali ambiti (quello urbano e quello rurale) abbiamo dedotto tutte le possibili azioni e meccanismi che abbiamo riproposto a livello di visione generale e che abbiamo poi condensato nel disegno dello spazio aperto”.

È un progetto molto complesso che affronta molte questioni, sintetizzerei e raggrupperei in due grandi aree che necessariamente lavorano assieme: il metodo di lavoro e le scelte di rappresentazione”, ci spiega Christian Garavello.

Christian Vittorio M. Garavello, curatore della mostra.

Per quanto concerne il metodo: penso sia un progetto che si è posto nella posizione di capire i contesti d’intervento prima di agire, senza l’arroganza di imporre un proprio gesto autoreferenziale. È un progetto che è riuscito a capire come far dialogare i diversi ambiti naturalistico, urbano e agricolo e la sua forza è stata proprio quella di aver trovato la giusta misura per proporre la propria soluzione”.

Per la rappresentazione – prosegue – invece il discorso è analogo: come rappresentare i contenuti è un aspetto fondamentale e molto delicato. Si rischia di ottenere un risultato negativo se le informazioni sono confuse, sovraccariche di dati e graficismi. All’opposto, la rappresentazione delle proprie riflessioni può apparire troppo arida. LuMaa Lab ha fatto un importante lavoro di ricerca su questo aspetto, producendo elaborati che mettono in evidenza in maniera efficace la complessità dell’analisi e delle proposte. Proprio su questo aspetto con Margherita Mojoli ed Andrea Gerosa (presidente e consigliere dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Como, ndr.) abbiamo ritenuto che mostrare le tavole fosse indispensabile per far comprendere questo secondo aspetto”.

Credo che il punto di forza del nostro progetto sia stato di aver messo in relazione il territorio e le sue potenzialità latenti rispetto a un disegno dello spazio urbano che necessitava di una rigenerazione in chiave sostenibile. Fornendo per Bitonto sia una chiave di lettura del sistema naturalistico di Lama Balice, sia una rilettura dello spazio urbano che è ripensato in funzione di una città più vivibile e pedonale”, ha commentato Luini.

Quanto è “futuribile” il vostro progetto?
Il progetto di Learning from the lama è futuribile in quanto è stato concepito come strumento e punto di partenza per i piani di rigenerazione della città di Bitonto” ha spiegato Luini. “Alla scala territoriale si evidenziano alcune strategie che l’intera vasta area municipale può adottare in chiave di ripensamento degli ecosistemi, alla scala urbana invece il progetto prova a dare una visione per le piazze di Bitonto e delle sue frazioni coerente con le esigenze della municipalità e con la possibilità di elaborarlo ad una fase successiva”.

Una delle parole chiave del prossimo futuro è – e non può non essere, in un accenno involontariamente parmenideo  – la sostenibilità. Non solo una parola, ma un modo di pensare, industriale e architettonico, che dovrà riuscire a fare un passo “oltre” la difficoltà dell’uomo nel guardare al futuro senza pensare troppo all’oggi.
Come in tutti i settori economici e della vita umana l’epoca che ci si pone davanti esige un ripensamento nei meccanismi in cui si progetta. L’architettura e l’urbanistica sono già oggi tra i settori maggiormente impattanti la realtà fisica e la vita dell’uomo in senso lato. Il green, o preferibilmente la sostenibilità di un progetto in senso lato, (che può anche esulare dalla componente prettamente naturale), deve diventare elemento strutturale nel progetto”.
C’è molto da riflettere sul come Architettura ed Urbanistica, in ogni loro fase, debbano rispondere alle domande che il futuro pone all’oggi”, ha concluso Garavello. “Quindi, la progettazione sostenibile deve necessariamente essere una delle pietre angolari della pratica progettuale fin dalle primissime fasi.
Ciò che va scongiurato è la superficialità nell’approccio alla progettazione sostenibile. Non penso sia più possibile rimandare questo tipo di riflessione”.

La vittoria a Europan 16 è un punto di partenza. E il futuro?
Il gruppo di lavoro ha come obiettivo quello di continuare la propria ricerca nel campo architettonico e dell’urban design nel solco dell’esperienza di Europan, dal quale ovviamente abbiamo tratto un profondo arricchimento tematico e di esperienza”, hanno concluso gli architetti di LuMaa Lab.

A noi non resta che ringraziare per il tempo dedicatoci e invitare i nostri lettori ad andare a visitare la mostra all’ordine degli architetti di Como.

 

A cura di Francesco Inverso

IL PROGETTO
Il progetto vincitore di Europan 16 – Learning from the LAMA – ha affrontato queste delicate questioni intervenendo nelle città di Bitonto, Palombaio e Mariotto e analizzando il rapporto tra la LAMA Balice, lo spazio urbano e il paesaggio naturale.
La Lama Balice è uno dei canyon (le LAME) con larghezze e profondità variabili che caratterizzano il paesaggio tra il parco dell’alta Murgia e la città di Bari e presenta una varietà di flora e fauna notevole. Il punto focale è come questo ecosistema possa rapportarsi positivamente innescando processi migliorativi per gli ambiti urbano ed agricolo.

Lo studio dei meccanismi naturali esistenti nel Lama genera modelli di scambio che, se implementati e replicati, contribuiscono a rafforzare la biodiversità con ricadute positive in termini di qualità ambientale, vivibilità urbana e processi economici”.
In questo senso vengono individuati tre ambiti che devono essere messi in relazione reciproca per poter far fronte alle sfide brevemente elencate in apertura di testo.

Tre ambiti, come abbiamo accennato. La città (ambito urbano), ovvero Bitonto e i relativi borghi di Mariotto e Palombaio; la campagna (ambito agricolo), ossia la piana olivetana e la Lama Balice (ambito naturalistico), lo spazio della biodiversità.
Tre ambiti che hanno generato sei interazioni diverse, tra Lama e la città che lavora sulla gestione delle acque e della presenza del verde in città; tra la città e la campagna che punta l’attenzione sul turismo agricolo e sul miglioramento della produzione agricola;
infine tra Lama e campagna, che interviene sui bordi della Lama e sul rapporto tra Lama e campagna letto dal punto di vista di una miglioria dei rapporti reciproci tra i due ecosistemi.

“Dialoghi del silenzio che canta”: la nuova mostra di Alessio Schiavo

“Dialoghi del silenzio che canta”: la nuova mostra di Alessio Schiavo

“Dialoghi del silenzio che canta”, la nuova mostra di Alessio Schiavo

In occasione delle Giornate di Primavera del Fai, l’artista Alessio Schiavo espone a Vaprio d’Agogna. La mostra si terrà il 26 e il 27 marzo

Un titolo quasi ossimorico, un insieme di contrasti che si completano, seguono, si mischiano. Un po’ come la vita stessa. Sabato 26 e domenica 27 marzo, durante le giornate di Primaversa organizzata dal FAI (il Fondo Ambientale Italiano) verrà presentata Dialoghi del silenzio che canta, una mostra personale dell’artista italiano Alessio Schiavo, a cura di Christian Vittorio M. Garavello.

Custodi del sogno

In quel di Vaprio d’Agogna (NO), tra villa Bono Cairoli e la Chiesa di S. Rocco e della Beata Vergine della Neve, verrà esposto questo ciclo di opere inedite dell’artista, frutto di un progetto appositamente pensato per l’evento e gli splendidi spazi della dimora e della vicina Chiesa.

Le opere, allestite tra la villa e la Chiesa, sviluppano un ulteriore passo nella ricerca artistica di Schiavo, una ricerca che privilegia il lavoro dell’artista tra la materia pittorica, pastelli a cera e solventi, e il supporto, quasi sempre autoprodotto utilizzando carta accoppiata su tela.

Con questa mostra, l’artista indaga un nuovo approccio al suo operare, ovvero, il rapporto con un luogo dotato di una spazialità precisa: gli spazi della Villa e della Chiesa, non vengono intesi come sfondi neutri sui quali collocare le opere, ma entrano in vivo contatto con esse, giungendo ad attivare quel Dialogo cui il titolo della mostra si riferisce.​

E dunque, nella prima sala, la sala delle colonne, è ospitato un gioco di illusioni tra le decorazioni e le opere di Schiavo. Le colonne dipinte alle parteti, intervallate da grandi campiture azzurre, scandiscono lo spazio cercando si smaterializzare il muro della dimora. Le piccole tele che costituiscono l’opera nulla più che uccelli d’aria nel profumo della sera simulano il volo di uno stormo di uccelli che occupa, per il tempo di uno sguardo, lo spazio dipinto tra una colonna e l’altra.

Fuga in Egitto

Nella seconda sala è presente l’opera, thinking about you, l’unica opera non espressamente pensata per gli spazi della villa, in quanto opera estremamente intima e personale dell’artista e del suo recente trascorso. Tuttavia, essa è collocata nella stanza rossa, ovvero un ambiente che ha perso la propria memoria a causa del recente restauro. E dunque l’unica stanza che, per certi versi, ha perso la propria memoria ospita la memoria dell’artista.

La terza sala è definita stanza blu, perché un tempo le pareti erano ricoperte da una carta da parati indaco con un motivo floreale, ora non più presente e sostituito da una colorazione uniforme blu. È sulla memoria del colore, che era e che è stato sostituito oggi successivamente al restauro, che lavora Schiavo realizzando la serie on blue, un ciclo di sei opere su carta.

Al piano superiore della villa si trovano le due tele, i custodi del sogno, che costituiscono la quarta opera del percorso espositivo. Le tele si collocano in una piccola stanza, ai lati della porta che conduce alla stanza da letto. Il piccolo ambiente presenta due aspetti non trascurabili: è disadorno, il che consente a Schiavo di poter lavorare con maggior libertà e senza eccessivi vincoli, cosa che invece sarebbe risultata complessa nelle altre stanze del piano che presentano ricche decorazioni alle pareti. Inoltre, questo piccolo spazio, è un luogo immaginato come protettivo di un ambiente intimo e delicato per gli abitanti della casa.

On Blue

L’ultima opera è pensata per la vicina Chiesa di San Rocco e della Madonna della Neve, il soggetto delle due tele, collocate ai lati dell’altare sopra le due porte laterali, è la Fuga in Egitto, tema che da sempre affascina Schiavo, anche per la sua costante attualità.