In evidenza

Come Orson Welles ha cambiato la storia del cinema

Sceneggiatore, attore, drammaturgo e rivoluzionario produttore cinematografico: Orson Welles è stato tutto questo e molto altro. Il suo modo di fare film, diventato iconico e fondamentale per la storia della settima arte, ha cambiato le regole del cinema classico americano, ispirando, tra le tante, la rivoluzione cinematografica della Nouvelle Vague.

L’esordio di Welles è Quarto Potere (Citizen Kane, 1941), il più bel film della storia del cinema: lo dice l’American Film Intitute, che lo ha inserito nella lista dei film da conservare e tramandare ai posteri.

Quando si parla di Quarto Potere, infatti, non si parla solo di un film virtuoso sotto il profilo tecnico, ma del film che ha rivoluzionato la rappresentazione della Hollywood classica e gettato le basi per la grammatica del cinema moderno e della recitazione.

Prima del 1941 lo studio system hollywoodiano era sottoposto alle rigide regole del decoupage classico, una ben precisa codificazione estetica e formale ancillare a tre finalità:

la chiarezza del racconto (rendere comprensibile e semplice la narrazione);
il primato dell’azione, con il motto “se non succede nulla allora non serve”;
il far dimenticare allo spettatore di essere spettatore e immergerlo totalmente nel mondo della finzione.

Pur in un sistema così rigido e ben definito, Orson Welles, da vero enfant prodige, a soli 25 anni realizza Quarto Potere ritagliandosi nell’industria di del cinema americano un posto in cui muoversi in totale libertà.

Dopo gli esordi brillanti in teatro e in radio, Welles trova la porta aperta a Hollywood e in particolare alla casa di produzione RKO. Con questa sottoscrive un contratto che all’epoca era considerato particolarmente libero e vantaggioso per l’artista, e che non veniva concesso facilmente ai registi: forte della plena potestas concordatagli, Welles ricopre contemporaneamente i ruoli di attore, sceneggiatore, regista e produttore – con estesi poteri decisionali riguardo il montaggio e la gestione dei fondi – nella sua prima pellicola.

TRAMA:

Il personaggio di Charles Foster Kane, interpretato in maniera magistrale dallo stesso Welles, è liberamente ispirato all’ascesa e declino del magnate dell’editoria William Randolph Hearst; egli, sulla strada verso il successo e il potere, lascia indietro gli affetti e la volontà di amarein modo diverso dalle sue possibilità.

INNOVAZIONI:

Rispetto ai tradizionali film hollywoodiani le innovazioni apportate da Welles in Citizen Kane riguardano fondamentalmente 3 ambiti: la recitazione, la composizione, l’intreccio.

Negli anni ’40 siamo ancora ben lontani dal method acting e da tutte le tecniche che permettono all’attore di immedesimarsi nel personaggio; gli attori di Hollywood negli anni ‘30 sfruttano la loro formazione e impostazione teatrale anche sui set cinematorgafico.

Welles scardina la rigidità tipica del metodo recitativo teatrale e, partendo dalla sua esperienza radiofonica, permette agli attori di accavallarsi uno sull’altro per ricreare un effetto di maggior realismo.

Nella celebre sequenza dei 9 anni di matrimonio tra il protagonista e la moglie Elizabeth, i due attori sfruttano l’accavallamento delle voci e le interruzioni l’uno dell’altra e rendono il tutto più fluido, dinamico e vicino alla realtà.

A questo si aggiunge il lavoro fatto dagli attori sulla comunicazione non verbale. L’impostazione teatrale infatti non permetteva agli attori di poter mettere il proprio corpo a servizio della battuta. Il lavoro di Welles è invece molto più fine, sottile e vicino alla recitazione contemporanea: gli sguardi, le espressioni, la postura dei due amanti rivelano il climax discendente della loro relazione.

Alle innovazioni recitative si affiancano le rivoluzioni estetiche e compositive.

Andando polemicamente contro ogni norma compositiva del decoupage classico di Hollywood, Welles opta per scelte estetiche inconsuete o addirittura inedite; spesso infatti riempie la sua cornice mantenendo a fuoco sia gli elementi in primo piano che gli elementi dello sfondo. Riesce ad ottenere questo effetto attraverso l’uso della stampatrice ottica, con l’obiettivo principaledi sottolineare l’importanza che tutti gli elementi in scena hanno.

Le sequenze composte con questa tecnica condensano moltissime informazioni. Quasi sempre sullo sfondo intravediamo il protagonista mentre in primo piano ci sono persone che parlano di lui. Il fatto che tutto sia a fuoco crea un’inquadratura ambigua e impegnativa, per cui sembra quasi che il Kane sullo sfondo non sia solo protagonista assoluto della pellicola, ma contemporaneamente protagonista del dialogo in primo piano nonostante non sia parte dello stesso.

Il Modo di Rappresentazione Istituzionale sarebbe ricorso a un montaggio analitico oppure avrebbe semplicemente separato il primo piano, completamente a fuoco, dallo sfondo; in questo modo invece lo spettatore è chiamato a partecipare attivamente nella lettura e nella codifica dell’immagine e dei rapporti fra i personaggi.

Rivoluzionaria, infine, è la complessità di intreccio, mai vista prima in un film fino all’opera di Welles.

Dopo l’inizio nella contemporaneità lo spettatore è chiamato a trasgredire: di fronte al cartello “No trespassing” la macchina da presa valica il cancello, si insinua nella villa Xanadu e assiste alla morte del protagonista mentre pronuncia il nome “Rosebud”.

Welles articola la risoluzione del mistero tramite una serie di flashback raccontati da chi l’ha circondato in vita che restituiscono una narrazione frammentata, fortemente scomposta e, soprattutto, soggettiva. Alla fine, però, nessuno riesce a capire chi o casa “Rosebud” sia: soltanto lo spettatore risolve il mistero e realizza quanto il protagonista sia molto più complesso e intrigante di quanto le parole degli altri non lo descrivano.

Il risultato è un film innovativo rispetto a molti dei canoni del cinema classico, una vera e propria alternativa estetica capace di esercitare duratura influenza su quello che andrà configurandosi negli anni successivi come il cinema moderno.

L’esordio di Welles è l’esempio tangibile di cosa sia il cinema per come lo consideriamo noi oggi. È narrazione di intrattenimento, è opera artistica che può suscitare riflessioni e dibattiti su argomenti esistenziali (la caduta del sogno americano, la solitudine del potere, il controllo dell’informazione), e non solo: è soprattutto radicale rivoluzione del linguaggio nel contenente e nel contenuto.

di Giorgia Grendene

Sii il primo a commentare

Rispondi

Privacy Policy