Canto di Natale: siamo un po’ tutti Ebenezer Scrooge

Nel Canto di Natale di Charles Dickens possiamo assistere all’evoluzione umana di Ebenezer Scrooge, avido banchiere che riscopre l’amore verso il prossimo, e renderci conto che non siamo poi così diversi da lui.

Chi non ha sentito parlare, almeno una volta, del Canto di Natale di Charles Dickens? Il racconto, pubblicato per la prima volta nel lontano 1843, ha preso vita in diversi adattamenti cinematografici, dalla versione del 1999 di David Hugh Jones, a quella animata di A Christmas Carol firmata Disney. E se tra i vostri lontani ricordi di bambini compaiono Paperon de Paperoni accanto al Grillo Parlante, sappiate che anche in quel caso si trattava di una trasposizione della storia di Natale più commovente che sia mai stata scritta.
Protagonista del Canto di Natale è Ebenezer Scrooge, ricco banchiere dal cuore arido. Nemmeno le feste riescono ad accendere in lui lo spirito della condivisione, bensì aumentano l’avidità e la misantropia che lo contraddistinguono. In un viaggio tra passato, futuro e presente, scopriamo perché spesso siamo più simili di quanto ci piacerebbe credere al burbero Ebenezer Scrooge.

 

Il fantasma del Natale passato

Il Canto di Natale, dal sapore profondamente gotico, viaggia attraverso l’evoluzione umana di Scrooge, e nel farlo denuncia povertà, sfruttamento e classismo. L’incidente scatenante è l’apparizione del fantasma di Jacob Marley, suo ex socio in affari. L’inquietante manifestazione è solo l’inizio di una lunga notte per il protagonista, quella di Natale, durante la quale si presentano a lui altri tre spiriti.

Il primo simboleggia i Natali passati, e mostrandogli episodi di infanzia e gioventù, lo costringe a fare i conti con le sue scelte sbagliate e una condotta di vita discutibile. E non è necessario essere pessimi esseri umani quanto Scrooge per ammettere che anche noi, spesso, abbiamo dato la precedenza ai nostri interessi, piuttosto che agli affetti più cari. Un amico mai più richiamato, un vecchio amore a cui abbiamo rinunciato. E quante volte l’egoismo ha prevalso, e gli altri ci sono sembrati un fastidio da evitare.

 

Le scelte presenti che influenzano il futuro

Il secondo fantasma nel Canto di Natale mostra a Scrooge le pessime condizioni economiche in cui versa la famiglia del suo dipendente, Cratchit. Non può permettersi le cure per Timmy, il figlio malato, e la misera paga che riceve non è d’aiuto. Il terzo spirito, invece, gli rivela tutte le conseguenze future, tra cui la morte prematura del piccolo Timmy e quella di Scrooge stesso, in totale solitudine, senza nessuno che pianga sulla sua tomba. L’uomo, una volta conosciuto il destino che lo attende, inizia a provare rimorso per tutto il male arrecato, e pone rimedio.

L’umana compassione, che non aveva mai sperimentato prima, fa breccia nel suo cuore, e i suoi gesti amorevoli danno una svolta alla vita di molti, tra cui anche Timmy. È risaputo che le scelte di oggi possano determinare il nostro domani, ma fino a che punto possiamo essere consapevoli del nostro potere?

 

Cosa ci insegna il Canto di Natale  

Soprattutto nel periodo natalizio, gli esempi di bontà e redenzione fanno un certo effetto, portandoci a credere che sia arrivato il momento giusto per cambiare. Storie come quella di Charles Dickens hanno sempre da insegnarci qualcosa, ma a differenza di Scrooge, nessun fantasma ci mostrerà le conseguenze future delle nostre cattive azioni. Sempre ammesso che per noi siano cattive. Capita di agire in buona fede, senza renderci conto degli effetti delle nostre scelte. Ma ciò che aiuta realmente il nostro protagonista, è osservare dall’esterno le vite altrui. Seppur senza l’aiuto di forze sovrannaturali, possiamo sviluppare un’empatia che ci porti a considerare maggiormente i bisogni di chi amiamo. E anche se trovare un compromesso tra i loro e i nostri non è sempre facile, è almeno importante provarci. Questo può renderci persone migliori, e non solo a Natale. Sempre ricordando (e accettando) di non essere perfetti.

Martina Marotta

"Sono Martina, classe 1996. Laureata in Lettere e diplomata in Contemporary Humanities alla Scuola Holden, scrivo articoli e poesie per IoVoceNarrante. Potrei vivere bene anche in un mondo post apocalittico, basta che mi lascino scrivere".