Kavinum, il vino della “generazione Netflix” raccontato da chi lo ha ideato

Kavinum, il vino della “generazione Netflix” raccontato da chi lo ha ideato

Kavinum, il vino della “generazione Netflix” raccontato da chi lo ha ideato

Kavinum è sostenibilità, rispetto del territorio e vini biologici per i giovani che amano stare insieme e vogliono imparare di più su questo mondo. L’intervista a chi ha reso possibile tutto questo.

Avevamo già parlato su questi schermi di Kavinum, l’e-commerce di vini sostenibili che con un quiz promette di scegliere il vino più adatto ai tuoi gusti al posto tuo. Sorpresi ed entusiasti di questa novità abbiamo deciso di intervistare Franck-Morel Beugré, la mente che si nasconde dietro Kavinum, per farci raccontare come nasce l’idea (e qualche segreto sul mondo del vino naturale, di cui purtroppo non sappiamo ancora abbastanza).  Fondatore e CEO di Kavinum, 29 anni e un percorso formativo che con il vino ha poco a che fare, ma che ha molto a che vedere con la passione e la curiosità: dopo un importante inizio nel mondo della moda, Franck si è dedicato al mondo dell’enologia per amore nei confronti della bevanda di Bacco. Dalla nostra intervista emerge perché noi siamo così contenti di questo suo “cambio di rotta”.

La scheda prodotto

Iniziamo con le presentazioni. Qual è il percorso che ti ha portato a fondare Kavinum?
“La mia formazione è molto lineare. Dopo il diploma professionale in ambito turistico ho iniziato a lavorare nel campo della moda con la celebre casa di moda statunitense Abercrombie&Fitch. Un ambiente giovanile, gioioso e molto accogliente che mi ha permesso di maturare esperienze nel marketing e customer service e nella gestione aziendale e di capire alcuni KPI (Key Performance Indicators, un insieme di misure quantificabili che un’azienda utilizza per valutare le sue prestazioni nel tempo, ndr.). L’avvento della pandemia ha scombussolato un po’ tutti e molti, come me, hanno deciso di cambiare vita. Avevo bisogno di nuovi stimoli e di nuove sfide: sono un ex giocatore di basket a livello agonistico, uno sportivo, e per me questi elementi sono vitali. Da quel momento ho iniziato a sviluppare l’idea Kavinum”.

Come nasce Kavinum?
“Kavinum si basa su una semplice idea: ‘Acquistare un ottimo vino che ami dovrebbe essere più facile, meglio se sostenibile’. Il prezzo rispetto al valore è sempre stato un problema chiave per l’acquisto di una bottiglia di vino. Kavinum parte quindi alla base dei problemi che potrebbero incontrare sia i neofiti che gli appassionati di vino: una bottiglia è buona perché è costosa? Come posso determinare il valore di una bottiglia? Una bella etichetta significa vino buono? Mi piacerà di più questa bottiglia solo perché è costosa? Il prezzo significa qualità? Mi stanno fregando?
Cercare di rispondere a queste domande è uno dei nostri obiettivi principali. Il cliente grazie al nostro servizio avrà più possibilità di provare vini che altrimenti non sarebbe stato in grado di scegliere da solo. Non solo, le opzioni di prezzo renderanno il suo viaggio nel vino personalizzato per adattarsi al suo budget mensile e soprattutto ai suoi gusti. Abbiamo semplificato le schede di degustazione che accompagnano ogni scatola di vino e reso le informazioni più intuitive per offrire un’esperienza di apprendimento gioiosa su un argomento spesso considerato proibitivamente intimidatorio.
Tornando alla domanda, Kavinum è un servizio online in grado di trasformare i gusti di ogni consumatore in bottiglie di vino consegnate direttamente a casa sua. Con il nostro team esperto, fatto di “persone reali”, e della nostra tecnologia di personalizzazione, offriamo un servizio digitale che aiuta l’utente a scoprire le migliori gemme da tutto il mondo (vino biologico o biodinamico, altrimenti prodotto e vinificato in modo sostenibile), spesso difficili da trovare, e riserva questi vini esclusivi ‘naturalmente’ prodotti in piccoli lotti. Kavinum è l’unico wine club che seleziona vini in base alle recensioni o preferenze di ogni membro. È il vino a modo tuo!”.

Il nome “Kavinum” invece da dove arriva?
“Volevo qualcosa che iniziasse con la lettera “K” come punto di partenza. Dietro questa “K” c’è tanto! Kavinum è la nostra filosofia che non si vuole fermare solo alla vendita di una semplice bottiglia di vino, ma vorrebbe essere una cultura. Il tema di Kavinum è amici, vino e bei momenti e per questo le prime due lettere “KA” rappresentano la casa, elemento ripreso anche nel logo: questo è composto da acini di uva su cui la stessa kappa è sistemata in modo da rappresentare un tetto. Gli acini che stanno sotto rappresentano ovviamente il vino, “vinum”. Qui non si valorizzano solo produttori di vino indipendenti che hanno scelto di produrre il vino in un modo molto più vicino alla natura senza nessuna aggiunta né chimica, solo l’uva che viene trasformata, ma rappresentano anche tutte le persone che stanno sotto Kavinum, sotto la nostra casa, nel segno dell’inclusione. Che tu sia qualcuno che non sa nulla di vino, qualcuno che ne sa o qualcuno che si colloca nel mezzo, siamo tutti qui insieme, attorno ad una sola cultura, quella del vino. Dobbiamo solo assaggiare e decidere se quello che stiamo bevendo ci piace o meno senza linguaggi troppo specifici. Perché alla fine l’unica cosa che chiunque debba fare con il vino è gustarlo in buona compagnia”.

Una foto dal sito kavinum.com

In Italia il vino naturale è ancora poco conosciuto. Si sente tanto parlare di vini ancestrali, vini biologici, vini biodinamici e su Kavinum ce n’è un’ampia scelta… cosa significano queste parole?
“In giro è molto difficile reperire del buon vino naturale, persino nel milanese, dove l’offerta della ristorazione è più ampia. Quando si trova qualcosa, la persona che hai davanti fa molta fatica a spiegare e raccontare la bottiglia. Posso dedurre che alcuni si affidano al concept per fare business, pochi sono quelli che sanno davvero ciò che trattano. 
Ho avuto la fortuna di avere tanti amici vignaioli che sono riusciti a spiegarmi di cosa stiamo parlando e a farmi capire che il vino naturale è molto semplice: uva che viene trasformata in un prodotto, il vino, senza nessuna aggiunta. Si prende l’uva, si fa la pigiatura, dalla pigiatura si ottiene il mosto che si lascia fermentare e si porta alla vinificazione, il vino viene poi imbottigliato ed è fatta. Questo è il vino naturale, non si aggiunge niente, l’uomo usa le sue mani e usa solo la materia prima raccogliendo solo i grappoli più buoni, poi la porta nel processo di produzione.
Per il vino biologico, bisogna sottolineare che è più una certificazione per poter vendere su mercati esteri all’export. La certificazione più conosciuta qui in Italia è quella rilasciata da ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, ndr.), ma ce ne sono anche tante altre che permettono di vendere in paesi esteri come il continente americano – perché gli statunitensi amano molto il vino italiano, soprattutto nel campo dei naturali – o l’Asia. I vignaioli naturali che desiderano richiedere la certificazione si recano presso l’ente ICEA e la richiedono direttamente lì, ma il processo per ottenerla è abbastanza lungo e può durare anche tre o quattro anni. Poi, una volta ottenuta, può vendere. Il vignaiolo naturale produce piccoli lotti in base alla sua raccolta. Una piccola produzione, che ora con il cambiamento climatico diventa ancora più vincolante poiché spesso in seguito a grandinate o alluvioni i produttori si ritrovano il più delle volte con il 90% della produzione che va persa.
Quando ci addentriamo nell’agricoltura biodinamica il discorso è ancora diverso: puoi essere certificato biologico sia in vigna che in cantina, ma è il tuo metodo di approccio alla natura a essere biodinamico. Esiste un’agricoltura biodinamica, ma non esiste un vino biodinamico. Si tratta di un’agricoltura che  utilizza preparati naturali che vengono messi in vigna e riescono a mantenere in salute la vite. Un concetto molto interessante che spieghiamo sul blog “Bicchieri a Tavola” del nostro sito. 
Il metodo ancestrale, invece, è un metodo molto antico, che prevede una tecnica simile a quella che usavano i nonni per i vini spumanti. Sono i vini che vengono imbottigliati con il tappo a corona per immagazzinare all’interno della bottiglia la CO2 necessaria a creare le bollicine senza utilizzare i classici metodi (metodo charmat o metodo classico, ndr.) per non aggiungere nulla al vino, ma per lasciare che sia la natura a completare il processo”.

È un mondo complesso e sono poche le figure che te lo sanno raccontare…
“Persino i sommelier non sono preparati in questo campo e li capisco, durante il percorso di studi viene loro insegnato ciò che è sempre stato spiegato e fatto nel settore del vino, ciò significa metodi e processi convenzionali. I vini convenzionali sono quelli che si trovano nella grande distribuzione, l’esatto contrario dei vini naturali che non hanno nessuna tecnica di produzione, sono puri, allo stato grezzo e molto buoni, perché quando li bevi si sente che sono fatti di sola materia prima: l’uva.
Il progetto Kavinum poggia su tre pilastri: etica, innovazione e sostenibilità. Etica significa prezzi accessibili per tutti, comprensione dei vini per tutti grazie alle nostre schede che inseriamo nei vari ordini che riportano informazioni sui produttori, le storie dietro alle bottiglie, le note di degustazione e le ricette abbinate ad ogni bottiglia nella tua scatola per offrire al cliente un’esperienza personalizzata. L’innovazione è rappresentata dal nostro algoritmo, che traccia le preferenze del singolo membro e va a ricercare quello che può piacere. La sostenibilità riguarda il fatto che Kavinum seleziona solo vignaioli che abbiano adottato una certa filosofia di vita, che eseguono un lavoro quanto più vicino possibile alla natura senza usare additivi che vadano a distruggere il suolo, spesso non usano neanche un trattore eseguendo ogni lavoro manualmente. Vogliamo far conoscere questo tipo di lavoro, quello delle persone brave e buone che hanno a cuore il loro territorio”. 

Parliamo invece dei vostri clienti. Chi è il vostro cliente tipo? Cosa apprezza di voi?
“Amiamo definire il nostro target come la “generazione Netflix”. Siamo giovani, adoriamo i contenuti, le esperienze personalizzate, le cose che ci piacciono, la convivialità: i nostri clienti sono come noi, persone che amano il vino buono, siano esse neofiti, appassionati o esperti. Sono persone che cercano una buona bottiglia, ma che non hanno tempo di scorrere i soliti cataloghi online con milioni di etichette, che non hanno voglia di perdere le ore davanti allo schermo cercando qualcosa che possa piacere loro perché il loro tempo è molto prezioso. Quando si rivolgono a noi, ricercano qualcosa di buono e nuovo che possa soddisfare le attese del loro palato, senza offendere le loro papille gustative. Il quiz sulla nostra piattaforma è ciò che fa per loro. Un quiz, sole sei domande e hanno le tre bottiglie di vino più adatte ai loro gusti che verranno consegnate direttamente a casa in meno di 24 ore (48 per le località italiane più difficili da raggiungere)”.

Una delle domande del quiz

Come vi è venuta l’idea del quiz? Come funziona l’algoritmo che c’è dietro?
Ancora una volta parliamo di diversità, però nel campo del vino. C’è chi ha iniziato da poco a bere vino. C’è chi compra vino regolarmente e c’è chi è interessato al vino e vorrebbe ampliare i suoi orizzonti, ma non ha abbastanza tempo di cercare bottiglie “nei soliti cataloghi”. Quindi l’idea alla base era avere una piattaforma digitale che ci consenta di soddisfare i palati di tutti. Sono una persona molto curiosa e quando ho iniziato con il vino ho iniziato a informarmi su tutte le cose che non sapevo per poterle interiorizzare. Questa curiosità l’ho portata verso il quiz: gli altri hanno un catalogo, noi vogliamo creare un club. Molti produttori fanno fatica a vendere le loro bottiglie e devono passare attraverso intermediari come grossisti, distributori, importatori e questo ha delle conseguenze anche sui prezzi. Noi cercavamo invece qualcosa che ci permettesse di non avere nessuno in mezzo per poter rendere il prezzo più accessibile a tutti, quindi fungiamo noi direttamente da intermediario fra il produttore di vino indipendente e il cliente finale.
Fondamentalmente ciò che facciamo è cercare di rendere l’esperienza di acquisto del vino un processo meno intimidatorio rispetto a quello che ha sempre presentato l’industria del vino per il consumatore medio. Il cliente può quindi scegliere il vino prima di tutto in base al tipo di cibo che abbinerà o al suo budget (perché è molto importante), altrimenti può semplicemente trovare il vino che risponda al suo gusto personale.
Il quiz ci aiuta allora ad accorciare i tempi e ad assegnare la bottiglia adatta a ogni palato. Abbiamo così stabilito tre range di prezzo e li abbiamo inseriti fra le domande: fino a 15€, da 16 a 25€ e da 26 a 40€. Dovevamo poi capire come riuscire a fare amare il vino a chiunque, quindi il quiz si informa riguardo le preferenze sui cibi salati e in base a quello sappiamo quanta mineralità il cliente ricerca in un vino, la salinità che apprezza. Domande come ‘quali sono i frutti che vorresti sentire nel tuo vino‘ o ‘quale cioccolato vorresti poter mangiare per sempre senza ingrassare‘ ci aiutano a capire quali profumi e quanto tannino si ricerca in una bottiglia – cioccolato bianco per un basso tannino, al latte per un tannino medio dal corpo medio, o fondente per un tannino persistente. Così possiamo trovare la bottiglia perfetta per chiunque. Tutto questo è in realtà solo la prima parte di Kavinum, grandi cose arriveranno”.

Come selezionate le bottiglie che scegliete di vendere su Kavinum?
“Il nostro modello di business ci consente di andare solo da chi il vino lo produce, quindi niente intermediari: nessun grossista, distributore o venditore.  È un processo stancante, molto impegnativo e ci consideriamo ‘esploratori del vino’ proprio per questo. Non tutti i produttori sono organizzati per dare un veloce feedback alle mail.
I produttori ci fanno vedere i loro poderi e le loro terre e li trattiamo come se fossimo amici. All’inizio ho detto che Kavinum è tre cose, amici, vino e bei momenti, e la parte dell’amicizia è fondamentale, sacra: il primo contatto con una persona deve sempre essere amichevole, poi si va a creare questa convivialità, questo modo di stare insieme che è il nostro obiettivo. Cerchiamo di far diventare i produttori nostri amici fin dal primo momento. Assaggiamo e selezioniamo personalmente quello che ci piace affinché possa piacere anche ai nostri clienti. Quindi, i vini scelti vengono mappati all’interno della nostra tecnologia di personalizzazione e da lì parte tutto il processo di vendita”.

Etichette in vendita su Kavinum con schede di degustazione

Qual è la parte più impegnativa di questo lavoro? E quale la più divertente?
“Il mondo del vino ha tante sfumature. Parliamo proprio dei vini di oggi dove troviamo il rosso, bianco, macerato ‘alias orange wine’, rosé e perfino i diversi stili di bollicine… Incontrare e conoscere nuovi produttori è impegnativo, ma allo stesso tempo anche divertente. Ci si incontra, si assaggiano i vini, si chiacchiera. Si nota che ognuno ha la propria filosofia. Ad esempio, alcuni vinificano solo in legno, altri invece non lo utilizzano assolutamente perché preferiscono che nei loro vini si senta solo il gusto puro dell’uva e non i sentori che a volte si sviluppano all’interno delle barrique.
La parte difficile invece è proprio la tecnologia di personalizzazione. Quando c’è l’inserimento di nuovi vini diventa molto fastidioso perché ogni bottiglia va mappata per poter soddisfare tutti i nostri utenti. Non dimentichiamo che abbiamo tutti un palato diverso, quindi meglio non dare del riesling a chi preferisce il pinot. Vogliamo offrire un’esperienza di vino completamente personalizzata al cliente. Crediamo fortemente che il vino debba essere divertente e per questo forniamo ai nostri membri una piattaforma per consumare contenuti, conoscere il vino, valutarlo, incontrare le persone dietro le bottiglie e fornire informazioni dettagliate per una selezione migliore. Penso che tutto questo rappresenti la parte più eccitante.

Quante persone siete oggi in Kavinum?
“Kavinum ad oggi è un piccolo team di appassionati del buon vino ‘sostenibile’. Persone unite dietro a quelli che sono anche i valori della piccola azienda: inclusione, avventura, passione e attenzione alla biosfera. Siamo partiti in tre a luglio 2021: io, il mio braccio destro nonché responsabile marketing e PR Barbara Saronni e un esperto sommelier certificato dall’AIS (Associazione Italiana Sommelier, ndr.) con più di vent’anni di esperienza. Le giornate sono lunghe, impegnative, ma soprattutto belle. Perché ci alziamo la mattina? Perché stiamo facendo del nostro meglio per scuotere un intero settore. Siamo diversi, offriamo qualcosa di diverso, ma siamo tutti uniti attorno a quel buon succo di uva”.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
“Gli obiettivi di Kavinum sono diversi, che siano a medio o lungo termine. L’obiettivo primario che si è fissato Kavinum è quello di aprire il mondo del vino sostenibile (in tutte le sue sfumature) a tutti, dal neofita all’appassionato, reinventando l’esperienza di acquisto al dettaglio del vino online a vantaggio dei nostri clienti. Vogliamo che tutti possano provare la gioia di un vino eccezionale, con un buon rapporto qualità-prezzo, senza le pretenziosità e l’esclusività della tradizionale industria del vino. Spiegare che cos’è un vino da agricoltura biologica e/o biodinamica non è per niente facile. Ecco perché per evitare di essere troppo accademici abbiamo aperto una nuova parte sul nostro sito, il nostro blog “Bicchieri a Tavola”, che permette di scoprire e comprendere di più di questo fantastico mondo del vino. I nostri utenti potranno capire facilmente termini come Vecchio vs. Nuovo Mondo del vino, le diverse filosofie dei loro produttori, le regioni del vino, l’abc del vino con le spiegazioni di termini come acidità, dolcezza, tannino, mineralità o corpo…”. 

Alcune bottiglie in vendita su Kavinum

Un mondo affascinante, ampio e diversificato che al giorno d’oggi risulta ancora estraneo anche a chi il vino lo conosce bene. Eppure, di vini naturali se ne sente parlare sempre più spesso. Che sia questa la piega che l’enologia prenderà in futuro? È ancora troppo presto per dirlo, ma siamo sicuri che la “rivoluzione-Kavinum” non passerà inosservata e darà del filo da torcere ai palati più titubanti. Provare per credere.

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Tutte le immagini sono gentile concessione dell’intervistato.

Gaia Rossetti

Sono una gastrocuriosa e sarò un'antropologa.
Mia nonna dice che sono anche bella e intelligente, il problema è che ho un ego gigantesco. Parlo di cibo il 60% del tempo, il restante 40% lo passo a coccolare cagnetti e a far lievitare cose.
Su questi schermi mi occupo di cultura del cibo e letteratura ed esprimo solo giudizi non richiesti.

“Senza i Bluvertigo non saremmo quello che siamo oggi”, l’intervista ai Gaze of Lisa

“Senza i Bluvertigo non saremmo quello che siamo oggi”, l’intervista ai Gaze of Lisa

I Gaze of lisa sono più di una band: la si potrebbe definire una “famiglia”, unita dalla passione per la musica e da un’amicizia nata tra i banchi di scuola, i tre componenti del gruppo formano un solido castello fatto di bravura, simpatia e un pizzico di mistero. Un mix vincente che sta trovando ampi e meritati consensi tra fasce di pubblico differenti.

Gaze of lisa

Sorti in seno alla farragine indie underground e lentamente guadagnandosi un nome nell’ambiente musicale, i Gaze of lisa sono una giovane band italiana nata a Matera nel 2016. La carriera del gruppo comincia tra i banchi di scuola media, accumunati dalla passione per la musica elettronica straniera. Indole rimasta latente tutt’oggi nelle loro esibizioni.

Scalando la vetta della visibilità online e aumentando progressivamente la qualità contenutistica e tecnica dei brani pubblicati su Spotify e YouTube, nel 2018, dopo diversi anni di sperimentazione, pubblicano il primo Ep totalmente autoprodotto, “Hidden” stilisticamente influenzato dalle sonorità del Synth Pop, dell’Alternative Rock e del Funky riuscendo ad ottenere ottime recensioni su giornali e riviste come Traks, Musica Zero, La Gazzetta del Mezzogiorno e Rock Garage. Nel 2021 il gruppo rilascia il secondo album “Sinonimi e contrari” prodotto da Terzo Millennio Records, che tutt’ora promuove nel corso dei tour italiani.

Tra le maggiori influenze, la band annovera senza dubbio artisti quali Thom Yorke e Apparat, unite a un background del classico power trio rock. Per la stesura dei testi, grande importanza hanno avuti artisti italiani quali Bluvertigo, CCCP, Franco Battiato e Caparezza.

La band:

L’attuale formazione è composta da Pierdomenico Niglio (batteria, voce ed elettronica), Carmelo Fascella (chitarra, voce, live coding) e Damiano Niglio (basso, cori e sintetizzatore), tutti polistrumentisti. Ed è proprio questa poliedricità, questa “fluidità artistica” la chiave del successo dei Gaze of Lisa.

Sinonimi e contrari

Il 1 settembre è uscito “Sinonimi e contrari” il primo album dei Gaze of Lisa sotto l’etichetta Terzo Millennio Records. Il disco contiene dodici tracce composte dalla band e registrate negli studi bresciani Cromo Studio e Mac Wawe Studios sotto l’attenta guida del produttore artistico Valerio Gaffurini. L’approccio musicale della band può essere riassunto nel titolo stesso dell’album: un connubio tra strumenti tradizionali e altri più avanguardistici, attributi che in mano ai Gaze of Lisa, diventano strumenti di denuncia e critica sociale, oltre che un forte veicolo volto ad esortare gli ascoltatori ad avere il coraggio di cambiare il loro modo di pensare senza il timore di risultare incoerenti e senza considerare le convenzioni e il giudizio altrui come un vincolo alla propria espressività.

Copertina dell’Album “Sinonimi e Contrari” M. Records 2021.

 

Cosa significa il vostro nome e a chi è venuto in mente per primo?

Gaze of lisa è la traduzione inglese de “Sguardo della Monna Lisa” il quadro di Leonardo da Vinci. Ci siamo innamorati subito di questo nome perché ci è piaciuto questo alone di mistero che da sempre circonda la Monnalisa. Un quadro che cambia direzione a seconda del punto in cui lo si guarda che è un po’ anche quello che è il messaggio della nostra musica: un messaggio non univoco ma che assume diversi significati da persona a persona”.

Come vi siete conosciuti e come è nata l’idea di formare una band?

Io (Pier Domenico) e Damiano siamo fratelli, mentre l’amicizia con Carmelo nasce dalle scuole medie ed è proprio dalle scuole medie che abbiamo iniziato a suonare insieme. Poi Damiano, crescendo ha voluto unirsi a noi. Oggi, abbiamo raggiunto il nostro equilibrio proprio perché nessuno di noi ha mai voluto emergere sugli altri. siamo un trio si, ma valiamo come uno ed è una cosa che oggi manca in molte band, da noi non esiste un frontman, noi siamo un gruppo dove ognuno fa tutto. Quando vieni ad un nostro concerto non hai la percezione solo di chi cè davanti, ma ti arriva proprio un muro in contemporanea di tre persone”.

Il 1 settembre esce “Sinonimi e contrari”. Qual è la filosofia del vostro album?

“Il titolo “Sinonimi e Contrari” racchiude quella che è la filosofia del nostro album. Un disco in cui sono presenti brani che per sonorità sono tra loro simili e brani che sono diametralmente opposti, contrari. Inoltre, questo album è il frutto della nostra crescita personale, degli artisti e della musica con cui siamo cresciuti e che ci hanno influenzato, quindi ci saranno brani simili a cui abbiamo aggiunto delle nostre sperimentazioni, un contrario appunto. Il titolo vero e proprio è venuto fuori grazie alla foto di copertina scattata a Matera negli anni 50’ da Rosario Genovese – un fotografo materano – ed è stato colui che ha riportato tramite fotografia il momento di transizione tra una città contadina e una città che si stava iniziando ad urbanizzare dopo la Seconda Guerra mondiale. E quindi, vedendo quella foto che è bizzarra perché c’è un mulo parcheggiato tra due auto, è scattata la scintilla perché il mulo è l’opposto delle auto sia perché è l’immagine di una società contadina e una più urbanizzata, ma è anche sinonimo perché sono entrambi due mezzi di trasporto.  Ed è quello che stiamo cercando di fare musicalmente”.

A quali racconti o storie della vostra vita vi ispirate per scrivere i vostri brani? Chi scrive dei tre? 

“Molti dei nostri brani traggono ispirazione dalle esperienze e dai nostri stati d’animo, altri sono frutto della riflessione su ciò che accade attorno a noi. Per quanto riguarda i testi, abbiamo un approccio molto libero non cè un modus operandi, ognuno contribuisce come può al successo della band: magari c’è uno di noi che è più ispirato e ha voglia di raccontare una sua esperienza e allora il testo lo scrive lui, mentre gli altri si occupano degli arrangiamenti, dipende dal periodo e dagli impegni che abbiamo. Una volta che il pezzo è pronto, non esiste più il “questo l’ho fatto io” ma diventa un pezzo dei Gaze of lisa”.

Bilancia, il vostro singolo d’esordio assomiglia per sonorità a “Sovrappensiero” dei Bluvertigo. Quanto questi artisti hanno influenzato il vostro processo creativo?

“I Bluvertigo sono il nostro gruppo collante, siamo abbastanza sicuri che senza di loro non saremmo quello che siamo ora. Quando abbiamo iniziato a suonare, ci basavamo sulla linea dei pochissimi artisti stranieri che facevano il nostro stesso genere, proprio per questo all’inizio cantavamo in inglese. Quando poi, ad un concorso musicale anni fa, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Andy dei Bluvertigo scoprendo che esisteva un gruppo che non solo faceva il nostro stesso genere ma che per di più lo faceva anche in italiano per noi si è aperto un mondo che ha cambiato drasticamente il nostro modo di fare musica”.

Tra il 2018 e il 2019 avete avuto l’opportunità di suonare live in alcune tappe italiane. Raccontate l’esperienza del tour e la tappa per voi più significativa.

“La tappa che ricordiamo con maggior emozione è stato quando abbiamo suonato per “suoni del futuro remoto” a Matera, nel 2019. Poi, dopo l’uscita del primo EP abbiamo deciso di fermarci con i tour e concorsi per dedicarci appieno alla nostra musica. Quest’estate, dopo due anni siamo tornati a cantare live che è sempre un’esperienza meravigliosa, perché è musica senza filtri ed emozioni allo stato puro. Inoltre, vedere che dall’altra parte ci sono persone che partecipano ai nostri live, che cantano le nostre canzoni è un’emozione grande che ripaga dei tanti sacrifici fatti in questi anni”.

Ogni giorno escono nuovi progetti di band emergenti e non solo: Secondi voi cosa determina oggi il successo di una band?

Passione e costanza sono due elementi fondamentali per il successo di un gruppo. Non basta solo avere voglia di fare musica o di fare il cantante per la fama, bisogna avere la passione ma soprattutto la costanza di provare, di investire, di ritagliarsi sempre il tempo da tutti gli impegni quotidiani e di continuare anche quando tutto va male, quando sembra tutto difficile. Perché vedi? Noi siamo nati come una band che faceva un genere di musica poco conosciuto e poco vendibile in Italia ed è stato difficile farci accettare non solo da un pubblico ma anche per poter suonare nei locali o partecipare ai contest, poi la costanza ci ha portato oggi ad avere qualche bella soddisfazione, anche se la strada è ancora lunga.”

Cosa ne pensate dei Talent Show?

Non amiamo partecipare a gare di ogni tipo. Lo abbiamo fatto in passato quando eravamo molto piccoli e abbiamo capito che non fa per noi. Non ci piace competere, lottare tra musicisti di genere e stili diversi per decidere chi è il migliore. Non esiste un migliore, nessuno può decidere qual è il cantante più bravo o quale canzone lo sia, perché ogni canzone è espressione di noi stessi, di chi siamo e del messaggio che vogliamo trasmettere con la nostra musica.  Come fai a valutare il migliore, se ognuno di noi fa un genere diverso? Magari una canzone vince perché ha un genere più commerciale ma è superficiale oppure il contrario, non vince ma ha un grande messaggio… . Poi noi siamo i Gaze of Lisa e questo è il nostro genere, la nostra storia se ti piace ci segui se non ti piace ci sono tantissimi altri musicisti da ascoltare”.

Progetti futuri?

 Speriamo di poter tornare Live il prima possibile, ma soprattutto speriamo di poter far arrivare la nostra musica il più lontano possibile, non solo qui a Matera ma anche al nord e in tutta Italia. Un secondo disco? Può essere …”.

di Nicole Prudente

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