Breve storia del diritto di voto femminile in Europa

Breve storia del diritto di voto femminile in Europa

Breve storia del diritto di voto femminile in Europa

La storia dell’emancipazione femminile per un secolo ha riguardato la lotta per il diritto di voto che solo nel 1948 viene riconosciuto come diritto fondamentale dell’umanità dall’ONU

Nel 1840, a Londra, si tenne la World Anti-Slavery Convention, una convenzione che si inserì nella scia dei movimenti abolizionistici che attraversavano, in particolare, gli Stati Uniti d’America. Se questa convenzione segna un punto importante per i diritti umani, allo stesso tempo rappresenta un punto importante per il dibattito sull’emancipazione femminile. Infatti, alla World Anti-Slavery Convention non solo le donne vennero osteggiate, ma soprattutto non ebbero diritto alcun diritto di parola.

Dalle ceneri di questa esperienza Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott – che avevano preso entrambe parte alla convenzione del 1840 – organizzarono nella cittadina di Seneca Falls, nello stato di Ney York, la prima convenzione espressamente dedicata ai diritti delle donne. Al centro di questa prima convenzione è il diritto di voto alle donne, tema che sarà il principale motivo di battaglia per le donne nei decenni successivi. Proprio questa convenzione segna il punto di avvio del movimento delle suffragette che avrà una sempre maggior diffusione e importanza per l’affermazione dei diritti delle donne.

Così, fino alla seconda metà del XX secolo, le rivendicazioni femminili si concentrarono, in particolare, sul diritto di voto. Infatti, fino alla fine dell’800 nessuno stato nel mondo riconosceva questo diritto alle donne. A questo proposito, il primo paese nel mondo è la Nuova Zelanda nel 1893, periodo in cui gli Stati Europei, non solo erano ben lontani dal riconoscimento del suffragio femminile, ma non avevano, in larga parte, riconosciuto quello maschile – addirittura in Italia il suffragio universale maschile è del 1912, mentre in Inghilterra venne allargato definitivamente nel 1918. Figurarsi per il diritto di voto femminile. Se il 1848 è l’anno in cui prende avvio il movimento femminista delle suffragette, solo un secolo più tardi, con il referendum costituzionale del 2 giugno 1946, le donne voteranno per la prima volta.

A dire il vero, però, al di là del caso italiano, le suffragiste, fino alla Prima Guerra Mondiale, non otterranno grandi successi. Il diritto di voto era stato approvato solo in alcuni stati – tra cui, oltre alla Nuova Zelanda, l’Australia (1902) e la Finlandia (1906). Questo ritardo è davvero sorprendente se si considerano i grandi fenomeni economici e sociali che rivoluzionarono l’Occidente e l’Europa a partire dalla rivoluzione industriale. Infatti, l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne con la diffusione delle industrie diede un ruolo di maggior rilievo alle donne, ma senza che questo si tramutasse in un riconoscimento politico – anzi, ebbe un risvolto di sfruttamento e schiavitù lavorativa ben documentati.

Anche gli Stati Uniti ebbero un percorso simile all’Europa. Eredità dell’età progressista – quel periodo che si ascrive al 1890-1920 – è sicuramente un generale miglioramento delle condizioni di vita e lavorative delle classe medie e degli operai, ma anche – e soprattutto – un profondo avanzamento per quanto riguarda il discorso dell’emancipazione femminile e il diritto di voto alle donne – alcuni stati dell’Ovest come la California e l’Arizona lo introdussero già prima della guerra il diritto di voto alle donne. Ma questo diritto verrà generalizzato solo nel 1920 con il XIX emendamento. Così, se il movimento delle suffragette conosce alcuni successi già nell’800, essi sono comunque molto limitati rispetto alla portata delle rivendicazioni.

Così, guardando alcune date, si può dire che l’affermazione della società di massa nel primo ‘900 e, soprattutto, la Grande Guerra siano stati determinanti per una prima grande diffusione del diritto di voto alle donne. Per esempio, la già citata Inghilterra nel 1918 – che riconobbe il voto, però, solo alle donne sopra i trent’anni –, come anche il Canada, la Germania e l’Austria, sempre nel 1918. Un anno prima era arrivata la Russia che accordò il diritto di voto nel 1917 con la Rivoluzione, diritto poi ratificato dall’Assemblea costituente nel 1918.

Ma per quale motivo i fermenti dei primi vent’anni del ‘900 furono così importanti? Si può dire che allo sviluppo dell’opinione pubblica si accompagna la gestazione di una moderna opinione pubblica che mise sempre più in difficoltà il modello liberale che era ancora basato sul censo – come in Inghilterra e in Italia. Con l’accesso delle masse popolari la società esige un cambiamento di rappresentanza. Le ristrette basi di consenso dello stato liberale non sono più rappresentative né potrebbero esserlo in alcun modo. E Giolitti, infatti, comprende bene questo punto e cerca, fino alla fine, di allargare le basi del potere del sistema liberale italiano. Così anche le donne iniziano ad avere un ruolo più rilevante e una maggior coscienza di sé su questo piano. In Italia, per esempio, si tenne, nel 1908, Congresso Nazionale delle Donne Italiane, organizzato dal Consiglio nazionale delle donne, nato nel 1901.

Ma un vero e proprio momento di svolta per l’emancipazione femminile – che riguardano ambiti diversi, ma le richieste erano soprattutto inerenti al diritto di voto – si ha con la Prima guerra mondiale. Con l’intensificarsi dell’attività industriale e per tamponare la carenza di manodopera maschile nelle fabbriche – dato che milioni di lavoratori erano impegnati al fronte – le donne vennero inserite in massa nelle attività produttive. Così il loro ruolo cambiò. Non erano più inferiori se erano riuscite a svolgere ruoli e mansioni maschili. E così apparvero agli occhi della società del tempo. Così, il diritto di voto in alcuni paesi fu avvertito come giusta “ricompensa” per l’impegno prestato dalle donne. Le donne c’erano state per lo stato e rivendicavano un maggior riconoscimento politico.

Le italiane voteranno solo nel 2 giugno 1946. Appare sorprendente rileggere oggi queste parole: “Io penso che la concessione del voto alle donne in un primo tempo nelle elezioni amministrative in un secondo tempo nelle elezioni politiche non avrà conseguenze catastrofiche come opinano alcuni misoneisti”. A pronunciarle è Benito Mussolini, il 9 maggio 1923, all’apertura del IX congresso dell’Associazione internazionale del Suffragio femminile. Le parole di Mussolini saranno riprese da una legge nel 1925 che concede alle italiane con la terza media la possibilità di eleggere gli amministratori locali. Ma le donne chiaramente non voteranno mai. Anzi, tre mesi dopo anche il voto maschile perderà qualsiasi valore con la legge “fascistissima” che sostituiva i sindaci con potestà nominati dal Duce.

E il percorso sarà ancora molto lungo. Solo con la fine della Seconda guerra mondiale il suffragio femminile sarà generalizzato. A metà degli anni settanta solo pochi paesi non l’avevano ancora riconosciuto – tra cui Svizzera, Yemen, Giordania e Sudafrica. A suggellare l’universalità del diritto di voto femminile è la Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dall’ONU nel 1948.

di Simone Mazza

Sostenibilità, cresce il mercato dei ciclomotori elettrici

Sostenibilità, cresce il mercato dei ciclomotori elettrici

Sostenibilità, cresce il mercato dei ciclomotori elettrici

Crescono le immatricolazioni al Sud, ciclomotori e scooter sempre più protagonisti in città. Exploit dei quadricicli con +74% sul 2021

Un mercato giovane, ma forte. Lo dimostra il solido +59% con cui ha chiuso il 2022. Le immatricolazioni di ciclomotori, scooter, moto e quadricicli a impatto zero in Italia continuano infatti a crescere e le due ruote elettriche si fanno strada nella mobilità urbana. Basta guardare al 2018, quando complessivamente il sell out faceva segnare poco più di 4.200 veicoli, per leggere nelle oltre 23.300 immatricolazioni dell’anno appena terminato il cammino di crescita di questo ambito della mobilità individuale. È quanto emerge dallo studio sull’andamento 2022 del mercato dei quadricicli e dei veicoli elettrici a due ruote presentato stamane a Milano da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).
Senza dimenticare la spinta favorevole degli incentivi all’acquisto e dell’avanzata delle opportunità di sharing, il 2022 registra un segno positivo in tutti i segmenti e conferma anche la predilezione dei privati all’utilizzo dei veicoli elettrici in città. Crescono infatti i ciclomotori (+53,3% con 5.904 mezzi messi su strada) e gli scooter (+56,9% e 9.896 veicoli immatricolati). Più contenuto, invece, l’incremento del segmento moto, che immatricola 540 pezzi e chiude a +7,5%. Infine, con 7.043 veicoli e una crescita del 74,1%, i quadricicli elettrici si rendono protagonisti di un vero e proprio exploit, confermandosi come una delle tendenze più nuove e interessanti dell’anno.

Per quanto riguarda invece la distribuzione sul territorio, Roma, Milano e Trento risultano rispettivamente le tre città con la più alta densità di veicoli elettrici, mentre sono Catania e Palermo le province dove il mercato è cresciuto maggiormente in termini percentuali negli ultimi due anni. Sud Italia che si conferma protagonista anche nell’incremento – sempre tra il 2020 e il 2022 – del mercato dei quadricicli con Palermo, Catania e Napoli, che salgono sul podio dei territori con le migliori performance. Torino è invece la città dove si è assisto alla maggiore crescita percentuale nel mercato moto, seguita da Firenze e Palermo, mentre Catania, Bergamo e Trento si prendono le prime tre posizioni per il segmento dei ciclomotori.
“Il nostro è il settore che cresce di più nell’ambito della mobilità elettrica, siamo di fronte a numeri significativi, che – ha commentato il presidente di ANCMA Paolo Magri – dicono molto anche della capacità delle aziende che rappresentiamo di produrre veicoli sempre più innovativi e fruibili. E che confermano l’importanza di continuare a sostenere questo ambito per fargli raggiungere quella maturità che merita non solo in termini percentuali. È un momento molto interessante per le due ruote: oggi l’elettrico è arrivato a rappresentare poco più dell’8% dell’intero mercato e affianca un’offerta termica complessiva sostenibile ed avanzata, che fa del nostro Paese il leader nella vendita e nella produzione in Europa”.

“SALTO NEL VUOTO: Arte al di là della materia” on stage a Bergamo

“SALTO NEL VUOTO: Arte al di là della materia” on stage a Bergamo

“SALTO NEL VUOTO: Arte al di là della materia” on stage a Bergamo

La mostra, a cura di Lorenzo Giusti e Domenico Quaranta, si potrà vedere al GAMeC di Bergamo, dal 3 febbraio al 28 maggio 2023

TRILOGIA DELLA MATERIA
Salto nel vuoto. Arte al di là della materia è il terzo e ultimo capitolo del progetto espositivo pluriennale ideato da Lorenzo Giusti per la GAMeC di Bergamo, dedicato all’indagine sulla materia nell’arte del XX e del XXI secolo.

Avviata nel 2018 con la mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile e proseguita nel 2021 con Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione, Salto nel vuoto chiude la Trilogia della Materia esplorando il tema della smaterializzazione e creando un racconto trasversale che evidenzia le connessioni esistenti tra le indagini sul vuoto – intraprese dai primi movimenti dell’avanguardia storica e sviluppate dai gruppi sperimentali del secondo dopoguerra –, le ricerche sul flusso risalenti agli anni della prima informatizzazione e l’utilizzo di nuovi linguaggi e realtà simulate nell’epoca post-digitale.

SALTO NEL VUOTO
La mostra, a cura di Lorenzo Giusti e Domenico Quaranta, presenta i lavori di alcuni grandi protagonisti e protagoniste della storia dell’arte del XX secolo e pionieri dell’arte digitale insieme ad autrici e autori delle generazioni più recenti, grazie ai prestiti di importanti istituzioni internazionali e di collezioni private.

Nello specifico, Salto nel vuoto rivolge lo sguardo a quegli artisti e artiste che, in tempi diversi, hanno indagato la dimensione del vuoto negandola nella sostanza o identificandola quale mera dimensione ideale, o il cui lavoro si è rivelato in grado di riflettere i cambiamenti epocali nella percezione della dimensione materiale, introdotti dall’emergere dei paradigmi del software e dell’informatizzazione, così come dalla rivoluzione digitale e dalla sua sistematizzazione.

La mostra si articola in tre sezioni tematicheVuoto, Flusso e Simulazione – che inquadrano altrettante modalità di messa a fuoco, rappresentazione ed espressione dei principi della smaterializzazione, e si snoda in un percorso esperienziale che sollecita la percezione dello spettatore da un punto di vista visivo e corporeo.

VUOTO
La prima sezione è dedicata alla rappresentazione del vuoto come spazio immateriale. Una dimensione forzatamente negata, continuamente smentita e fondamentalmente contraddetta dalla materialità stessa dell’opera d’arte. Accoglie una serie di lavori di artiste e artisti che, in tempi diversi, hanno operato, soprattutto in pittura, attraverso i principi della riduzione estrema, del minimo contrasto e dell’impercettibile, raccontando il vuoto come una dimensione immaginativa, ideale o concettuale.
Contraddistinte dalla presenza dominante del bianco, nelle prime sale il percorso espositivo si snoda tra le estroflessioni di Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani, i fogli in plastica trasparente perforati a cadenza regolare di Dadamaino, le composizioni minimaliste di Jean Degottex e Aiko Miyawaki fino alle sperimentazioni con la luce e lo spazio di Ann Veronica Janssens.
I lavori di artisti e artiste del primo e del secondo Novecento sono posti in dialogo con opere recenti di alcuni tra i più significativi protagonisti dell’arte internazionale degli ultimi anni.

FLUSSO
Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta alcune mostre storiche hanno interpretato sviluppi come la smaterializzazione dell’arte, l’avvento di opere-sistema e opere-processo, l’ampliamento dei linguaggi come conseguenza della crescente informatizzazione della società, dell’avvento dell’elaborazione dei dati e delle piattaforme globali di comunicazione, affiancando per la prima volta opere d’arte contemporanea, dispositivi tecnologici e i primi esempi di new media art.
Proseguendo idealmente questa linea di ricerca, la sezione Flusso presenta una selezione di opere di epoche diverse, dalle avanguardie storiche ai giorni nostri, testimoni del radicale impatto dell’informatizzazione e delle reti digitali sulla percezione della realtà materiale. Le dimensioni indagate sono quelle della materialità non-atomica dei dati, del bit come unità minima dell’informazione, del pixel come unità minima dell’immagine digitalizzata, del software come processo che può o meno generare un output sensibile. La sezione rende dunque conto della complessa maniera di esistere dell’arte nel cosiddetto “Informational Milieu”.
Le sale ospitano lavori di precursori come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, František Kupka, Pablo Picasso; opere che introducono al dinamismo percettivo dell’Arte Programmata e di Fluxus insieme ad altri lavori degli anni Sessanta e Settanta che rappresentano sistemi complessi e basati su processi, istruzioni e programmi – da Agnes Martin a Roman Opałka, da Vera Molnár a Lillian F. Schwartz – accanto a numerose opere recenti di artiste e artisti internazionali.

SIMULAZIONE
L’età dell’informazione ha vaporizzato la realtà in una serie di esperienze relazionali, comunicative e mediali, in cui la materia di cui è fatto il reale si sublima nell’intangibilità del “virtuale”.
Vissuto inizialmente come una dimensione radicalmente altra, accessibile solo attraverso un temporaneo abbandono della realtà reso possibile da specifiche tecnologie immersive – analogiche come i panorami o digitali come i caschi di realtà simulata – il virtuale è andato progressivamente identificandosi con la realtà stessa, a mano a mano che le nostre relazioni ed esperienze venivano facilitate da schermi, dispositivi e reti di comunicazione.
La terza sezione si concentra quindi sullo snodo tra reale e virtuale, in un percorso cronologicamente altalenante che pone in dialogo opere che indagano criticamente l’impatto delle simulazioni sul nostro modo di percepire la realtà concreta – Lynn Hershman Leeson e Seth Price, tra gli altri – con altre che, attraverso il mezzo pittorico, ne amplificano la percezione creando potenti illusioni visiveRichard Estes, Duane Hanson, René Magritte –; e altre ancora che costruiscono realtà alternative convincenti e immersive, mediate o meno dall’uso di dispositivi tecnologici di realtà virtuale e realtà aumentata, in un percorso che procede da lavori pionieristici a opere recenti, da Rebecca Allen a John Gerrard, da Jon Rafman a Timur Si-Qin.

MERU ART*SCIENCE RESEARCH PROGRAM
La mostra si avvale della collaborazione della Fondazione Meru – Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, già promotrice, tra il 2013 e il 2017, con Associazione BergamoScienza e GAMeC, del prestigioso Meru Art*Science Award, finalizzato alla promozione di progetti artistici legati allo sviluppo delle ricerche scientifiche.
Il nuovo programma di ricerca – Meru Art*Science Research Program – finanzia la realizzazione di un progetto site-specific per lo Spazio Zero della GAMeC, come avvenuto in occasione delle mostre Black Hole e Nulla è perduto.

Per Salto nel vuoto, i MSHR (Brenna Murphy e Birch Cooper) presentano una nuova installazione della serie Nested Landscapes (2017- in corso), che esplora e potenzia livelli diversi di immersività e di fruizione che si manifestano, intenzionalmente o meno, ogni volta che si presenta la realtà virtuale in uno spazio pubblico. Nelle sue installazioni, MSHR crea infatti sistemi complessi radicati nella cibernetica e nella teoria dell’informazione, che intersecano diversi processi di feedback tra ambiente e spettatore, e che attivano quest’ultimo come protagonista di un esperimento che estende la realtà percepita sollecitando al contempo, attraverso la realtà virtuale, la riattivazione di forme di pensiero creativo e mind wandering connesse a quello che le neuroscienze chiamano DMN (Default Mode Network), normalmente compromesse dalla distrazione indotta dai dispositivi e dai flussi di informazione digitali.

CATALOGO
Sulla linea delle pubblicazioni che hanno accompagnato le precedenti mostre della Trilogia, il catalogo di Salto nel vuoto – edito da Officina Libraria e GAMeC Books con progetto grafico di Studio Temp – sarà costituito dai testi dei curatori Lorenzo Giusti e Domenico Quaranta e da approfondimenti sulle opere in mostra affidati a storici dell’arte italiani e internazionali.

L’introduzione di ciascuna sezione del catalogo è affidata a un testo di carattere scientifico, inedito in lingua italiana, ritenuto di particolare importanza per lo sviluppo del progetto espositivo: Karen Barad per la sezione dedicata al Vuoto, Luciano Floridi per la sezione dedicata al Flusso e Myron W. Krueger per la sezione dedicata alla Simulazione.
Chiude il volume la ripubblicazione di un saggio di Italo Calvino, derivato da una conferenza del 1967 intitolata Cibernetica e fantasmi, in cui lo scrittore descrive la letteratura come processo combinatorio, soffermandosi sull’impatto della teoria dell’informazione sulla letteratura, sulla creazione e sulla nostra visione del mondo, sulla fine dell’autore, sul rapporto uomo-macchina, e su quella che allora non veniva ancora chiamata intelligenza artificiale.

ARTISTI IN MOSTRA
Josef Albers, Agostino Bonalumi, Regina Cassolo Bracchi, Enrico Castellani, Dadamaino, Jean Degottex, Aleksandra Domanović, Ann Veronica Janssens, Yayoi Kusama, Francesco Lo Savio, Scott Lyall, Fabio Mauri, Aiko Miyawaki, Andrés Ramírez Gaviria, Antoine Schmitt, Gerhard von Graevenitz.
Carla Accardi, Cory Arcangel, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Maurizio Bolognini, Paolo Cirio, John F. Simon Jr., Channa Horwitz, Ryoji Ikeda, Vladan Joler, František Kupka, Sol LeWitt, Mark Lombardi, Agnes Martin, Eva e Franco Mattes, Vera Molnár, Roman Opałka, Trevor Paglen, Pablo Picasso, Casey Reas, Evan Roth, Lillian F. Schwartz, Hito Steyerl, Addie Wagenknecht. Arte Programmata 1962: Gruppo T [Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi, Grazia Varisco] Gruppo N [Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi], Getulio Alviani, Enzo Mari, Bruno Munari. Fluxus [Nanni Balestrini, John Cage, Robert Filliou, Alison Knowles, Yoko Ono, Nam June Paik, Mieko Shiomi].
Rebecca Allen, Gazira Babeli, Petra Cortright, Constant Dullaart, Richard Estes, John Gerrard, Elisa Giardina Papa, Duane Hanson, Lynn Hershman Leeson, Agnieszka Kurant, JODI, René Magritte, MSHR, Katja Novitskova, Seth Price, Jon Rafman, Rachel Rossin, Manuel Rossner, Jeffrey Shaw, Timur Si-Qin, Ai Weiwei.

“Non ci possiamo credere”: a Sanremo si parla d’amore!

“Non ci possiamo credere”: a Sanremo si parla d’amore!

“Non ci possiamo credere”: a Sanremo si parla d’amore!

Una tematica “nuova” e mai abusata al Festival di Sanremo per un’edizione in salsa revival che – se non ci piacerà – come minimo ci farà esclamare un “ma che è sta cafonata?” degno di Christian De Sica…

Ed è arrivato quel momento dell’anno in cui tutto si ferma, si stoppa, passa in secondo piano. Più o meno come Harry quando si sedeva al tavolo William.
Sanremo è qui, come ignorarlo?

E se i “super” ospiti sanno un po’ di visto e rivisto, di tirato fuori da una macchina del tempo (come i Black Eyed Peas nel 2023), l’unica speranza di sopravvivere a 6 giorni di irruzioni di Fiorello e di risatine isteriche di Amadeus. Certo, i temi non aiutano: canzoni d’amore a gogò con qualche intermezzo di psicopatologia (in pratica come nel 2007 con Cristicchi), ma – come si suol dire – la speranza è l’ultima a morire.
(Un anno fa avremmo chiuso la frase con un “ah no, quella è la regina Elisabetta, ma ci hanno tolto pure questa certezza in questo 2022…).

Ecco, aiutati da Agi, le canzoni che ci danno “più speranza” (o ci incuriosiscono) per il festival.

Anna Oxa, ‘Sali’: l’hanno scritta i Baustelle, e questo già ci basta per voler leggere il testo. Per il resto, con Anna Oxa si parte nel segno di un’edizione tremendamente revival adatta anche al 1997. 

Ariete, ‘Mare di Guai’: “Tu eri più bella di me e adesso che il letto è vuoto e la casa in silenzio ho paura a dormire, perse noi perse senza un perché e c’è una torre di piatti che aspetta“. Il titolo ci ricorda un acerbo Marco Cesaroni (la cui pochezza come personaggio abbiamo descritto in questo articolo), ma il 2021-2022 di Ariete ci spinge a voler ascoltare a tutti i costi la sua canzone. Certo, il tema è sempre quello, ma con una declinazione che – ne siamo certi – non piacerà molto al bigottismo degli spettatori di mamma Rai.

Articolo 31, ‘Un bel viaggio: “Non volevamo crescere ma è successo tutto d’un tratto e fai tutte cose che giuravi non avresti fatto. Anche morire giovani non si può più adesso c’è la family e dipende da te“. Canzone non amara su com’è diventare grandi per chi “è scappato da un quartiere velenoso” trasformando “l’eternit in oro“.
Quando gli amori dell’adolescenza tornano di solito non è mai qualcosa di positivo, molto (troppo) spesso resta quel senso di “oddio, ma mi piacevano davvero?” che vive tra l’effetto revival e la consapevolezza. Ma “Articolo 31 basta come garanzia” e noi non vediamo l’ora di rivederli sul palco.

Colapesce e Di Martino, ‘Splash’: “Ma io lavoro per non stare con te preferisco il rumore delle metro affollate a quello del mare ma che mare ma che mare meglio soli su una nave per non sentire il peso delle aspettative“. Raffinate suggestioni dal duo siciliano che torna dopo il successo di ‘Musica leggerissima’. Soddisferanno le aspettative?

Coma Cose, ‘L’addio’: altri saluti (non convinti) a chi se n’è andato, nel mood del festival, dalla coppia rivelazione dello scorso anno. “E sparirò ma tu promettimi che potrò sempre ritornare da te”.
Storia d’amore sullo sfondo, niente a che vedere con gli esordi, ma la certezza dello spessore del duo. Ci piacerà? Lo sapremo solo “post-concerto”.

Cugini di campagna, ‘Lettera 22’: “Non lasciarmi solo, non lasciarmi quì, il refrain funziona. Amore complicato anche per la storica band che torna a Sanremo dopo le polemiche di qualche anno fa con i Maneskin. Se gli Articolo erano un effetto revival, qua siamo attratti dall’effetto trash…

Elodie, ‘Due’: dopo l’esordio da attricea Sanremo si rivolge a chi la cerca ma non la vuole. “Tu vuoi una donna che non c’è e se ci pensi il nostro amore è nato appena ma è già finito male”. 

Gianluca Grignani, ‘Quando ti manca il fiato’: “Ciao papà o addio papà io ti perdono le mie lacrime sono sincere ma c’è chi non lo farà”. Intenso e profondo, uno dei cantautori più talentuosi e tormentati della sua generazione racconta di una telefonata dopo 20 anni col padre. “Ciao sono papà come va Gianluca? Ma no che non sto male ma quando accadrà tu verrai al mio funerali tu verrai o no“?.
Lo ammettiamo: non sappiamo che cosa aspettarci. Sarà in forma? Sarà la parodia di se stesso come negli ultimi anni? Non si sa e ci dispiace che l’interesse mediatico per una delle migliori espressioni del cantautorato degli ultimi 30 anni venga preso in considerazione solo per i suoi difetti…Daje Gianlù, tifiamo per te!

Giorgia , ‘Parole dette male’: è una delle canzoni d’addio in gara. “E tu alla fine eri una bella canzone che non si può ascoltare a ripetzione, maledizione! Ricordo le ultime parole dette male, maledette”. Forse un omaggio ad Alex Baroni, il cantautore suo ex compagno morto in un incidente.
Il ritorno di Giorgia a Sanremo è una nota lieta, il ritorno del bel canto dopo anni un po’ “gne”.

Lazza, ‘Cenere: uno dei rapper più celebrati del momento, con un altro addio che farà molto ballare. “Aiutami a sparire come cenere, mi sento un nodo alla gola, nel buio balli da sola, spazzami via come cenere, ti dirò cosa si prova tanto non vedevi l’ora”. Sulla scia di Rkomi (lo sappiamo, non ci azzeccano nulla l’uno con l’altro, ma il target di Sanremo capisce di rap e trap come Giulia de Lellis capisce di geografia), siamo sicuri che non passerà inosservato…

Madame, ‘Il bene e il male’: ‘Una storia raccontata da una prostituta. Alla fine hai sbottato, hai detto ‘guarda tanto tanto tanto tanto Amore, tu sei, sei lo sbaglio più fatale che ho commesso nella vita, Amore, tu sei, la puttana che ha ridato un senso ai giorni miei”. L’affaire green pass le ha buttato addosso una shitstorm che non si aspettava, la simpatia nei suoi confronti dopo l’esplosione di un paio d’anni fa sembra alle spalle. Che cosa ci riserverà il futuro di Madame? Ascoltiamolo…

Mara Sattei, ‘Duemila minuti’: testo potente di Damiano David (sì, “quello dei Maneskin”) molto ben interpretato. “Io mi ricordo quando ritornavo a casa stanco e sotterravi i tuoi problemi dentro fiumi di alcool. Poi sei scappato e hai rubato tutta la mia voce”.

Mr. Rain, ‘Supereroi: “Ci sono ferite che non se ne vanno nemmeno col tempo, più profonde di quelle che sembrano, guariscono sopra la pelle ma in fondo ti cambiano dentro”. Mr. Rain depresso in un testo non è proprio una novità, ma l’ultima volta in cui non aveva azzeccato una melodia Jurassic Park era ancora sulla cresta dell’onda e a Sanremo potrà dare il meglio di se con il suo sound “orecchiabile”, perfetto per sembrare rivoluzionario al pubblico “retrò” di Sanremo.

Paola e Chiara, ‘Furore’sembrano quelle che avevamo lasciato un secolo fa. Trascinanti. “In questa notte di sole, furore, furose, amarsi e fare rumore nel mio respiro tu senza fermarci più,ballare ancora come se fosse l’ultima canzone”.

Tananai, ‘Tango’: ultimo in classifica l’anno scorso, trionfatore nelle vendite e negli ascolti. Prosegue con la vena romantica di ‘Abissale che sta andando alla grande in radio. “Ma ora addio va bene amore mio, non sei di nessun altro e di nessuno io. Lo so quanto ti manco ma chissà perchè Dio ci pesta come un tango“.
è stato il successo commerciale e inaspettato del 2022. Si ripeterà adesso che ci si attende qualcosa da lui?

Ultimo, ‘Alba’: avvolgente, magnetica. “Amo l’alba perchè spesso odio la vita mia camminando senza meta in questa strana via amo l’alba prchè è come una sana follia puoi capirla se la senti e non mandarla via”.
Ultimo piace alle masse, su questo non ci piove. E questo amore per lui sembra superare anche il fatto che, dal 2019, sentiamo a ripetizione sempre la stessa canzone declinata in salse di sfumature diverse…

Francesco Inverso

Quando scrissi la prima volta un box autore avevo 24 anni, nessuno sapeva che cosa volesse dire congiunto, Jon Snow era ancora un bastardo, Daenerys un bel personaggio, Antonio Cassano un fuoriclasse e Valentino Rossi un idolo. Svariati errori dopo mi trovo a 3* anni, con qualche ruga in più, qualche energia in meno, una passione per le birre artigianali in più e una libreria colma di libri letti e work in progress.
Sbagliando si impara…a sbagliare meglio.

Ginnaio: a Treviglio in scena il festival del gin!

Ginnaio: a Treviglio in scena il festival del gin!

Ginnaio: a Treviglio in scena il festival del gin!

Il 27 e 28 gennaio 2023 arriva a Treviglio Fiera (BG) il festival dedicato ai produttori di gin e distillati italiani

La manifestazione – organizzata da VALe20 – Eventi e Comunicazione – andrà in scena venerdì 27 gennaio dalle 18 alle 2 e sabato 28 gennaio 2023 dalle 16 alle 2 di presso il polo fieristico di Treviglio (BG), un’area espositiva collocata a pochi metri dalla stazione centrale dei treni di Treviglio e dotata di più di 1000 posti auto gratuiti adiacenti alla struttura.
Con i 20 produttori provenienti da tutta Italia e le oltre 100 etichette proposte, Ginnaio punta a diventare un evento di riferimento per tutti gli appassionati dei gin e distillati italiani.
Durante la due giorni, i partecipanti potranno degustare liberamente i gin in purezza e i distillati a fronte del pagamento di un biglietto di ingresso in fiera di 10 euro (6 euro in prevendita attiva fino alle 23.59 del 26/01/2023).
A Ginnaio, i partecipanti avranno la possibilità di sorseggiare cocktails a base di gin (e non solo) lasciandosi trasportare dalla musica coinvolgente proposta dai nostri Djs.

Ginnaio offre inoltre la possibilità di acquistare le bottiglie di gin e distillati direttamente dal produttore mantenendo alto il rapporto qualità-prezzo, con il vantaggio di conoscere di persona la filiera del bene acquistato.
Per gli amanti del cibo di strada saranno presenti food trucks, vere e proprie cucine su ruote, che soddisferanno anche i palati più esigenti con le loro golose proposte culinarie.
Per la gioia di grandi e piccini, come in tutti gli eventi firmati VALe20 – Eventi e Comunicazione, nella giornata di sabato 28 gennaio dalle 17 alle 22, sarà presente il mini club gratuito dove poter lasciare i bambini in tutta serenità mentre gli adulti si godono il giro in fiera.
Con questa grande proposta, Ginnaio vuole sia posizionarsi come un evento di alto livello con produttori pluripremiati, ma allo stesso tempo vuole essere un evento dedicato a tutti e soprattutto alla portata di tutti.